Il private equity italiano supera quota 300 operazioni e, forte dei 42 deal in porto nel mese di luglio, arriva a quota 318 da inizio anno: un incremento del 36% rispetto allo stesso mese del 2025, che si era concluso poi con il record storico per l’industria tricolore.
I dati emergono dall’Osservatorio Pem di Liuc Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr, Soevis e Valori Asset Management, che segnala anche che lo scorso luglio è stato leggermente meno denso di operazioni sia rispetto allo stesso mese del 2025 (erano state 53) sia nel confronto con le 47 del 2024.
I numeri restano comunque incoraggianti, anche alla luce del tenore di alcune operazioni realizzate nel corso del mese. Come quella che ha permesso a Blackstone e Cdp Equity di entrare nel capitale (con un un miliardo di euro a testa) di Angelini Pharma nell’ambito dell’acquisizione di Catalyst Pharmaceuticals.
Degno di nota anche l’investimento con cui Cvc Capital Partners ha acquisto il 75% di EcoEridania, realtà attiva nella gestione dei rifiuti sanitari e industriali. Da segnalare poi l’acquisizione da parte di Arrow Global di Borio Mangiarotti,storica società immobiliare della famiglia De Albertis. E ancora: il passaggio di proprietà del Frosinone Calcio, il cui 80% è stato comprato dal fondo americano Clara Vista in un’operazione da 41,5 milioni di euro.
Nell’Osservatorio rientrano anche operazioni che riguardano società quotate a Piazza Affari: in questo senso viene mappato, ad esempio, l’ingresso del fondo Advent in Avio con una quota del 7%. Importo complessivo: 109,4 milioni.
In generale, segnala il report, il 55% delle operazioni concluse a luglio è attribuibile a fondi internazionali: il dato si mantiene su questi livelli ormai da diversi anni. Invece a livello di spaccato dei deal i buyout hanno rappresentato l’85% del totale, con gli add-on (cioè gli incrementi di partecipazioni azionarie) al 55%, segnale del fatto che gli operatori perseguono il potenziamento e la crescita per linee esterne delle società in portafoglio.
«Il mercato evidenzia un importante livello di attività anche in un periodo caratterizzato da una bassa stagionalità per il settore. Questo nonostante i primi sei mesi siamo già trascorsi a un ritmo elevatissimo. Anche la significativa presenza di deal all’estero conferma lo stato di grande salute dell’industria del private equity italiano», commenta Francesco Bollazzi, direttore dell’Osservatorio Pem. Infatti l’analisi ha anche rilevato cinque operazioni di acquisizione diretta in Europa concluse da operatori italiani (in particolare, in Svizzera) e nove add-on aventi come target aziende estere, con Francia e Spagna che si sono distinte come mete privilegiate per l’espansione.
Infine interessante notare lo spaccato geografico dei deal di luglio. Il Nord Italia si conferma come di consueto il principale polo catalizzatore, con la Lombardia che ha raccolto oltre un terzo degli investimenti complessivi. Il Lazio si è distino sfiorando il 20%. (riproduzione riservata)