La performance migliore di Piazza Affari negli ultimi 35 anni è quella di Recordati, che ha registrato una crescita del 7.114%. Con i dividendi reinvestiti, si sale all’8.682%. Questo significa che mille euro del 1989 nel titolo farmaceutico oggi sarebbero quasi 87.000, applicando la valuta comune anche in un’epoca in cui vigeva la lira.
A seguire, in seconda posizione, Stellantis, la combinazione fra Fiat Chrysler Automobiles e Psa, con il 4.893% (6.095% se i dividendi sono stati reinvestiti) e in terza posizione Danieli con le azioni di risparmio che hanno registrato un +1.219% (+1.445% con le cedole). Le prime sei società per crescita in borsa appartengono al settore industriale, iniziamo a vedere le banche in settima posizione con Intesa Sanpaolo, che ha registrato una performance del 415% (863% con i dividendi), mentre Mediobanca arriva undicesima con il 150% (298% cedole incluse). Da notare che nel settore finanziario i dividendi mediamente raddoppiano la performance, con Unicredit (37%, 250% circa) la moltiplicano per sei volte. Nel caso di Italmobiliare, invece, holding di partecipazioni, la crescita compresi i dividendi è di quasi il 300%.
Se le prime 22 società sono positive, le altre registrano rendimenti in perdita, dal -9% circa di Mondadori al -98% di Telecom Italia (ma i titoli di risparmio sono positivi per il 52% circa), Monrif e Zucchi. Del resto 35 anni sono molti, nel settore bancario abbiamo assistito a crisi, fusioni e acquisizioni, diversi titoli si sono delistati, nell’industriale il comparto editoriale ha attraversato decenni di difficoltà, quello immobiliare è soggetto a cicli così come i titoli delle costruzioni.
Anche Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex, mette in evidenza che «la vera differenza nelle performance di Piazza Affari è quando si reinvestono i dividendi, allora sì che notiamo performance importanti». Non tutti i titoli sono andati bene negli ultimi 35 anni, sottolinea l’esperto, «direi che l'Italia non è da prendere come indice di riferimento a lungo termine per il passato. Ora, però, col progetto di una difesa comune in Ue, inizia a emergere l'idea più concreta degli Stati Uniti d'Europa, un fatto che aiuta a comprimere lo spread e a sostenere i corsi azionari».
Gli ultimi 35 anni di Piazza Affari hanno visto un cambio di casacca dell’indice principale e la nascita di nuovi benchmark più specifici. Nel 1989 esisteva infatti il Comit, nel 2003 le più importanti 40 società sono confluite nel Ftse Mib. Lo Star, invece, dedicato per lo più al settore industriale d’eccellenza, è nato nel 2001. Questi cambiamenti sono messi in evidenza da Gabriel Debach, market analyst di eToro, secondo cui nel corso di trentacinque anni, «l'indice italiano ha subito significativi cambi, riflettendo le varie dinamiche del panorama aziendale nazionale. Processi di aggregazione, scalate, fallimenti e privatizzazioni hanno plasmato il tessuto imprenditoriale. Nonostante il trascorrere del tempo, il destino di 36 aziende che hanno resistito a questa selezione naturale presenta un quadro in chiaroscuro». Ed ecco che anche Debach riconosce la preminenza dei dividendi: «il divario medio complessivo tra il rendimento del prezzo delle azioni e quello complessivo dei dividendi è quasi doppio. Questo sottolinea l'approccio storico italiano, caratterizzato da una forte enfasi sui dividendi come principale lusinga per gli investitori».
Anche se la quotazione in borsa può «sembrare stagnante, in aiuto arriva la cedola», riprende Debach. Uno scenario riflesso nell'evoluzione dell'indice Ftse Mib Total Return. Dei 36 titoli analizzati in tabella, 14 società, corrispondenti al 39% del campione, ha registrato ad oggi una perdita di valore. Tuttavia, questo dato, riprende Debach, «si riduce a 9, ovvero al 25%, nel calcolo del Total Return».
Il comparto finanziario vede, secondo l’analista di eToro, «il maggior numero di sopravvissuti, ben 7 (Bper Banca, Credem, Intesa Sanpaolo, Italmobiliare, Mediobanca, Mittel e Unicredit) seguito dai 6 dell’edilizia e dei materiali (Buzzi, Caltagirone, Cementir Holding, Vianini, Webuild e Webuild Rsp) e dai cinque del settore industriale (Bastogi, Cir, Danieli & C, Danieli & C risparmio e Leonardo)». Fotografia che riflette il tessuto azionario italiano, sempre focalizzato su banche, mattone e industria. Tuttavia, sottolinea Debach, «il maggior ritorno proviene dallo storico titolo farmaceutico italiano, Recordati, che ha registrato» un ritorno complessivo dell’8.682% dividendi inclusi negli ultimi 35 anni. Al secondo posto si colloca «Stellantis, ex Fiat, il cui percorso ha visto numerosi cambiamenti e sfide, ma la gestione di Marchionne e i successivi risultati hanno premiato gli investitori più fedeli».
Secondo Debach, «è altrettanto interessante notare che le azioni di risparmio hanno superato le azioni ordinarie per diversi titoli presenti». Ad esempio, mentre Telecom Italia ha segnato un crollo del 97% (-84% Total Return), il ritorno per le azioni di risparmio è stato del +52%, ovvero +814% Total Return. Una situazione simile si è verificata per le azioni di risparmio di «Danieli, Webuild, Saipem e Kme Group. Con dividendi più consistenti e l'assenza di diritto di voto in assemblea, i vantaggi sembrano superare gli svantaggi, come dimostrano i numeri», conclude l’esperto. (riproduzione riservata)