La flessibilità europea per la sicurezza energetica scade nel 2028, ma gli effetti sui conti pubblici italiani dureranno più a lungo.
La possibilità di spendere fino a un massimo dello 0,6% cumulato nel triennio (con un tetto dello 0,3% del pil l’anno) dovrà entrare nei nuovi piani strutturale di bilancio tricolore e comporterà un aggiustamento supplementare anche oltre il 2028. Si parla orientativamente di 14,4 miliardi di euro indicati dal governo che non sono un plafond già disponibile, ma il limite massimo di una flessibilità che sarà calcolata soltanto a posteriori. Lo ha messo nero su bianco la Commissione europea nella comunicazione, pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Ue e dal titolo «Orientamenti per gli Stati membri sull’ampliamento della clausola di salvaguardia nazionale per la sicurezza energetica».
Di fatto, l’esecutivo comunitario ha ribadito quanto già chiarito alle Camere dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. L’attivazione della national escape clause (Nec) consentirà all’Italia di giustificare scostamenti in eccesso (debiti) sul conto di controllo associato all’evoluzione della spesa netta, ma gli interventi avranno pieno impatto sul deficit, «un indicatore particolarmente importante, in questa fase, nella programmazione di finanza pubblica del governo italiano, dal momento che dalla sua evoluzione dipendono gli sviluppi della procedura di deficit eccessivo».
Ecco che se, ha continuato il titolare del Mef, la procedura di infrazione per deficit eccessivo «non venisse chiusa - anticipatamente - alla luce di una revisione (nel prossimo mese di settembre) del dato relativo al 2025 o, alternativamente, sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026 (come previsto dalla raccomandazione del Consiglio), un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tale da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nella procedura di infrazione fino al rientro al di sotto della soglia prevista dai trattati». Questo anche se «il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità della clausola di salvaguardia nazionale», precisa Giorgetti.
Le comunicazioni della Commissione in materia della Nec, pubblicate dopo settimane di negoziato tra i Ventisette, mettono soprattutto in chiaro il perimetro della nuova flessibilità sulle spese per la sicurezza energetica, che consentirà agli Stati di derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di stabilità per finanziare investimenti destinati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Sono indicate 22 tipologie di intervento. Per le famiglie sono previste sovvenzioni per l'energia geotermica e solare, per i sistemi domestici di accumulo, per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite come le pompe di calore e per installare infrastrutture domestiche di ricarica dei veicoli elettrici. Possibili anche sovvenzioni o prestiti agevolati per ristrutturazioni medie o profonde degli edifici. Restano, invece, fuori dalla lista le auto elettriche: Bruxelles indica gli incentivi fiscali alle imprese e gli investimenti pubblici per le infrastrutture di ricarica, ma non gli incentivi nazionali per l'acquisto dei veicoli. E neanche le e-bike sopravvivono alle sforbiciate imposte da frugali e dai Paesi più attenti a difendere il più possibile le deroghe fiscali per la difesa (i vicini della Russia).
Gli investimenti pubblici includono invece i trasporti urbani puliti, come tram e metropolitane, infrastrutture ferroviarie e materiale rotabile.
Per le imprese sono possibili incentivi alle tecnologie per la decarbonizzazione industriale e finanziamenti agevolati per la riqualificazione energetica degli edifici.
L'elenco è comunque «esemplificativo e non esaustivo». Gli Stati potranno sottoporre anche altri interventi e, comunque, ogni misura dovrà essere documentata singolarmente. Bruxelles per settembre dovrebbe dare il proprio via libera e poi il tutto dovrà avere l'ok del Consiglio Ue Ecofin il 9 ottobre. (riproduzione riservata)