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Necessaria una nuova governance per gli scali marittimi

Port authority verso le spa

Pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 238 pag. 30 del 02/12/2022

A volere la modifica della ragione sociale è il viceministro ai trasporti Rixi, che la ritiene indispensabile anche riequilibrare il rapporto con i colossi come Msc

Probabile un'altra riforma dell'ordinamento portuale nel corso della prossima legislatura. Lo ha annunciato a Roma in occasione del convegno «I porti tra nuove identità e vecchi orizzonti» il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi (Lega). «Vogliamo provare a diventare il secondo pilastro della logistica continentale o preferiamo continuare a farci la guerra tra noi?» ha domandato l'esponente di Governo spiegando la sua idea di riforma della precedente legge portuale del 1994 e del successivo aggiornamento del 2016. «Dobbiamo chiederci se vogliamo giocare la partita da protagonisti o di rimessa». Per Rixi, è in primis un tema di federalismo: occorre «fare in modo che la crescita di un sistema portuale lasci qualcosa sul territorio. Per fare un esempio, l'arrivo di sei navi da crociera in un porto storico può creare problemi con la popolazione, così come l'aumento da 4 a 7 milioni di Teu del traffico container. Bisogna perciò trovare un sistema per cui il porto generi anche riqualificazione del territorio». Ma il federalismo va a braccetto anche con una maggiore autonomia finanziaria dei sistemi portuali: «Ogni bacino portuale dovrebbe avere un polmone finanziario proprio», ha continuato Rixi che, a proposito di Pnrr e della nuova diga di Genova, ha poi aggiunto: «Un paese che impiega oltre metà delle risorse per un'unica opera ha evidentemente un problema».

E i problemi sono molti negli scali italiani, secondo il viceministro, a giudicare dal lungo elenco di criticità evidenziate: «L'Italia dedica ancora troppo poca attenzione ai problemi legati al mare. Basti pensare, a livello comunitario, alla doppia contabilità per le Autorità portuali: non ci possiamo fare dettare le regole da altri, francesi, tedeschi e olandesi». Il riferimento è alla procedura avviata dalla Commissione europea per imporre alle Autorità di sistema portuale il pagamento delle tasse sull'attività commerciale svolta attraverso la riscossione dei canoni demaniali.Si è parlato anche della possibilità di applicare il modello società per azioni alle port authority: «Non sono innamorato del modello spa per la gestione dei porti, ma se può servire a qualche scalo maggiore per essere più competitivo ben vengano le spa controllate dal pubblico. Il rischio altrimenti è che la funzione pubblica passi in secondo piano rispetto ad altri interessi. Oppure che i soldi li metta il settore pubblico e i guadagni vadano tutti ai privati».

Convitato di pietra al convegno è stato il Gruppo Msc. «Rischiamo di avere i porti in mano a uno o due operatori, con miliardi di euro da gestire. Il pubblico non può trovarsi ad affrontare sfide epocali ma in posizione di sudditanza rispetto agli operatori privati». Chiaro quindi il timore di un eccessivo predominio del gruppo Msc nei porti italiani: «A proposito di grandi concentrazioni, sono contento che nel porto di Genova si sia trovata una sorta di equilibrio fra tre grandi operatori: se ne fosse rimasto solo uno sarebbe stato peggio», ha continuato il viceministro, riferendosi probabilmente al 49% del gruppo Spinelli acquistato da Hapag Lloyd e non dal global carrier ginevrino fondato da Gianluigi Aponte. «Ritengo importante che ci sia una supervisione del pubblico non solo per la sicurezza: un eventuale monopolista nel rimorchio metterebbe a rischio anche la libera circolazione delle merci», ha poi aggiunto Rixi, riferendosi ancora a Msc e alla sua acquisizione della società Rimorchiatori Mediterraneo.

In conclusione, secondo Rixi, «lo Stato è rimasto fermo mentre il mondo è andato avanti. O diamo maggiore flessibilità allo Stato o serve una riforma complessiva della macchina pubblica. Il problema è capire come mai nonostante le cose fatte in passato, e di authority ne abbiamo tante, certi processi non si riescono a governare. Aver rinforzato le agenzie a discapito dei ministeri ha depauperato la macchina pubblica», ha infine concluso, con una chiara critica ad Antitrust e Autorità di Regolazione dei Trasporti. (riproduzione riservata)



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