Raccogliere capitali in questi ultimi tre anni è diventato piuttosto difficile soprattutto per gli operatori di private equity e venture capital. E i numeri in assoluto lo dimostrano. Ma nella realtà alla fine i capitali ai buoni team di gestione i capitali arrivano.
L’Italia una volta tanto è in controtendenza. Secondo l’ultimo report di PitchBook, il primo trimestre dell’anno registra 131 fondi di private equity che hanno raccolto 115,5 miliardi di dollari a livello globale, quindi al di sotto dei 178,8 miliardi raccolti nel primo trimestre del 2024 e si prevede che scenderà al di sotto dei livelli del 2024 su base annualizzata. Il che è un segnale piuttosto brutto, visto che già il 2024 è stato un anno molto debole sul fronte del fundraising. Ne sa qualcosa Blackstone, se è vero quanto scritto lo scorso aprile da Bloomberg a proposito della raccolta dell’ultimo fondo flagship di buyout, che si starebbe avviando a chiudere il fundraising con poco più di 21 miliardi di dollari di impegni sottoscritti dagli investitori, dopo aver aperto il fundraising nel 2022. Il tutto a fronte di ambizioni iniziali di raccolta ben diverse: obiettivo a 30 miliardi da raggiungere già entro la prima metà del 2023. Via via poi la data di chiusura della raccolta è stata posticipata e le dimensioni target riviste al ribasso, primo a circa 25 miliardi, in linea con il fondo precedente, e poi a un minimo di 20 miliardi di dollari, soglia alla fine oltrepassata.
Lo stesso trend negativo viene segnalato da PitchBook sul fronte del venture capital, con 231 fondi che hanno raggiunto soltanto i 18,7 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell’anno e, se questo ritmo dovesse continuare, sia il capitale totale raccolto che il numero di chiusure di fondi nel 2025 sono sulla buona strada per raggiungere i livelli più bassi in oltre un decennio. Quanto i fondi di private debt, hanno chiuso definitivamente la raccolta in 42 fondi con un totale di impegni per 68,7 miliardi di dollari, un dato che si confronta con i 233,3 miliardi raccolti in tutto il 2024, che quindi potrebbero essere superati se fosse mantenuto lo stesso ritmo di fundraising. Altro segmento che va bene è quello delle infrastrutture. Non a caso il fondo Eqt Infrastructure VI ha raccolto 21,5 miliardi di euro di impegni lo scorso marzo, superando l’obiettivo di 20 miliardi e centrando l’hard-cap: il fondo è più grande del 35% rispetto al suo predecessore, il fondo V, che aveva chiuso la raccolta a quota 15,7 miliardi di euro nel novembre 2021.
Detto questo, la raccolta non è certo destinata a spegnersi anche perché i rendimenti offerti dagli operatori di private capital sono in media sempre ben più ricchi di quelli dei mercati quotati. Così, sempre secondo PichBook a fine 2029 si arriverà addirittura a quota 24,1 trilioni di dollari di asset in gestione a fondi di private capital, dai 18,7 trilioni di fine 2024. Certo comunque non sarà tutto merito della nuova raccolta, perché nel frattempo i portafogli devono essere smaltiti delle partecipazioni più vecchie. In tutto questo, il mercato italiano si sta dimostrando parecchio effervescente.
Il dato aggregato del 2024 per l’Italia era stato in controtendenza rispetto a quelli globali, con una raccolta per private equity e venture capital che ha toccato i 6,673 miliardi di euro (+77% da 3,77 miliardi), secondo i dati Aifi-Pwc e con una raccolta per il private debt che a sua volta ha raggiunto quota 1,36 miliardi di euro, con un +13% dagli 1,2 miliardi dell’anno prima, secondo i dati Aifi-Deloitte.
Ma le cose in realtà stanno andando ancora meglio. Secondo i numeri di BeBeez, che mappa anche il fundraising di fondi non necessariamente di diritto italiano, ma con focus principale o significativo sull’Italia, i veicoli di questo tipo attivi nel private equity, venture capital e private debt da inizio 2024 a fine maggio 2025 hanno raccolto poco più di 13,6 miliardi di euro. La netta prevalenza va ovviamente al private equity, che da solo ha catalizzato ben oltre i 10 miliardi di euro di raccolta, seguito dal venture capital con oltre 1,8 miliardi e poi dal private credit con oltre 1,4 miliardi. Dal database di BeBeez emerge anche che nei soli 5 mesi del 2025 il fundraising dei private equity ha raggiunto quota 8,1 miliardi, quello del venture i 366 milioni e quello del credito i 251 milioni, per un totale di circa 8,72 miliardi.
Questi dati si confrontano con un target di raccolta finale di circa 13-13,2 miliardi di euro per i veicoli di private equity, di 2,2 miliardi per i venture capital e di circa 3,3 miliardi per i private credit. Di questo totale, sono già stati chiusi 7 fondi (su un totale di 28 mappati, con gli altri 21 che sono ancora in raccolta) per un fundraising complessivo di 8,4 miliardi, di cui poco meno della metà rappresentata fondo Investindustrial VIII di Investindustrial fondato da Andrea Bonomi, che, oltre che sull’Italia, ha però focus anche su Spagna e resto d’Europa e che ha chiuso la raccolta lo scorso aprile con 4 miliardi di euro di impegni rispetto al target di 3,75 miliardi; seguito dagli 1,6 miliardi raccolti lo scorso febbraio da Fsi II di Fsi sgr, guidata da Maurizio Tamagnini, anche in questo caso oltre al target; e dal Fondo Rete Digitale raccolto da F2i sgr specificamente per partecipare lo scorso anno all’operazione NetCo di Tim in coinvestimento con Kkr.
Quanto al venture capital, in questo quasi anno e mezzo hanno chiuso la raccolta in 5 su un totale di 22 mappati, per un totale di 1,14 miliardi, dove la parte del leone è fatta dal Fondo Artificial Intelligence di Cdp Venture Capital sgr, dotato di 500 milioni di euro versati da Cdp, seguito da Programma 103 di P101 sgr, che ha chiuso il fundraising lo scorso aprile con 250 milioni di impegni. Infine, sul fronte del credito, hanno chiuso la raccolta in tre su 12 mappati, per un totale di circa 750 milioni, con protagonista principale il Fondo di Debito Infrastrutturale di F2i sgr, che ha portato a casa 500 milioni nell’estate 2024. (riproduzione riservata)