Serve mantenere la barra dritta sulla spesa pubblica. «Si conferma l'esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall'altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche e, conseguentemente, ridefinire le priorità con una sempre maggiore attenzione alla valutazione costo-efficacia, che deve orientare l'azione del Governo nella definizione delle misure da attuare». Lo ha dichiarato il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, nella sua introduzione alla relazione delle Sezioni Unite sul rendiconto generale dello Stato.
«La restrizione dei margini di bilancio impone una rigorosa ridefinizione delle priorità di spesa, inclusa la riprogrammazione di alcuni aumenti settoriali come quelli destinati alla difesa, pur mantenendo fermi i presidi a tutela dei redditi delle famiglie e della liquidità aziendale». Non può peraltro «essere sottaciuto che tale quadro di stabilità rimane esposto a fortissimi rischi esogeni, nella considerazione soprattutto che l'instabilità del contesto globale potrebbe rendere necessarie revisioni significative degli scenari economici in tempi brevi e la conseguente adozione di politiche anticicliche atte a contenere in via preventiva gli effetti negativi di tale perdurante instabilità», sottolinea Carlino.
In tale ambito «resta di particolare rilievo l'accelerazione della spesa per gli interventi, in via di conclusione, finanziati con il Pnrr, al fine di garantirne l'obiettivo principale volto alla modernizzazione del Paese, alla luce di nuove pressioni sulla spesa riconducibili a spese per difesa, invecchiamento della popolazione, tutela della salute e trasformazione delle economie», sottolinea ancora Carlino. Anche sotto il profilo della spesa «infrastrutturale, principale motore della crescita, si sottolinea l'importanza di decisioni orientate alla coesione nazionale, alla riduzione dei divari e al rafforzamento dell'accessibilità che richiede una attenta riflessione in vista del progressivo esaurimento degli effetti prodotti dalle risorse iniettate nel sistema con il Pnrr».
Guardando nel dettaglio al nodo Recovery Plan, «sul fronte delle opere pubbliche, il Pnrr continua ad avanzare senza ulteriori rallentamenti, ma senza recuperare i ritardi già accumulati», ha segnalato Mauro Orefice, presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti. A ridosso della scadenza del Piano, i progetti conclusi sono poco più di un terzo del totale (36,7%), quota che scende al 6,2% se misurata in valore finanziario. Si segnala inoltre «un allungamento dei tempi medi di lavorazione, cresciuti di quasi due mesi tra le ultime due rilevazioni».
Il Recovery tricolore è «comunque entrato nella piena operatività: quasi la metà dei progetti (48,5%) risulta conclusa o in collaudo, in netto aumento rispetto all'autunno scorso». Anche per importo si registra un progresso - ha aggiunto Orefice- con «investimenti conclusi o in collaudo pari al 12,4% del totale, mentre restano in fase di esecuzione progetti per oltre 75 miliardi».
Sotto il profilo della spesa sostenuta, la spesa sostenuta ha segnato «una forte accelerazione: a fine febbraio 2026 ha raggiunto 113,5 miliardi, rispetto agli 83 miliardi di agosto 2025, superando il 58% delle risorse complessive del Piano». Il rafforzamento, segnala ancora Orefice, è diffuso tra le missioni, «con dinamiche più marcate in Infrastrutture per la mobilità sostenibile, Inclusione e coesione e RePowerEU, mentre i valori assoluti più elevati si registrano in digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura e in Rivoluzione verde e transizione ecologica».
Da segnalare però che «resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle Amministrazioni si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40 per cento della dotazione delle misure interessate». Il fenomeno riguarda «soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, con incidenze più elevate nelle missioni Infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e Rivoluzione verde. Per la parte già temporalmente ripartita, quasi la metà della spesa è attesa nel 2027», ha aggiunto Orefice.
Sempre con lo sguardo al futuro, la relazione si è poi soffermata sul tasso di crescita annuo della spesa netta, indicatore chiave della nuova governance Ue. Nel 2025 «la spesa netta è cresciuta del +1,9%, risultando quindi più elevata di 0,6 punti percentuali, pari a circa 6 miliardi, rispetto al +1,3 per cento previsto dal Piano strutturale di bilancio», segnala Orefice.
Quest’anno la spesa netta dovrebbe crescere del +1,6% rispetto al 2025, in linea con quanto previsto nel Piano strutturale di bilancio ed in linea con la raccomandazione del Consiglio Ue. Si segnala, in tale contesto, che «nel 2027 si prevede che la spesa netta crescerà del +2,2 per cento, superando, di 0,3 punti percentuali, il limite annuale stabilito al +1,9 per cento. Si stima che l’aumento nel 2027 sarà dovuto alla necessità di indicizzare le pensioni, in esito al probabile aumento dell’inflazione nel 2026, dal previsto 1,5 per cento al 2,4 per cento, a causa degli shock energetici», spiega Orefice.
La corte contabile si è poi soffermata sulla riforma fiscale siglata dal governo Meloni, che ha prodotto finora 18 decreti legislativi e 6 Testi Unici di riordino ma «permangono alcuni aspetti da definire», ovvero la revisione organica delle spese fiscali, stimate complessivamente in circa 119 miliardi di mancato gettito (5,3% del pil), il mancato perseguimento dell'equità orizzontale nell'Irpef, con l'imposta che continua a gravare quasi esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente e da pensione (82%)», sottolinea Orefice.
Intanto l'imposta sui servizi digitali ha consolidato la sua traiettoria espansiva (+40,1%), attestandosi a 637 milioni, mentre la global minimum tax nel suo primo anno di applicazione ha generato un gettito di soli 46 milioni sui 381 milioni previsti. La flat tax per i titolari di partita Iva ha raggiunto «oltre due milioni di beneficiari, con un costo stimato in termini di minor gettito di 3,4 miliardi per il 2025, sensibilmente superiore alle previsioni originarie, e con una progressiva crescita dei soggetti che si avvalgono del regime che è pari al 24,7% rispetto al 2019». (riproduzione riservata)