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GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
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Privatizzazioni, debito, Ilva: dalla A alla Z, tutti i dossier sul tavolo di Giorgia Meloni fino alle elezioni europee

19 gennaio 2024, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22:11

Dalla guida del G7 alle privatizzazioni, dai balneari al vincolo del debito pubblico Per l’esecutivo alle prese già con la campagna elettorale per le Europee sarà un semestre di fuoco, sotto l’esame delle agenzie di rating. Dalla A alla Z ecco i dossier più caldi | Dalla cessione del 4% di Eni incasso fino a 2 miliardi per il Tesoro

Ancora poche settimane e si comincia: il 9 febbraio 2024 sarà Scope Rating a inaugurare la stagione degli esami per la Melonomics, la politica economica di Giorgia Meloni. Arriveranno poi S&P Rating, Dbrs, Fitch e infine Moody’s, secondo il calendario che MF-Milano Finanza è in grado di anticipare, a cadenzare l’agenda della premier, alle prese con un semestre di fuoco. Ecco dalla A alla Z tutti gli snodi che metteranno alla prova il governo e condizioneranno il giudizio dei mercati.

A – Arcelor Mittal. La grande fuga degli indiani ha lasciato nei guai l’ex Ilva, per la quale è già stata avviata la procedura di amministrazione straordinaria, scatenando le ire dei sindacati. Il governo ha promesso che non lascerà soli i lavoratori, ma al momento mancano anche i soldi per pagare il gas. Si fa strada l’idea di un prestito ponte, e già l’Unione Europea mette le mani avanti: l’Italia dovrà notificarlo ai sensi della norma sugli aiuti di Stato.

B – Balneari. Dopo l’invio della risposta a Bruxelles, che ha aperto la procedura di infrazione verso l’Italia, il governo prende tempo sui nuovi bandi. Nodo del contendere la «scarsità» della risorsa naturale: il 67% di litorale libero, spiega Roma, è più che sufficiente a garantire la concorrenza. Ma il rischio deferimento alla Corte di Giustizia resta alto.

C – Capitali. Incassato l’ok del Senato, il decreto voluto dal governo per rilanciare la competitività del mercato italiano dei capitali è atteso alla Camera per il via libera definitivo a inizio febbraio. Alle critiche sulla norma della lista del cda, Meloni ha replicato: «Rafforza il peso dei soci e attrae investimenti». Sullo sfondo la partita Generali del 2025.

D – Decreto Milleproroghe. Licenziato dal consiglio dei miinistri a fine dicembre, il decreto Milleproroghe si prepara ad approdare alla Camera. Tra le misure chiave il rinnovo per tutto il 2024 del bonus Ipo: 10 milioni di euro per agevolare la quotazione delle Pmi. Inserita in extremis anche la proroga (addirittura al 2028) del decreto Crescita che assicura sgravi fiscali per l’ingaggio di sportivi che si trasferiscono in Italia.

E – Energia. Da gennaio 2024 l’Iva su gas è tornata al 22% dal 5% ridotto per decreto a fronte del caro-energia. Il contraccolpo in bolletta si farà sentire. I consumatori devono anche misurarsi con la liberalizzazione del mercato, che richiede la scelta di un fornitore, per non rischiare aumenti a sorpresa. Ma intanto, la tanto agognata spinta alla produzione nazionale di gas non si vede. Anzi, rispetto al 2022 mancano all’appello almeno 400 milioni di metri cubi made in Italy.

F – Ferrovie dello Stato. Il gruppo è avviato sui binari della privatizzazione, stavolta sembra quella buona. Meloni lo ha detto alla conferenza stampa del 4 gennaio scorso: è possibile fare spazio ai privati in società dove c’è il totale controllo pubblico, come Ferrovie. Nell’ipotesi di una cessione del 49%, nelle casse pubbliche potrebbero entrare dai 3 ai 5 miliardi di euro. Molto dipenderà dallo scorporo della rete. I tempi, per ammissione della stessa Meloni, saranno lunghi.

G – G7. Il 1° gennaio l’Italia ha assunto la presidenza annuale del G7. Sullo sfondo di un quadro geopolitico quantomai turbolento, il governo è chiamato al compito di coordinare gli sforzi dei grandi della Terra: 20 le riunioni ministeriali in programma, il clou a metà giugno nel vertice dei capi di Stato e di governo a Borgo Egnazia, in Puglia.

I – Inflazione. Il carrello anti-inflazione che ha bloccato i prezzi di molti prodotti alimentari è stato una mossa riuscita, grazie all’adesione di 31.500 punti vendita. Secondo Coldiretti, però, gli italiani hanno speso nel 2023 circa 9 miliardi in più del 2022 per bere e mangiare. Ora il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, rassicura: l’inflazione in Italia è sotto controllo, è tornata stabilmente sotto il 2% e ci resterà nel prossimo triennio.

L – Lufthansa. Il colosso tedesco dei cieli ha mandato all’Antitrust europeo l’elenco dei cosiddetti rimedi, ovvero gli interventi a tutela della concorrenza per poter avere il via libera ad acquisire il 41% di Ita. Cederà slot a Linate, aprirà a un competitor la rotta Roma-Monaco. Basterà? I tempi saranno lunghi, se arriverà il via libera non sarà prima dell’estate 2024. Nelle casse del Tesoro non entrerà nemmeno un euro: i 325 milioni di Lufthansa andranno tutti in quota aumento di capitale della compagnia italiana.

M – Montepaschi. La vendita del 25% del capitale della banca è stata indubbiamente un successo. Sulle azioni di Mps si sono lanciati i grandi investitori italiani, come Fideuram e Mediolanum, ed esteri, da Algebris a Wellington. L’incasso per il Tesoro è stato di oltre 900 milioni. Un ottimo inizio per la stagione delle privatizzazioni.

N – Nomine. Dossier bollente del primo semestre sarà la nomina dei vertici di 63 partecipate, di cui dieci di primo livello: da Cdp a Fs (in odore di privatizzazione) passando per Rai e Sogei. In seconda fascia poltrone di calibro come quella di Saipem. In terza, tra le altre, Ansaldo e Open Fiber. Una partita a scacchi delicatissima per gli equilibri di governo.

O – Opere pubbliche. Una su tutte, il Ponte sullo Stretto che ha creato qualche attrito con il leader della Lega, e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, se non altro per la portata economica: circa 12 miliardi di euro. Il Ponte si farà, ripete Salvini, che ha promesso l’apertura dei primi cantieri entro la prossima estate.

P – Poste Italiane. Mentre sulla cessione del 4% di Eni si alternano annunci (del mercato) e frenate (del governo), Poste è ufficialmente nella lista della nuova tornata di privatizzazioni. La premessa è mantenerne il controllo. Oggi il ministero dell’Economia ha il 29,26% e Cassa Depositi e Prestiti il 35%. Se il Tesoro decidesse di vendere tutta la sua quota del 29,26% potrebbe incassare 3,8 miliardi (ai valori di borsa di questi giorni) pari quindi a poco meno di un quinto dell’obiettivo dei 20 miliardi. Per quanto riguarda il gruppo guidato da Matteo Del Fante, il mercato è pronto a scommettere che il governo procederà con un’offerta pubblica di vendita (opv) per fare spazio ai privati che già detengono l’11,85%.

Q – Quantitative tightening. La riduzione dei bond in pancia alla Bce ha posto il Mef di fronte all’esigenza di attrarre nuovi acquirenti dei Btp offrendo rendimenti più alti. Ma rendimenti più alti significano più interessi da pagare, e più interessi significano altro debito che si aggiunge ai 2.855 miliardi che fanno dell’Italia il terzo Paese più indebitato al mondo. Serve un taglio, e subito.

R – Rating. Superato indenne il test autunnale, nelle prossime settimane l’Italia torna sotto la lente con i giudizi delle agenzie di rating. Si parte il 9 febbraio con Scope Ratings, seguita il 19 aprile da Standard & Poor’s. Il 26 aprile a esprimersi sarà Dbrs. Chiudono in bellezza, a pochi giorni dal voto delle europee, Fitch (3 maggio) e Moody’s (31 maggio).

S – Stabilità. «Regole meno rigide e più realistiche». Così la premier festeggiava a dicembre l’intesa in sede Ecofin sul nuovo Patto di Stabilità. Un «successo» per l’Italia che rischia di tramutarsi in una vittoria di Pirro: dalla prossima manovra non sarà più possibile ricorrere all’extragettito, e le risorse dovranno essere reperite da nuove tasse e taglio costi.

T – Transizione 5.0. La rimodulazione del Pnrr ha favorito lo sblocco di oltre 6 miliardi per il nuovo piano, meno ricco del 4.0 ma più incentrato sull’efficientamento energetico nei processi produttivi. Per il Recovery servirà marciare a tappe forzate: in attesa della quinta rata da 10 miliardi, il governo ha già annunciato di voler chiedere sesta e settima entro il 2024.

U – Unione Bancaria. Impedendo l’entrata in vigore del paracadute al Fondo di risoluzione unico, il no dell’Italia al Mes ha posto un nuovo ostacolo all’unione bancaria, che resta incompiuta a dieci anni dalla posa del primo pilastro, il Meccanismo di Vigilanza Unico. Tocca a Roma riaprire la strada verso un’integrazione finanziaria che dia finalmente agio alle fusioni cross-border.

V – Vincoli di bilancio. Il nuovo Patto di Stabilità, che potrebbe vedere la luce in primavera, impone vincoli stringenti a Paesi dall’alto debito come l’Italia. Con un deficit/pil sopra il 3%, il rientro annuo richiesto è dello 0,5%, mentre il debito dovrà calare dell’1% annuo in media. Al netto delle clausole di salvaguardia, i margini di manovra (letteralmente) sono sempre più risicati.

Z – Zero virgola. Sulla crescita italiana è guerra di cifre: Roma contro tutti. Se per Bankitalia, Bce, Ocse e Fmi l’Italia crescerà in un range compreso tra lo 0,6 e lo 0,8%, il governo continua a sostenere che nel 2024 il pil raggiungerà l’1,2%. A metà febbraio sono attese le nuove previsioni della Commissione Ue: solo allora si inizierà a capire chi ha davvero ragione. (riproduzione riservata)



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