Serve di più per il trasporto marittimo. A chiederlo è Assarmatori, in occasione del primo confronto pubblico fra l’associazione di categoria e il neoministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, durante un webinar organizzato da Conftrasporto-Confcommercio. I due punti salienti messi sul tavolo del confronto dal presidente dell’associazione, Stefano Messina, sono stati il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e l’estensione del Registro Internazionale Italiano delle navi alle altre bandiere comunitarie. «Finora gli sgravi del Registro Internazionale erano riservati solo all’imbarco di italiani su navi di società stabilite in Italia», ha spiegato il vertice di Assarmatori, mostrando, numeri alla mano, la stagnazione nel trend di occupazione dei marittimi italiani sulle navi. «Se vogliamo rilanciare l’occupazione non possiamo limitarci solo alla bandiera
italiana: è necessario attrarre gli investitori esteri, ma escludendo quelli che sul territorio non hanno radicamento». Poi ha precisato: «Per noi il tema essenziale è che chi riceve l’aiuto debba avere un serio radicamento sul territorio nazionale e con ciò intendiamo stabile organizzazione ai sensi dell’art 162 del Tuir». Sul fatto che gli aiuti agli armatori debbano essere riservati solo alle società con stabile organizzazione c’è convergenza di vedute anche con Confitarma, l’altra associazione di categoria.
L’altro punto sul quale Messina è andato all’attacco è il rinnovo dei traghetti perché i 500 milioni inseriti nel Pnrr non sono altro che la misura prevista dal decreto ministeriale 52/2018: «Dal bilancio dello Stato vengono trasferiti al Recovery fund. All’inizio il Pnrr aveva previsto però 2 miliardi di euro per il rinnovo dei traghetti, mentre questi 500 milioni per le Regioni non solo la soluzione al problema del rinnovo del naviglio. La flotta attualmente fa capo ad armatori privati e un sostegno pubblico porterebbe al rinnovo di decine di navi che riteniamo potrebbero essere costruite prevalentemente in Italia».
Il ministro Giovannini nella sua replica ha detto che «la vera sfida sarà attuare il Pnr, non tanto farlo», assicurando poi che «l’attenzione sul settore marittimo è massima». Sulla questione dell’estensione dei benefici garantiti dal Registro Internazionale alle altre bandiere europee il ministro ha quasi sorvolato, mentre all’osservazione di Assarmatori secondo cui il cold ironing dovrebbe essere previsto solo in alcuni porti scalati da navi attrezzate, ha risposto che «se ne occuperà il neonato Comitato per la transizione energetica». A proposito invece della critica di Messina relativa al rinnovo delle
flotte ha risposto che «sul dm 52/2018 farò una verifica per capire gli strumenti migliori da adottare». In conclusione il ministro Giovannini ha tenuto a ricordare che «ci sono molti altri fondi nazionali» e quindi «il Pnrr non è l’ultima spiaggia per attuare la transizione».