Che il settore automobilistico europeo e nordamericano sia in crisi da tempo è ormai un fatto conclamato, e i grandi gestori del private banking se ne sono resi conto e sono corsi ai ripari. Secondo quanto emerso dall’outlook per il 2025 di Aipb, associazione di categoria dell’industria presieduta da Andrea Ragaini, l’85% degli asset manager sta sottopesando il comparto, alle prese con licenziamenti, bilanci traballanti e una transizioni verso l’elettrico quanto mai complessa. Su nessun altro settore di investimento la posizione dei money manager è così netta: il restante 15% infatti ha un view di neutralità, e nessuno di loro è positivo sull’industria.
Dall’altra parte ci sono invece i comparti di cui i gestori di private banking stanno facendo incetta. Il primo, un settore considerato difensivo in vista di eventuali turbolenze sul fronte macroeconomico, è quello della sanità, su cui l’86% dei gestori è in sovrappeso. Segue la tecnologia: il 62% la sta accumulando, il 38% la sta vendendo, senza posizioni di neutralità nel mezzo. Un po’ più divisivo è il comparto bancario, reduce da due anni di corsa senza freni grazie ai tassi di interesse elevati: la metà dei gestori lo sta mettendo in portafoglio, un quarto è neutrale e il restante quarto lo sta vendendo.
Per quanto riguarda le scelte geografiche, il mercato azionario americano rimane il preferito dei money manager, con il 55% del campione in sovrappeso (e il 20% in sottopeso). Attenzione però: una quota analoga di professionisti degli investimenti si sta orientando verso i mercati emergenti, che peraltro nessuno sta vendendo (il restante 45% è composto da posizioni neutrali). Emergenti sì, ma senza la Cina: nonostante il maxi-rally in atto nelle ultime settimane i gestori restano scettici sulle borse del Dragone, con il 40% dei giudizi di sottopeso e solo il 15% che sta accumulando l’azionario di Shanghai e Hong Kong.
Altro aspetto importante dell’outlook di Aipb è che i gestori si stanno allontanando dalla liquidità e stanno tornano a investire nei mercati, siano essi azionari o obbligazionari. Con i tassi di interesse in contrazione, il 53% dei money manager ha una view di sottopeso sul cash a 12 mesi, a fronte del 60% che sta sovrappesando l’azionario e del 55% che sta accumulando obbligazioni.
E l’asset allocation ideale? Gli strategist delle banche associate ad Aipb ipotizzano, nel medio-lungo termine, un portafoglio modello composto al 46% da azioni, al 37% da bond, e nella restante parte da immobiliare (6%), private markets (8%) e solo 4% di liquidità. (riproduzione riservata)