In Italia la frenata del settore manifatturiero ha bloccato lo slancio che avrebbe potuto avere la crescita economica nel 2024. Guardando però al futuro, sono i dazi e il prezzo del gas a far più paura.
L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) ha rivisto al ribasso la previsione sul prodotto interno lordo (pil) del 2024 (+0,7%), così come quella per quest’anno (+0,8%) e il prossimo (+0,9%). Secondo quanto stimato nell'ultima congiuntura flash dell'Autorità dei conti pubblici, «il quadro macroeconomico dell’economia italiana si conferma soggetto a rischi, complessivamente orientati al ribasso». Tra le cause del maggior pessimismo l’Upb cita il deterioramento delle proiezioni sugli scambi internazionali e l'aumento del prezzo del gas. I futures europei sul gas naturale sono saliti sui massimi dagli ultimi 15 mesi la scorsa settimana, portando a casa un aumento di quasi l’8% a 54 euro al megawattora, allarmando l’Europa.
«Una particolare attenzione», sottolinea la nota di Upb, «merita il capitolo dell’export su cui pesano le tensioni globali e la debolezza della congiuntura europea. I dati autunnali riportano un calo delle vendite nello scorso anno verso la Germania, la Cina e gli Stati Uniti e una crescita del commercio con la Turchia e i Paesi Opec. Quest’anno dovrebbe arrestarsi la perdita di quote di mercato estero delle imprese italiane, che tuttavia esprimono giudizi molto cauti sugli ordini dall’estero nel breve termine».
La congiuntura mondiale e l’andamento sulle variabili internazionali hanno, in generale, «un forte peso specifico su un’economia molto aperta agli scambi come quella italiana». Dal canto suo, il 2025 è iniziato con alcune novità a livello globale, in particolare sul cambiamento climatico e sugli equilibri geo economici, mentre si prospettano effetti avversi dalle nuove politiche protezionistiche dell’amministrazione di Donald Trump, che potrebbero essere considerevoli. I mercati valutari e delle materie prime risentono di questi diversi fattori di incertezza: «la volatilità delle materie prime energetiche, in particolare del gas naturale, è uno dei primi fattori di rischio sotto osservazione. Resta debole anche il commercio internazionale, con una flessione dei paesi avanzati rispetto al buon andamento dei paesi emergenti».
Quanto all’inflazione, l’Upb stima che quest’anno risalirà dopo essere scesa nel 2024 all’1%, confermandosi inferiore alla media europea, «nel corso del 2025 è attesa in aumento, intorno al 2%, ossia il target della Bce». Il calo dei salari reali dovuto ai rincari degli anni scorsi si va gradualmente riducendo, secondo gli esperti, ma resta sopra il 3% nel confronto con l’anno 2021, prosegue l’Upb nel comunicato stampa. (riproduzione riservata)