A pochi giorni dal bilaterale in Cina tra il presidente americano Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping ora è la volta del capo del Cremlino, Vladimir Putin, in visita a Pechino nella notte italiana di martedì 20 maggio, per una breve visita di due giorni.
I due leader, che sono stati in colloquio circa tre ore, avrebbero siglato una ventina di accordi in materia politico-commerciale. Con la proroga del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole, accordo diplomatico per la garanzia di relazioni pacifiche, Xi ha affermato che i rapporti tra i due stati stanno entrando «in una nuova fase». La cooperazione tra Cina e Russia, ha detto poi Putin, «è uno dei principali fattori di stabilizzazione sulla scena internazionale», aggiungendo che l’atmosfera del blaterale è stata «tradizionalmente amichevole e basata sulla fiducia» e che «avvieremo un dialogo più ampio». L’intesa riguarderà più sedi, dalle Nazioni Unite ai Brics, dal G20 all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.
Nella dichiarazione congiunta Xi Jinping ha lanciato poi l’allarme che «l’ordine internazionale scivoli verso una logica da legge della giungla, dominata dalla competizione per il potere e dalla sopraffazione».
Se l’obiettivo era di tradurre le dichiarazioni di vicinanza in accordi importanti, sembra che Cina e Russia abbiano già raggiunto un’intesa sul gasdotto Power of Siberia 2 che, se completato, trasporterebbe fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno verso il Dragone. Lo riporta la Bbc. Nella crisi in corso nel Golfo, ha sottolineato Putin, la Russia rimane un «fornitore di energia affidabile».
E, mentre le questioni di politica estera verranno affrontate in maniera approfondita in un incontro privato per il tè, Xi ha anticipato le posizioni della Cina sostenendo che «tutte le ostilità» in Medio Oriente «devono cessare immediatamente».
Quanto agli scambi commerciali tra i due Paesi, il capo del Cremlino ha riferito che questi nel 2025 hanno «raggiunto quasi 240 miliardi di dollari» e con una struttura che «si è ampliata, anche grazie a beni ad alto valore aggiunto». Il che rende Pechino e Mosca «importanti partner commerciali l’uno per l’altro».
Secondo il Financial Times i governi europei starebbero valutando come intermediari per potenziali negoziati tra Russia e Ucraina l’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi o l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel.
I ministri degli Esteri dell’Ue discuteranno i meriti dei due possibili candidati in una riunione che si terrà a Cipro la prossima settimana, secondo quanto riferito da persone informate sui colloqui. (riproduzione riservata)