La Corte dei conti ha negato il visto di legittimità al Ponte sullo Stretto di Messina e ha deciso di non registrare la delibera Cipess di agosto, che approvava il piano economico-finanziario del progetto. Ma non ha fermato il progetto. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni può infatti decidere di andare avanti con il progetto attraverso una delibera del Consiglio dei ministri, con la regia del Dipe.
Secondo la legge, nel caso in cui il controllo riguardi un atto governativo, l’amministrazione interessata, in caso di rifiuto di registrazione da parte della Corte dei Conti, può chiedere un’apposita delibera da parte del Cdm, il quale, a propria volta, può ritenere che l’atto risponda a interessi pubblici superiori e debba avere comunque corso.
La sezione di Controllo di Legittimità ha sollevato una serie di rilievi formali e contabili, chiedendo ulteriori chiarimenti al governo. «Non si tratta», precisano i giudici, «di un giudizio sull’opportunità dell’opera, ma di una valutazione giuridica sulla regolarità degli atti e sulla legittimità della spesa pubblica». Ma per le motivazioni complete dei giudici bisogna attenere 30 giorni: quindi entro fine novembre.
I punti sotto la lente dei magistrati riguardano le coperture economiche (salite a circa 13,5 miliardi di euro), le stime sul traffico, la conformità del progetto alle normative ambientali e alle regole europee sul superamento del 50% del costo iniziale. E anche sulla competenza del Cipess: considerato «organo politico».
Uno dei rilievi principali riguarda la riattivazione del contratto del 2005 con il consorzio Eurolink guidato da Webuild, general contractor del progetto. La Corte dei conti chiede chiarimenti su come sia stato possibile considerare ancora valido un contratto stipulato vent’anni fa e se il contraente generale mantenga i requisiti originari di gara.
Nel frattempo, la società mandataria Impregilo è confluita in Webuild, oggi partecipata da Cassa Depositi e Prestiti. Sul fronte economico, l’importo dell’affidamento a Eurolink è salito a oltre 10,5 miliardi di euro, rispetto ai 3,8 miliardi del 2005. Considerando manutenzioni, gestione e oneri accessori, il costo complessivo stimato dell’opera sfiora i 20 miliardi di euro.
La Corte ha inoltre segnalato discrepanze tra le cifre indicate dal consulente Kpmg e quelle contenute nella delibera Cipess, nonché dubbi sulle stime di traffico e sui ricavi da pedaggio, fondamentali per la sostenibilità finanziaria dell’intervento.
Parallelamente, anche la Commissione europea ha acceso un faro sul progetto. A settembre Eric Mamer, direttore generale della direzione Ambiente della Commissione Europea, ha inviato al governo italiano una lettera ricordando la Direttiva Habitat (che tutela i siti della rete Natura 2000 — tra cui rientra lo Stretto di Messina — dai possibili danni alla biodiversità e alle rotte migratorie).
«Desidero informarvi che la Commissione ha ricevuto numerose denunce formali e interrogazioni parlamentari relative a questo progetto, che le chiedono di intervenire. È fondamentale garantire che il progetto del Ponte di Messina sia conforme alle disposizioni della normativa ambientale, com’è avvenuto per grandi progetti infrastrutturali in altri Stati membri dell’Ue».
Le motivazioni ufficiali della decisione sono attese entro fine novembre. Solo dopo la pubblicazione della deliberazione la presidenza del Consiglio potrà valutare come intervenire per superare i rilievi. Fino ad allora, l’iter del Ponte sullo Stretto resta sospeso, in attesa di chiarimenti tecnici e contabili. Il governo si è già attivato con una riunione convocata dalla premier Meloni a Palazzo Chigi. Il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini ha definito «incredibile» lo stop, assicurando che il governo «andrà avanti senza farsi intimidire». (riproduzione riservata)