L’Ucraina torna a colpire in profondità il territorio russo e lo fa con droni sul grande terminal petrolifero di San Pietroburgo, uno dei più importanti impianti russi per lo stoccaggio e l’esportazione di carburanti. L’attacco con oltre 300 droni, avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 giugno, coincide con l’apertura dello St. Petersburg International Economic Forum, l’evento con cui il Cremlino prova ogni anno a mostrare la tenuta dell’economia russa nonostante guerra e sanzioni occidentali.
Secondo immagini e video diffusi sui social e analizzati dal canale indipendente russo Astra, sull’area portuale si sono levate dense colonne di fumo nero dopo diverse esplosioni. Le autorità russe hanno confermato un massiccio attacco con droni sulla regione di Leningrado, ma senza fornire dettagli sui danni subiti dalle infrastrutture energetiche.
Il terminal colpito movimenta circa 12,5 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all’anno attraverso collegamenti ferroviari, stradali e fluviali, rappresentando uno snodo strategico per le esportazioni energetiche russe sul Mar Baltico.
Il governatore della regione di Leningrado, Aleksandr Drozdenko, ha dichiarato che le difese aeree hanno abbattuto cinquanta droni sopra l’area, senza tuttavia commentare gli incendi segnalati nei pressi del porto. Parallelamente, le forze armate ucraine hanno riferito che l’attacco avrebbe colpito anche navi e infrastrutture militari nella base navale di Kronstadt, alle porte di San Pietroburgo. Tra gli obiettivi figurerebbe anche la corvetta lanciamissili Boykiy.
A confermare il successo del raid è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
«La scorsa notte sono state colpite importanti strutture sul territorio russo», ha scritto il leader ucraino sui social. «Tra queste c’era il terminale petrolifero di Pietroburgo. La distanza dal confine di Stato dell’Ucraina a questa struttura dell’industria petrolifera russa, che serve la guerra, è di circa 1.100 chilometri».
Zelensky ha spiegato che l’operazione è stata condotta con il coinvolgimento del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, delle Forze dei Sistemi senza Pilota, delle Forze per le Operazioni Speciali, dell’intelligence militare e della Guardia di Frontiera.
Secondo Kiev, oltre agli impianti energetici sono stati colpiti obiettivi militari nella base di Kronstadt e un’azienda nella regione di Tambov coinvolta nella produzione di armamenti destinati all’esercito russo.
La tempistica dell’operazione appare particolarmente significativa. L’attacco è avvenuto infatti nelle stesse ore dell’apertura dello St. Petersburg International Economic Forum, la grande vetrina economica internazionale promossa dal presidente Vladimir Putin e spesso definita la «Davos russo».
Quest’anno sono attesi circa 20mila partecipanti provenienti da oltre 130 Paesi e territori. Per il Cremlino l’evento rappresenta un’occasione fondamentale per dimostrare che la Russia continua ad attrarre partner economici e investimenti nonostante l’isolamento imposto dall’Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina.
A causa dell’attacco, i voli all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo hanno subito interruzioni. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale russa Tass, quasi 30 hanno registrato ritardi superiori alle due ore e altri nove sono stati dirottati verso altri aeroporti.
L’attacco arriva a meno di ventiquattro ore da una nuova ondata di bombardamenti russi contro diverse città ucraine, tra cui Kyiv e Dnipro, che secondo fonti ucraine avrebbe provocato almeno 23 morti e oltre cento feriti.
Mosca ha già annunciato una risposta per bocca del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che ha dichiarato che la Russia continuerà le sue rappresaglie «sistematiche» contro gli attacchi ucraini.
«Le nostre risposte saranno di carattere sistematico e in effetti lo sono già», ha affermato Peskov, sottolineando che la cosiddetta «operazione militare speciale» proseguirà proprio per impedire nuovi attacchi sul territorio russo.
Negli ultimi mesi Kiev ha intensificato la strategia degli attacchi in profondità contro infrastrutture energetiche, raffinerie, depositi di carburante e nodi logistici situati a centinaia di chilometri dal fronte.
L’obiettivo è duplice: ridurre le capacità economiche e militari della Russia e dimostrare che nessuna area del Paese può considerarsi completamente al sicuro. San Pietroburgo era già stata colpita in passato da incursioni simili. Nel gennaio 2024 un drone provocò un incendio nello stesso terminal petrolifero, mentre nel settembre 2025 le forze ucraine avevano preso di mira il porto di Primorsk, il più grande terminal petrolifero russo sul Baltico.
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