Sei opa in un mese sono un segnale su cui riflettere. Cinque sono avvenute sul segmento Egm di Piazza Affari, che raccoglie le piccole e medie imprese (più una sullo Star). Una pulizia interna al comparto delle società più piccole, dove il primo socio a volte approfitta del calo dei prezzi per ricomprare a sconto quello che aveva venduto in sede di ipo. Però sempre più le pmi spiegano che le opa derivano anche dalla necessità di tagliare i costi, compresi quelli fissi legati alla quotazione.
Nel frattempo le ipo tendono a latitare e il risultato è che alla data del 30 settembre le quotazioni sono state 17 (tutte su Egm) a fronte di 27 società che hanno abbandonato la borsa (per lo più erano quotate su Euronext Growth Milan). Gli ultimi casi riguardano Fervi, specializzata nella fornitura di attrezzature per l’industria, su cui il socio di maggioranza, Seconda srl, controllata da 1979 Investimenti (società che fa capo a Roberto Tunioli, ex ad di Datalogic) ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria.
Fra le ragioni inserite nel documento di offerta, la razionalizzazione dei costi, compresi quelli di quotazione. Così come la doppia ops di Ambromobiliare su 4Aim e Mit sim permetterà un risparmio attorno a mezzo milione di euro per dar vita ad un polo della consulenza sulle ipo delle pmi a Piazza Affari. Fra le ultime operazioni, compaiono poi l’offerta di Crane Nxt, società quotata al Nasdaq e specializzata in tecnologia industriale, su Antares Vision (partita come Spac dall’Egm per approdare al segmento Star), di Mare Group su Eles e di Almaviva su Almawave. Spesso sono gli stessi imprenditori che si accordano con il fondo o il veicolo offerente per delistare la propria impresa da Piazza Affari. Del resto, in media le pmi viaggiano a sconto (rapporto prezzo/utile) del 30% rispetto alle società a larga capitalizzazione per mancanza di scambi quotidiani e di liquidità.
A monte, gli storici investitori su Egm hanno perso la presa. Come raccontano i dati di Borsa italiana della tabella allegata, i primi 30 investitori su Egm hanno quasi dimezzato le loro posizioni fra il 2023 e il 2025, passando da 604,8 a 348,7 milioni di euro. Tuttavia, nello stesso arco temporale, i capitali investiti sono passati da 604,8 milioni a 591,6 grazie all’entrata in scena di nuovi operatori sul mercato che hanno frenato la discesa degli investimenti. Giovanni Natali, ad di 4Aim (gruppo Ambromobiliare), nota che «da questa analisi emerge uno scenario con luci ed ombre: da un lato il mantenimento di investitori per circa 600 milioni di euro, e questo è un bene, dall'altro il fatto che c'è uno spostamento degli istituzionali, tecnicamente fondi comuni, a investitori di altra natura, compresi Invitalia e Redfish, che hanno compensato ad esempio Mediolanum, che ha dimezzato la sua esposizione. Che dire? Il risparmio gestito è sostanzialmente uscito dall’Egm».
Se si guardano in dettaglio i maggiori attori su Euronext Growth Milan, Banca Mediolanum, un tempo molto attenta alle pmi quotate, aveva investimenti per 83,5 milioni nel 2023, scesi a 43,1 milioni quest’anno. Certo, nel frattempo l’indice è sceso dell’8,5% e questo ha contratto il valore delle posizioni. Se Mediolanum era il primo attore per masse su Egm nel 2023, Algebris compariva in seconda posizione con 80,4 milioni, che nel frattempo sono scesi a 70. E Azimut Holding, terzo in classifica tre anni fa, a sua volta ha dimezzato i 62,4 milioni iniziali agli attuali 31,2. Infine Norges Bank, il braccio operativo della banca centrale norvegese: era presente con 47 milioni su Egm, che nel 2025 si sono ridotti a 24,9 milioni. E che dire di AcomeA? La presenza della sgr milarese si è ridotta di due terzi, da 45 a 15,7 milioni. La svizzera Julius Baer, invece, partita con 29,3 milioni, ora ha azzerato la posizione, secondo i dati forniti da Borsa. Lo stesso è accaduto a Mahrberg Wealth, che era investita per 16,1 milioni (la società tedesca è stata fra l’altro cornerstone investor di Gentili Mosconi). Allo stesso modo è uscito totalmente da Piazza Affari il gruppo assicurativo francese Axa, che nel 2023 era investito per 13,8 milioni. Anche le Assicurazioni Generali hanno lasciato l’Egm, dove avevano quote di società per 5,1 milioni.
In decisa controtendenza Intesa Sanpaolo, che ha triplicato la sua esposizione fra il 2023 e il 2025, passando da 7,6 a 21,1 milioni. Fra i nuovi investitori compaiono meteore come Anima, con 16,2 milioni nel 2024, posizione poi azzerata, e Anthilia, che dal 2025 detiene posizioni per 7,5 milioni, mentre Banca Investis, la ex Banca Intermobiliare, specializzata nella gestione dei patrimoni, deteneva 18,9 milioni di azioni Egm nel 2024, quasi raddoppiate nel giro di un anno a 29,4 milioni. In salita Bper Banca: i 49,8 milioni del 2024, nel 2025 sono diventati 66,4. E ora è il secondo maggior attore su Egm dietro ad Algebris. Interessante la presenza dello Stato con Invitalia, che detiene 17,3 milioni a partire dal 2025. (riproduzione riservata)