«Dobbiamo essere realisti: senza una semplificazione robusta e intelligente gli ambiziosi obiettivi del Pnrr avranno difficoltà a essere realizzati. Vogliamo lavorare nel pieno rispetto delle norme in vigore, ma serve che siano fluide e che ci sia un unico ente di indirizzo, di regolazione e di vigilanza. Allo stesso modo, è fondamentale avere un unico interlocutore, punto di riferimento per le tante e varie necessità del nostro cluster. A nostro avviso, in linea con la normativa, dovrebbe essere il Mims, per legge già ministero vigilante». È questo uno dei passaggi chiave della relazione di Rodolfo Giampieri, presidente di Assoporti, all'assemblea annuale dell'associazione delle autorità portuali italiane a Roma. Gli obiettivi a rischio di non essere centrati sono quelli della transizione ecologica, digitale e dei nuovi progetti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Convitato di pietra era invece il Ministero della transizione ecologica (Mite), ma non solo. Giampieri ha riconosciuto che «è iniziato un serio percorso di semplificazione da parte del Governo che deve però essere rafforzato e accelerato. Abbiamo scadenze improrogabili dietro l'angolo, come il dragaggio dei fondali nei porti, uno degli ostacoli più difficili da superare per tutte le Autorità di Sistema Portuale. Senza fondali non si possono accogliere le navi ma fare un dragaggio richiede un passaggio infinito di autorizzazioni e pareri. Per essere come i paesi del Nord Europa, spesso evocati, dobbiamo arrivare anche ai loro tempi di attuazione dei dragaggi. Questa è semplificazione razionale, non fuga da controlli e responsabilità». Ricordando la spinta in atto «verso la regionalizzazione, dettata da una crisi senza precedenti che sta in realtà creando nuove opportunità per l'Italia, leader nel trasporto via mare a corto raggio nel Mediterraneo con una quota di mercato del 38% e leader mondiale per flotta ro-ro», Giampieri ha evidenziato che «oggi più che mai servono visione e coraggio nelle scelte da effettuare per sfruttare le opportunità che si stanno creando». Dal canto suo il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovanni, ha sottolineato che «nell'ultimo anno e mezzo il sistema portuale ha dimostrato di saper lavorare bene». Riforme, investimenti e pianificazione i punti attorno a cui il Mims sta preparando un documento su come saranno i porti dopo il Pnrr e che mostrerà agli armatori e a chi deve decidere dove operare e dove collocare il possibile reshoring, e cioè nelle Zone economiche speciali. Il ministro ha infatti detto di voler favorire l'insediamento a ridosso dei porti delle attività industriali che torneranno in Italia. «Dobbiamo fare investimenti che accrescano i flussi da sud a nord ma anche da nord a sud. Le Zes saranno fondamentali per produrre, specie nel Mezzogiorno. Parlare di porti vuol dire parlare di politica industriale». Quanto alle richieste che gli sono state presentate, «sono stati fatti passi importanti sulla parità di genere e sulla sostenibilità, ma occorre farne su quattro punti», ha risposto Giovannini. Primo: sicurezza sul lavoro (avvio di un protocollo dei porti con Inail come si sta facendo con i grandi soggetti delle infrastrutture italiane). Secondo: un programma per i giovani. I porti a Rotterdam sono centri di attrazione delle migliori menti, di startup ecc.». Terzo: formazione. Quasi tutti i porti hanno un'università vicina. Quarto: disabilità. Il ministro Stefani chiede per tutte le opere valutazioni ex ante, in itinere ed ex post su come migliorare l'accessibilità di ogni investimento. Giovannini ha infine chiesto uno sforzo importante ai presidenti, specie sulla digitalizzazione: non a caso abbiamo voluto riappropriarci della Piattaforma Logistica Nazionale. Il 27 giugno proporremo all'assemblea degli azionisti la nomina di Ivano Russo ad amministratore di Ram». (riproduzione riservata)