Effetto Samsung su Prysmian, ma il mercato attende con impazienza il piano di medio termine per la divisione Digital Solutions e i conti del secondo trimestre del gruppo dei cavi, diventato una sorta di proxy europea per alcuni grandi temi strutturali: elettrificazione, infrastrutture energetiche e AI/data center. Sull’azione il 7 luglio in borsa in chiusura hanno prevalso le prese di profitto (-6,6% a 133,8 euro; Bloomberg ha segnalato che gli scambi sulle opzioni call della società sono stati pari a otto volte la media) dopo che Samsung Electronics ha previsto un aumento di 19 volte dell’utile operativo nel periodo aprile-giugno a 58,4 miliardi di dollari.
Il terzo trimestre consecutivo di utile operativo record per il più produttore di chip di memoria. Ma anziché rassicurare gli investitori, i risultati hanno innescato forti vendite sul titolo (-7%) perché hanno alimentato i timori che il boom delle vendite di chip per l’AI non possa essere sostenuto.
Jefferies, che si aspetta risultati solidi da Prysmian, ha avvertito che le aspettative sul gruppo guidato da Massimo Battaini sono elevate. Sarà probabilmente il margine, più che la crescita organica, a sorprendere positivamente, in particolare per le divisioni Transmission e Digital Solutions.
Tanto che Jefferies vede spazio per un aumento della guidance 2026 dopo che il management di Prysmian ha indicato nel primo trimestre di quest’anno di puntare alla parte alta del range della guidance, ma il broker nota anche che il consenso è già posizionato su questo livello.
In vista della trimestrale il prossimo 29 luglio Jefferies ha aumentato le stime di ebitda 2026 da 2,806 miliardi a 2,854 miliardi di euro e i ricavi della divisione Electrification per effetto dei prezzi delle materie prime. Ma ha mantenuto invariata la valutazione del gruppo basata sulla somma delle parti con un prezzo obiettivo, però, ritoccato leggermente al rialzo da 176 a 178 euro (-2,72% a 139,35 l’azione il 7 luglio in borsa). Il giudizio resta buy.
Le principali fonti di potenziale upside sono quattro: la prima, un’esecuzione migliore per la divisione Transmission che porta a margini più elevati, con il consenso ancora fermo al 20% circa nonostante l’accelerazione della crescita verso la doppia cifra nel secondo trimestre.
La seconda riguarda la divisione Digital Solutions, con il gruppo che sta riallocando ulteriori volumi dalle telecomunicazioni verso gli hyperscaler, con Asp (prezzi medi di vendita) migliori grazie alla maggior complessità dei prodotti e prezzi spot della fibra molto più elevati.
La terza, il recupero dei margini per la divisione Power Grids, favorito dai prezzi dell’alluminio sostanzialmente stabili nel trimestre e in calo a giugno. La quarta, sebbene i mercati finali al di fuori dei data center rimangono deboli nell’elettrificazione, il mix geografico in Industrial & Construction e le dismissioni nelle Specialties dovrebbero sostenere i margini.
Grazie a un secondo trimestre solido (ricavi attesi a 5,561 miliardi vs i 5,624 miliardi previsti dal consenso; ebitda adjusted a 725 milioni, in linea con il consenso con un margine al 13%; utile netto di 370 milioni vs 350 milioni del consenso), Jefferies vede spazio per un aumento della guidance 2026 a 2,825-2,925 miliardi a livello di ebitda rettificato, grazie al segmento Digital, sebbene nota che quest’aspettativa è già riflessa nelle attuali stime del consenso degli analisti a 2,87 miliardi, circa il 3% sopra il limite superiore dell’attuale guidance pari a 2,625-2,775 miliardi.
La principale fonte di potenziale upside nel breve termine rimane la divisione Digital Solutions. Il mercato sta attendendo il piano, che dovrebbe arrivare con i risultati trimestrali, incluso l’aumento della capacità produttiva, gli accordi con gli hyperscaler e la capacità di riallocare volumi e aumentare i prezzi.
Sebbene Jefferies sia fiduciosa sulle prospettive di medio termine (ebitda per la divisione superiore del 17% rispetto a quello stimato dal consenso), nota che le aspettative sono elevate con il consenso che sta già scontando una crescita forte e un’espansione dei margini nel 2027, implicando un aumento della capacità produttiva molto rapido.
Non solo. Tra oggi, 7 luglio, e i risultati del secondo trimestre, Citi (ebitda atteso a 733 milioni nel secondo trimestre, l’1% sopra la stima del consenso) si aspetta che Prysmian annunci il tanto atteso accordo di fornitura di fibra per hyperscale (il broker stima un valore di 5 miliardi di euro) e quindi un’espansione della capacità produttiva della fibra del 40-50%. Questo, combinato con altre operazioni di m&a, «ci porta a ritenere Prysmian una storia ancora interessante nonostante il forte rialzo da inizio anno: +64%».
Anche Citi (buy e target price a 146 euro) si aspetta un aumento della guidance 2026 a livello di ebitda grazie alla divisione Digital (ebitda rettificato 2026 stimato a 445 milioni, a 568 milioni nel 2027 e a 696 milioni nel 2028) e ritiene raggiungibile un margine del 25% il prossimo anno, con un livello pari al 23,3% nella seconda metà del 2026. «Dato il probabile avvio degli investimenti per l’espansione della fibra, non prevediamo alcun aumento della guidance sul free cash flow, attualmente pari a 1.300-1.400 milioni», precisa Citi che ha aumentato le stime di utile per azione rettificato 2026 del 3%, per riflettere il più rapido trasferimento dei benefici derivanti dai prezzi per la divisione Digital Solutions. Il cambio valutario ha un ulteriore impatto dell’1%.
«Sulla base dei nostri numeri aggiornati, Prysmian tratta a circa 16x l’ev/ebitda 2027, rispetto ai concorrenti del settore elettrico a circa 18x», aggiunge Citi. «Sebbene non sia conveniente rispetto ai suoi multipli storici, considerando l’esposizione di Prysmian ai temi della rete elettrica e della fibra/data center, non vediamo la valutazione come una barriera per una sovraperformance dell’azione, dato che ci sono numerosi catalizzatori positivi per questa storia azionaria». (riproduzione riservata)