Il governo guarda con favore alla proposta di creare un trust per la futura governance di Pirelli che possa risolvere il braccio di ferro tra Camfin e Sinochem. È quanto può rivelare milanofinanza.it a seguito della nota del gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera in cui si è annunciata ufficialmente la rottura con il socio cinese del patto di controllo sul colosso dei pneumatici e si è bocciata la proposta di Pechino di procedere alla segregazione delle attività americane di Pirelli.
Entrambe le possibili soluzioni, il trust e la separazione degli asset negli Usa sono sul tavolo di palazzo Chigi, la prima proposta da Pirelli, la seconda avanzata dal socio di Pechino.
In particolare, l’ipotesi di un isolamento del 34% posseduto da Sinochem in un blind trust escluderebbe dalla gestione della partecipazione il fronte cinese pur mantenendone i benefici dal punto di vista finanziario. Tale ipotesi è stata però bocciata da Sinochem, così come l'idea di Pechino di separare le attività è stata respinta al mittente dall'azienda italiana.
Il cda di Pirelli giovedì 5 febbraio ha bocciato a maggioranza la proposta di Sinochem di segregare o compartimentare le attività Cyber Tyre per risolvere lo stallo negli Stati Uniti. La proposta cinese e la contrarietà di Camfin (e ora anche di Pirelli) era stata anticipata da MF-Milano Finanza.
Il board della Bicocca, come sempre diviso tra fronte italiano e fronte cinese, ha approvato con nove voti favorevoli e cinque contrari le valutazioni dell’amministratore delegato Andrea Casaluci.
Le valutazioni del ceo consistono nel fatto che le «attività Cyber Tyre che devono continuare a essere esercitate e sviluppate in modo pienamente integrato, anche sul piano funzionale e organizzativo, con tutte le altre attività del gruppo Pirelli», devono essere «gestite in piena coerenza e nel rispetto dell’impostazione strategica e industriale illustrata dall’amministratore delegato» e perciò viene espressamente escluso «qualunque progetto o iniziativa che possa condurre a forme di compartimentazione, separazione e/o segregazione anche solo parziale e di qualunque natura».
Se Pirelli ha scartato la proposta cinese anche il governo Meloni sembrerebbe come detto invece incline ad avallare l'idea della Bicocca di creare un blind trust per il controllo di Pirelli dove congelare le quote del socio cinese in modo da ottemperare ai diktat dell'amministrazione americana. Ma nessuna decisione è stata ancora presa.
Il governo già da due settimane, come rivelato da MF-Milano Finanza, sta lavorando al tema del futuro della storica azienda italiana. Il Comitato Golden Power, che è insediato presso la Presidenza del Consiglio, ha effettuato nei giorni scorsi una prima ricognizione sul caso dell'azionista di Pechino in lite con i soci italiani. Il dossier rappresenta un nuovo banco di prova per il gruppo di lavoro guidato dal Segretario Generale di Palazzo Chigi, Carlo Deodato, che negli ultimi anni, complici anche i tanti fronti di geopolitica, ha visto aumentare il numero di decisioni in materia di tutela degli interessi nazionali.
La vicenda Pirelli è complessa e si trascina dal 2023. A fine gennaio Camfin aveva annunciato che non rinnoverà il patto parasociale con Sinochem su Pirelli. A darne l’ufficialità nella serata del 23 gennaio è stato un comunicato rilasciato dal veicolo secondo azionista di Pirelli con il 25,3%, che fa capo al vicepresidente esecutivo del gruppo, Marco Tronchetti Provera. Il mancato rinnovo del patto parasociale ha così aperto un nuovo procedimento golden power nei confronti dei cinesi, soci al 34,1%, per adattare le misure stabilite a giugno 2023 a tutela di Pirelli.
La scelta di rompere con gli azionisti cinesi, ha spiegato nei giorni scorsi Camfin, «è stata assunta dopo aver preso atto dell’impossibilità di individuare in questa fase con Sinochem, nel contesto del dialogo fra gli azionisti Pirelli promosso dal governo italiano, soluzioni per adeguare la governance di Pirelli in tempo utile alle esigenze normative americane consentendo alla società di continuare a sviluppare la tecnologia Cyber Tyre».
L'obiettivo degli italiani è avere il tempo sufficiente all’espletamento delle formalità di legge in tempo utile per l’assemblea degli azionisti di Pirelli programmata per il prossimo 25 giugno. Ogni modifica del patto, secondo il decreto Golden Power, va infatti notificata alla Presidenza del consiglio dei ministri, cosa che è appunto avvenuta ieri. Per questo la holding Camfin ha ribadito la disponibilità «a discutere soluzioni proposte nell’interesse della società, del mercato per consentire a Pirelli in tempi brevi di essere in linea con la normativa statunitense».
I problemi tra il fronte italiano e gli azionisti cinesi hanno origine nel 2022, quando erano iniziate le interferenze di Sinochem dopo la fusione avvenuta con ChemChina avvenuta ad aprile 2021.
Tanto che nel giugno 2023 erano arrivate le prescrizioni del golden power dopo il rinnovo del patto parasociale tra Camfin e Sinochem, considerando di importanza strategica nazionale il sistema software e hardware proprietario CyberTyre di Pirelli con l’obiettivo di proteggere la tecnologia e i dati raccolti e garantire l’autonomia gestionale del gruppo della Bicocca. (riproduzione riservata)