Il conto delle sanzioni per chi non rispetta il Gdpr – il regolamento europeo sulla privacy – si è fermato a 1,2 miliardi di euro nel 2024. È quanto emerge dalla settima edizione del Gdpr Fines and Data Breach Survey, l’analisi annuale dello studio legale Dla Piper. E se, in termini assoluti, l’ammontare resta elevato, il dato è in netto calo: -33% rispetto al 2023, anno della maxi multa da oltre 1 miliardo di euro a Meta.
«Per la prima volta (dal 2018, quando il Gdpr è entrato in vigore, ndr) i dati di quest’anno non hanno segnato nuovi record», commenta Giulio Coraggio, partner responsabile del dipartimento Intellectual Property and Technology di Dla Piper Italia. «Qualcuno potrebbe pensare che ci sia un rallentamento nell’applicazione del Gdpr. Nulla di più lontano dalla realtà. Dall’aumento delle sanzioni in settori al di fuori del big tech all’uso del Gdpr come strumento di regolamentazione dell’intelligenza artificiale e alle significative sanzioni in Germania, Italia e Paesi Bassi, il Gdpr rimane un panorama dinamico e in continua evoluzione».
Lo Stato europeo con il più alto livello di sanzioni si conferma l’Irlanda, a lungo sede prediletta delle big tech in Europa per il regime fiscale di favore che concedeva, con 3,5 miliardi di euro di multe dal 2018 al 2024. Staccati tutti gli altri Paesi. Al secondo posto si colloca il Lussemburgo (746,4 milioni), poi la Francia (597,4 milioni). E l’Italia? La Penisola si trova al quinto posto, dopo i Paesi Bassi (344,6 milioni), con sanzioni complessive per 237,3 milioni dal 2018.
La classifica cambia se si considera il numero di violazioni dei dati. La media europea è di 363 al giorno, in lieve aumento dalle 335 del 2023. In questo caso il record va ai Paesi Bassi (33.471 violazioni dal 2018), seguiti da Germania (27.829) e Polonia (14.286).
Ma chi ha pagato, finora, il conto più salato? La sanzione più alta mai imposta ai sensi del Gdpr rimane quella da 1,2 miliardi inflitta a Meta, la società di Facebook e Instagram, nel 2023. In generale, le grandi aziende del web restano i principali destinatari delle multe europee. Nel 2024, ad esempio, il Garante della privacy irlandese ha imposto penali per 310 milioni a LinkedIn (Microsoft) e per 251 milioni ancora a Meta.
Tuttavia, il report 2024 di Dla Piper segnala un’estensione delle sanzioni in altri settori come i servizi finanziari e l’energia. In più, nei Paesi Bassi è stata avviata un’indagine per appurare se – a fronte di una violazione dei dati – i dirigenti dell’azienda coinvolta, in questo caso la società IT Clearview AI, siano personalmente responsabili. «Il 2025 potrebbe essere l’anno in cui i regolatori si concentreranno maggiormente sulla responsabilità personale per migliorare la conformità alla protezione dei dati», ipotizza Coraggio. (riproduzione riservata)