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Pnrr, i Comuni all’assalto delle risorse: spesi 15 miliardi su 11,9 ricevuti
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Pnrr, i Comuni all’assalto delle risorse: spesi 15 miliardi su 11,9 ricevuti

12 gennaio 2026, 12:26 Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2026, 10:21

Il rapporto della Corte dei Conti segnala che lo Stato deve 3,2 miliardi alle istituzioni territoriali che, per non fermare i cantieri, hanno erogato i soldi in autonomia. In termini di avanzamento ad agosto 2025 è stato impegnato il 59,2% dei 60,8 miliardi di risorse 

Il Pnrr avanza, ma non allo stesso passo in tutta Italia. A dirlo è la Corte dei Conti che, nel nuovo referto sullo stato di attuazione del Piano negli enti territoriali, fotografa un Paese a più velocità: con molte grandi città sotto pressione, le regioni del Nord più solide sul piano amministrativo e il Mezzogiorno ancora baricentro delle risorse ma con tempi di realizzazione più delicati.

«Qualche preoccupazione legata ai tempi di completamento degli interventi emerge dal controllo effettuato dalle Sezioni regionali, pur in presenza di situazioni eterogenee», scrivono i magistrati contabili nella relazione. Alla fine dell’estate 2025 risultava impegnato il 59,2% dei 60,8 miliardi di euro necessari agli interventi, mentre i pagamenti si aggiravano intorno al 30% del costo complessivo, che salgono a quasi il 32% (oltre 15 miliardi) se si considerano le sole risorse Pnrr (47,5 miliardi). Un avanzamento che la Corte giudica coerente con il piano dei costi, ma che nasconde forti differenze territoriali e settoriali.

«I dati sul rispetto del crono-programma indicano la presenza di lievi ritardi per circa la metà dei progetti, con una media ponderata dei tempi di realizzazione che, nella maggioranza dei casi, evidenzia tuttavia un recupero dei ritardi iniziali durante la fase in corso, lasciando presupporre un’accelerazione in vista delle scadenze prefissate». 

Più di due terzi dei progetti fanno capo agli enti locali e la spesa corre più dei trasferimenti

Il cuore operativo del Pnrr resta nei Comuni. Oltre 63.530 progetti su 96.082 finanziati (più di due terzi) fanno capo agli enti locali, che gestiscono anche la quota più rilevante delle risorse (24,5 miliardi su 47,5 miliardi complessivi). È qui che si gioca la partita più complessa, soprattutto nelle grandi aree urbane e Roma Capitale appare come il caso più emblematico.

La città concentra interventi ad alta complessità (lavori pubblici, rigenerazione urbana, edilizia scolastica) proprio quelli che la Corte individua come più lenti nell’attuazione. I lavori pubblici, che assorbono circa il 70% delle risorse complessive, mostrano un avanzamento inferiore rispetto ad altre tipologie di intervento. L’acquisto o la realizzazione di servizi, pari a 11 miliardi, presenta un utilizzo di risorse pari al 37,8%, mentre il livello di utilizzo per la concessione di contributi è del 41% e quello per l’acquisto di beni del 44,9%.

A questo si aggiunge un nodo finanziario poco visibile ma cruciale: gli enti territoriali hanno già speso più di quanto abbiano ricevuto dallo Stato. A livello nazionale, i pagamenti effettuati (15,1 miliardi) superano i trasferimenti ricevuti (11,9 miliardi), evidenziando un anticipo di oltre 3,2 miliardi di euro. Un anticipo che segnala impegno ma che per amministrazioni con bilanci rigidi, come Roma, rischia di trasformarsi in una fonte di tensione nella fase finale del Piano.

Lombardia: meno progetti, più valore, tempi più controllabili

Il quadro cambia spostandosi al Nord, in particolare in Lombardia. Qui il numero dei progetti è inferiore rispetto al Mezzogiorno (parte dei 29.049 gestiti da Regioni e Province autonome), ma il valore medio degli interventi è più elevato (quasi 18,2 miliardi) e la struttura amministrativa più robusta. La Corte rileva che Regioni e grandi enti, tipici del Nord, mostrano una maggiore capacità di gestione delle opere complesse e una tenuta migliore dei tempi. Non a caso, molti progetti risultano già in fase avanzata di esecuzione (32.311 progetti su 42.865, pari al 75,4%) o di collaudo (10.289 progetti, circa il 24%), con una capacità più marcata di recuperare i ritardi iniziali.

La Regione Lombardia, nella qualità di soggetto attuatore, è destinataria di circa 859,3 milioni di euro, ripartite tra diverse missioni del Piano, con una quota prevalente (59,83%) sulla Missione 5 - “Inclusione e coesione” che mira a rafforzare le politiche sociali e ridurre le disuguaglianze territoriali.


Poco più del restante 40% dei fondi è ripartito tra interventi per: la trasformazione digitale e la valorizzazione del patrimonio culturale e turistico per circa il 19,25% (165,4 mln), il potenziamento dei servizi sanitari e l’innovazione tecnologica in ambito salute per circa il 15,95% (circa 137 mln), iniziative a supporto della sostenibilità ambientale e transizione energetica per circa 4,97% (42,7 mln). Infine, una somma residuale di 80 mila euro (0,01%) è attribuita alla Missione 7 – Trasporti e diritto alla mobilità, con interventi di portata molto limitata.

Sud: il baricentro finanziario sotto pressione

Il Mezzogiorno resta comunque il perno del Pnrr. In tutte le categorie di enti, la quota di risorse destinate al Sud supera il 40%, confermando la centralità della coesione territoriale nella strategia del Piano. Ma è proprio questa concentrazione che rende più sensibile il tema dei tempi. Da un lato, i numeri certificano che il Piano al Sud non è fermo, con un terzo dei progetti già realizzato (19,3 miliardi su 58,6) e pagamenti in linea con il piano dei costi. Dall’altro, la Corte segnala una maggiore fragilità strutturale degli enti attuatori, soprattutto nei Comuni medio-piccoli, dove pesano carenze di personale tecnico e difficoltà di rendicontazione. (riproduzione riservata) 



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