Uniper è matura per affrancarsi dall’azionista pubblico. La scelta, stando a fonti vicine al dossier, è tra il collocamento in borsa di un primo 25% del capitale e la cessione diretta di una quota di maggioranza. Ma se la volontà del governo di Olaf Scholz sarà davvero quella di uscire dall’utility, si potrebbe pensare anche a procedere con entrambe le soluzioni. Quale che sia la scelta, certo è che Berlino sta avviando la privatizzazione-bis della più costosa e travagliata delle sue controllate, uscita rimessa a nuovo da una cura da cavallo costata decine di miliardi di euro.
Il salvataggio, con la presa in carico del 99% del capitale, era stato deciso in piena emergenza nel 2022 quando l’azienda, che acquistava gas da Mosca per rifornire il mercato tedesco, era stata messa in ginocchio dalla crisi Russia-Ucraina. Senza più approvvigionamenti da Gazprom, che prima li aveva ridotti e poi tagliati del tutto, Uniper era stata costretta ad acquistare gas sul mercato spot, a prezzi astronomici.
In pochi mesi aveva già bruciato 12 miliardi di euro, extra-costi che insieme all’azzeramento di valore dei derivati sui contratti di fornitura a lungo termine con Gazprom, avevano stravolto i conti della società fino a provocare perdite incontrollabili.
Nella relazione di bilancio più drammatica della sua storia, infatti, si legge: «La perdita netta di 40,374 miliardi di euro comprende circa 10 miliardi di euro di costi e circa 31 miliardi di euro di perdite future attese da effetti di valutazione su derivati e accantonamenti relativi alle riduzioni del gas russo al 30 settembre 2022».
Ora, riportare Uniper sul mercato promette di far arrivare nelle casse statali dai 4,5 miliardi di un semplice collocamento del 25% ai 18 miliardi di euro di un’uscita totale. Lo Stato deve scendere entro il 2026 con la cessione di almeno il 25%, e questo è un dato di fatto. Lo prevedono i vincoli imposti dalla Commissione Europea per il via libera al salvataggio. Ma perché aspettare, devono essersi chiesti a Berlino, se nel frattempo, l’utility tedesca si è rimessa in sesto prima dei tre anni previsti? Una spinta è arrivata anche dalla vittoria nell’arbitrato da 14 miliardi di euro contro Gazprom, che ha spazzato via il rischio rappresentato dai contratti dormienti con l’ex fornitore russo, togliendo un altro ostacolo all’ingresso di nuovi investitori e all’eventuale ipo. L’esito del lodo aribitrale, infatti, si legge nei documenti della società, ha portato alla «riduzione del rischio del portafoglio di fornitura di gas e alla risoluzione dei contratti di esportazione di Gazprom».
Anche il management di Uniper è naturalmente allineato sulla privatizzazione: «Si prevede che la Repubblica Federale di Germania otterrà ulteriori proventi, principalmente dalla vendita delle azioni. Uniper accoglie con favore l'annuncio del ministero federale delle Finanze che esaminerà le opportunità di riprivatizzare Uniper e in particolare di esaminare una vendita sul mercato dei capitali come opzione principale». Alle modalità di cessione stanno lavorando Ubs Group, Roland Berger, Citigroup e Deutsche Bank, che stanno mettendo in fila le varie opzioni. I candidati a un private placement non mancano: tra i potenziali acquirenti interessati ci sarebbero il fondo canadese Brookfield, il gruppo energetico emiratino Taqa di Abu Dhabi e il colosso norvegese Equinor, che avrebbe già messo sul dossier l’advisor Goldman Sachs.
Per il neo-ministro delle Finanze tedesco, Jörg Kukies, in carica da novembre 2024, l’obiettivo è sicuramente vendere, anzi per dirla con le sue parole «stabilizzare e vendere». Quanto alla prima condizione, ovvero la stabilizzazione della società, i conti dei nove mesi 2024 hanno confermato le stime per l’intero anno di un ebitda rettificato tra 1,9-2,4 miliardi di euro e un utile netto rettificato compreso tra 1,1-1,5 miliardi di euro.
I pagamenti alla Repubblica Federale di Germania continuano. Il 30 giugno 2024, Uniper ha registrato un accantonamento di circa 540 milioni di euro per il trasferimento dei proventi derivanti da richieste di risarcimento danni realizzate contro Gazprom Export. A fine settembre, l’utility ha utilizzato la quasi totalità di questo accantonamento per pagare 530 milioni di euro allo Stato.
«Come parte delle misure di stabilizzazione», ricordano dal gruppo, «Uniper si era impegnata nei confronti della Repubblica Federale di Germania a trasferirle qualsiasi pagamento di risarcimento ricevuto, al netto delle spese legali e delle tasse, per le forniture di gas ridotte. Alla fine dell'anno scorso Uniper aveva già registrato un accantonamento di circa 2,2 miliardi di euro per un obbligo di pagamento previsto alla Repubblica Federale di Germania in concomitanza con gli aiuti concessi nel 2022». La società ha valutato l'importo dell'accantonamento al 30 settembre 2024 intorno ai 2,5 miliardi di euro. I fondi saranno trasferiti alle casse pubbliche tedesche proprio in questi giorni. (riproduzione riservata)