Questo giro di trimestrali non sarà del tutto indolore. Con i tassi alti, al 4,5% in Eurozona e al 5,5% negli Usa e un’inflazione che, soprattutto negli Stati Uniti, fatica a rientrare nel 2% atteso dalla Fed, il costo del debito sulle spalle delle società resta sostenuto e va ad erodere i margini. Registrare quindi profitti in linea con le previsioni non è una passeggiata, neppure per le banche, che dovrebbero essere le prime a beneficiare da questa situazione. Ma il mercato rischia di avere attese molto alte sul settore finanziario, come è accaduto per esempio a Intesa Sanpaolo venerdì 3 maggio che ha registrato 2,3 miliardi di profitti nel primo trimestre 2024 e battuto il consenso degli analisti riducendo di molto la presenza in Russia. E ha confermato le previsioni di oltre 8 miliardi di profitti quest’anno, ma il mercato si aspettava che la banca alzasse subito le attese sul 2024 e ha venduto il titolo. Che, per inciso, nel frattempo ha guadagnato il 30% da gennaio.
Le società che compongono il Ftse Mib, l’indice principale di Piazza Affari che raccoglie i 40 titoli a maggiore capitalizzazione, hanno già cominciato a pubblicare i conti, ma la vera stagione si apre ora, soprattutto nelle prima metà di maggio. Nella tabella allegata i titoli sono stati elencati in base al peso che hanno in percentuale all’interno dell’indice, è stata riportata la data di pubblicazione dei conti e le stime su ricavi e utile attesi nel primo trimestre. Nella maggior parte dei casi si tratta del consenso degli analisti raccolto da FactSet, dove questo non è previsto è indicato il nome della società specifica che ha emesso la valutazione, da Equita Sim a Intesa Sanpaolo, Goldman Sachs e BofA, per esempio. Su alcune società, soprattutto quelle che rendono noti i conti verso la fine di maggio, non ci sono ancora le note degli analisti.
La partenza delle trimestrali, tutto sommato, se presa nel suo complesso è stata positiva. Gli analisti di Barclays, giunti a quasi due terzi della stagione dei conti partiti per prima negli Usa, notano che la crescita dell’utile per azione su base annua è migliore del previsto e che reggono anche i margini di guadagno.
L’analista di JPMorgan Chase, Marko Kolanovic, mette tuttavia le mani avanti spiegando che le borse probabilmente ripeteranno i movimenti della tarda estate quando i mercati hanno iniziato a subodorare tassi alti per un periodo più lungo che rischiano di comprimere gli utili delle imprese. L’analista della banca d’affari avverte che i profitti delle megacap tecnologiche rischiano di coprire le preoccupazioni degli investitori su un costo del denaro giudicato troppo alto.
Infatti i mercati sono cresciuti sia in Europa che negli Usa nel primo trimestre prima di erodere parte dei guadagni ad aprile quando è cominciata la stagione delle trimestrali e si è alzata la volatilità sulle borse, caratterizzate da giornate di buoni guadagni e da altre di decise perdite. Tutto sommato, scrive JP Morgan, circa l’80% delle società Usa ha battuto le attese.
Anche Michael Wilson, analista di Morgan Stanley, avverte che la pressione dei rendimenti obbligazionari al rialzo, effetto dei tassi, sta comprimendo gli utili delle società. E sottolinea come, nonostante il fatto che la percentuale di aziende che battono le attese del consenso sia «forte», la reazione in borsa risulta piatta nel migliore dei casi.
Ci sono poi gruppi, fra gli industriali, che hanno deluso gli analisti, fra questo, Stellantis, che ha pubblicato solo i ricavi nella trimestrale, non i profitti relativi ai primi tre mesi dell’anno. Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, mette in evidenza in tal senso che «i risultati del primo trimestre che stiamo osservando mostrano le conseguenze erosive dell'inflazione sulla generazione del flusso di cassa. Le prime considerazioni che possono essere fatte, volgendo lo sguardo verso le aziende industriali, vedono un peggioramento del flusso di cassa per Stellantis e tale dinamica si è mossa su due direttive: minori vendite e costi maggiori. Le minori vendite, assieme all'aumento dei costi, sono elementi comuni a tutto il settore automobilistico occidentale, ovvero Europa e Usa, tranne la Cina».
Il gestore ricorda poi che l'inflazione e di conseguenza il tasso di interesse elevato rispetto all'ultimo decennio, «rappresenta un plus per le banche poiché grazie ad una maggiore remunerazione dei depositi si aggiungono un aumento delle commissioni ed una riduzione progressiva della forza lavoro e questi tre elementi stanno concorrendo a far ottenere alle banche profitti record perciò rimaniamo positivi in tal senso sul settore». Tuttavia, anche in un settore avvantaggiato come quello finanziario, battere le attese del consenso degli analisti può non essere sufficiente. Adesso l’attenzione si sposta a martedì 7 maggio con i conti di Unicredit, su cui il consenso si aspetta oltre 2 miliardi di profitti nel primo trimestre dell’anno.
Un altro settore da guardare, riprende Caldato, «è quello delle utilities, come Enel, caratterizzato dalla necessità di effettuare grossi investimenti per garantire la transizione energetica. Operatori che sono presenti in settori regolamentati possono poi recuperare gli investimenti, mentre altre aziende possono soffrire il periodo in attesa di un taglio di tassi. Su queste basi, vediamo trimestrali neutrali per il settore ma buone prospettive».
Per le aziende industriali, aggiunge il gestore, «saranno cruciali il secondo ed il terzo trimestre dell’anno in corso, quindi rimaniamo neutrali. Per finire, guardiamo con molto scetticismo tutte quelle realtà indebitate e con scarsa/nulla capacità di generazione del flusso di cassa perchè saranno doppiamente impattate, sia dall'inflazione che da un costo del debito più alto».
Un approccio più tattico arriva da Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex. Secondo cui «il mercato ha forse toccato i massimi di breve periodo e per trovare la forza di un rimbalzo, che lo possa portare a 35.000 punti, servirebbe uno storno tra maggio e giugno, due mesi importanti di stacco dividendi e di movimenti delle banche centrali». Le attese dei mercati sono di un primo taglio dei tassi da parte della Bce a giugno. Quanto alla Fed, fino a due mesi fa le aspettative erano di due-tre tagli nel 2024, «mentre oggi i mercati scontano al 50% nessun taglio, al 48% solo uno il 18 dicembre».
A quel punto, sarebbero tre gli elementi che potrebbero far ripartire i mercati, secondo Batacchi. «Il primo è che la Fed ha da poco annunciato un allentamento del Quantitative Tightening a partire da giugno, con l'effetto che si avrà più liquidità sul mercato. Quest’ultima va di solito a sostegno delle borse, che in estate potranno avere un assetto macroeconomico favorevole». Il secondo dato da tenere monitorato è quello dei «macro buyback annunciati a Wall Street (ne avremo anche in Italia). Il terzo punto è invece la fine della stagione dei dividendi che pesa molto a Piazza Affari, in questo senso il listino più generoso in Europa», conclude Batacchi. (riproduzione riservata)