Il manager pubblico deve sempre di più mostrare competenze orientate alla capacità di ascolto e alla relazione all’interno e all’esterno dell’organizzazione, soft-skills oggi fondamentali per intercettare in anticipo i bisogni dell’utenza e gestire al meglio i processi organizzativi.
Se ci riferiamo invece alla preparazione manageriale indubbiamente non possono mancare, per chi ricopre ruoli di responsabilità, competenze di tipo amministrativo, economico e soprattutto di data analyst, aspetto questo centrale in un contesto pubblico dove l’impatto delle nuove tecnologie appare ancora disallineato rispetto ai processi e alle procedure che caratterizzano la nostra macchina amministrativa.
La pubblica amministrazione vedrà nei prossimi anni un numero massiccio di dipendenti accedere alla pensione. Secondo le analisi di Forum Pa, quasi un milione, dei 3,3 a cui ammontano i dipendenti pubblici italiani, si collocherà a riposo nei prossimi cinque anni. Questo esodo così ampio pone diverse questioni: innanzitutto la sostituzione dei colleghi attraverso i reclutamenti, affrontando la concorrenza con altri datori di lavoro pubblici e privati.
In secondo luogo la conservazione e la trasmissione delle competenze dai colleghi esperti ai colleghi più giovani. A questo si aggiunge un dato paradossale: solo una parte minoritaria del personale di ricerca e tecnico-amministrativo assunto a tempo determinato grazie ai fondi Pnrr potrà essere stabilizzato, prefigurando una notevole perdita nell’investimento di formazione e sviluppo effettuato in questi ultimi anni.
Il notevole turnover atteso enfatizza ancora una volta l’importanza di valorizzare le persone che lavorano nella Pa. Partendo dalle strategie di programmazione e reclutamento è necessario se non inevitabile essere capaci di attrarre giovani talenti, anche attraverso il superamento di prove nozionistiche, dando un peso crescente ai colloqui nei concorsi pubblici.
La valorizzazione deve riguardare anche i tanti colleghi vicini alla pensione: poiché rappresentano percentuali significative della popolazione dei dipendenti pubblici, occorre trovare modi di valorizzare le loro conoscenze ed esperienze: tramite un’attenzione particolare e un riconoscimento del contributo che forniscono, possono infatti essere rimotivate e recuperate molte persone che oggi si sentono non più al centro dell’attenzione delle amministrazioni.
Dall’altra parte occorre avere il coraggio di compiere un passo più deciso e organico verso le direzioni indicate nei primi articoli del codice dei contratti: l’orientamento al risultato e l’orientamento alla fiducia come condizioni imprescindibili per una pubblica Amministrazione al passo dei tempi, vicina a cittadini e imprese, motore di cambiamento dell’Italia.
In tale direzione l’intelligenza artificiale può rappresentare una leva competitiva centrale per la Pa e i suoi manager. Ormai siamo tutti consapevoli che costituirà una notevole leva di efficienza, con una necessità di attività di indirizzo e di controllo rigoroso sulla correttezza dei risultati. Proprio grazie all’impatto delle nuove tecnologie, occorre ripensare ad un nuovo modello di governance della pubblica amministrazione dove ciascuna risorsa umana deve continuare a rimanere centrale.
Per raggiungere questo obiettivo la Pa dovrebbe dotarsi di uno strategic planner, un manager che si occupi solamente dell’analisi dei trend futuri e del supporto alle corrette decisioni di programmazione. Attraverso la creatività e innovazioni organizzative e operative come questa, le amministrazioni saranno in grado di contribuire allo sviluppo dell’efficienza, dell’equità e della sostenibilità del Paese. (riproduzione riservata)
*Politecnico di Torino e Codau