Qualche dettaglio in più potrà forse arrivare questa mattina dall’amministratore delegato Matteo Del Fante in occasione della presentazione dei risultati del primo semestre. Di certo c’è che il gruppo Poste Italiane, secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, sta ragionando da mesi a una maxi riorganizzazione che possa portare benefici industriali e finanziari, grazie in particolare allo sfruttamento del Danish Compromise, la norma contabile europea che consente alle banche che detengono quote in assicurazioni di beneficiare di uno sconto patrimoniale a tempo indeterminato.
Il caso di Poste Italiane, se si realizzasse, sarebbe un unicum nel sistema finanziario considerando che la controllata del gruppo, BancoPosta, non è una banca vera e propria, nonostante abbiamo un patrimonio destinato e separato a tutti gli effetti da quello di Poste Italiane, e un’organizzazione dedicata. I piani non prevedono la trasformazione di BancoPosta in banca. Lo sconto patrimoniale il gruppo guidato da Del Fante lo avrebbe infatti in virtù del fatto che, Poste Italiane potrebbe comunque ottenere lo status di conglomerato finanziario a pieno titolo, rispettando specifici requisiti di dimensione e complessità, oltre che avere il controllo completo di una compagnia assicurativa integrata.
Il dialogo con le autorità, Banca d’Italia e soprattutto la Banca Centrale Europea si preannuncia lungo, come avviene sempre quando si parla di Danish Compromise, anche perché le riflessioni all’interno del gruppo sarebbero ancora tutte aperte nonostante la riorganizzazione sia stata di recente ventilata ai sindacati e qualche giorno fa, come anticipato da MF-Milano Finanza, ci sia stato anche un riassetto organizzativo interno di peso che potrebbe essere interpretato come funzionale al riassetto: Laura Furlan, già direttore generale di PostePay, è stata nominata nuovo amministratore delegato di Poste Vita con il precedente ad, Andrea Novelli, salito alla presidenza e che potrebbe essere destinato ad avere un ruolo di peso nella nuova organizzazione.
L’intenzione, dal punto di vista del business, sarebbe quella di accelerare l’attuazione del nuovo piano industriale «The Connecting Platform» presentato da Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco a marzo dello scorso anno, racchiudendo in un’unica piattaforma tutti i servizi finanziari e assicurativi del gruppo. Sotto il controllo di BancoPosta finirebbero in particolare i pagamenti, con PostePay e le assicurazioni, con Poste Vita (che a cascata controlla la compagnia danni Poste Assicura), oltre alla società di gestione del risparmio, Banco Posta Fondi. Un assetto che consentirebbe appunto al gruppo postale di ottenere lo status di conglomerato finanziario e di aspirare ai benefici patrimoniali.
Intanto questa mattina si alzerà il velo sui conti del secondo trimestre di Poste Italiane. Secondo le previsioni dei principali broker domestici e internazionali che seguono il titolo, i ricavi trimestrali del gruppo avrebbero raggiunto i 3,21 miliardi, con un minimo di 3,18 miliardi e un massimo di 3,25 miliardi. Il risultato operativo adjusted è previsto a 790 milioni di euro, con un minimo di 756 milioni e un massimo di 827 milioni di euro; la marginalità è indicata nell'intorno del 24,6%.
Mentre l'utile netto trimestrale è stimato a 540 milioni, con un minimo di 520 milioni e un massimo di 577 milioni. Un dato che, dopo l’utile di 597 milioni del primo trimestre, porterebbe l’utile complessivo del primo semestre di Poste Italiane a oltre 1,1 miliardi. (riproduzione riservata)