Il tema del rilancio delle borse europee è al centro dei discorsi di Mario Draghi e di Emmanuel Macron, fra i punti in evidenza su cui lavora la Commissione Ue presieduta da Ursula von der Leyen. Ed è un tema che conosce bene anche Rishi Sunak, il premier inglese preoccupato per la fuga degli investimenti dei cittadini britannici nei grandi titoli tecnologici del Nasdaq. Lo stesso presidente francese è molto seccato che un colosso nazionale del petrolio come Total voglia spostare la quotazione principale a Wall Street dove ritiene che sarà valutato almeno il 40% in più, in linea con i big dell’oil statunitense.
In Italia, gli operatori di mercato chiedono ormai da anni un aiuto al governo, un progetto strutturale per il rilancio di Borsa spa, parte del gruppo comunitario Euronext, con investimenti importanti soprattutto nelle piccole e medie imprese. Queste ultime, infatti, soffrono di strutturale mancanza di liquidità. Da un lato perché i fondi Pir hanno registrato ampi riscatti dopo che i sottoscrittori, alla fine dei cinque anni di investimento, hanno venduto le quote con profitto incassando anche il bonus fiscale collegato. Dall’altro perché il rialzo dei tassi ha messo sotto pressione le piccole e medie imprese che devono pagare maggiori oneri sul debito, con il risultato che i titoli quotati hanno sofferto in borsa un’ondata di vendite.
Ci vorrebbe infatti un fondo pubblico, sovrano, che assieme agli investitori istituzionali inizi a investire in maniera strutturale e paziente nelle imprese italiane quotate. E una novità importante, in questo senso, pare sia già allo studio negli uffici romani. Da un lato perché la borsa è un tema caro alla Lega, seguito da vicino da Federico Freni, sottosegretario all’Economia e da Giulio Centemero, membro della Commissione Finanze. Un tema caro anche a Federico Cornelli, commissario Consob e membro della Commissione di revisione del Tuf, il Testo Unico della Finanza.
Da tempo si parla di un rilancio di Borsa attraverso il sostegno di Patrimonio Destinato, lo strumento del Mef per supportare il rafforzamento patrimoniale delle imprese italiane, che ha 300 milioni in portafoglio e un regolamento piuttosto restrittivo. Ci sarebbe però bisogno di investire in maniera più ampia a Piazza Affari andando a rilevare quote di società piccole scambiate su Egm e di altre pmi quotate su Mta. Una prima idea di come rendere più operativo Patrimonio Destinato è stata proposta dalla Lega prima nell’emendamento al Pnrr e poi a quello del Superbonus.
Ma l’idea, secondo MF-Milano Finanza, si sta definendo a Roma in maniera più precisa. Secondo quanto risulta a questo giornale, il progetto andrebbe proprio nella direzione chiesta da operatori di mercato e aziende. Ruota attorno alla creazione di un fondo pubblico-privato ad hoc per Piazza Affari, nel quale Patrimonio Destinato potrebbe investire fino al 49% e la restante parte sarebbe aperta a soggetti istituzionali. Un fondo di capitale paziente, ben lontano dall’idea di fare trading, da inserire come emendamento in uno dei prossimi disegni di legge in Parlamento. Ce ne sarebbe bisogno, visto che il Ftse Mib è salito del +17% da inizio anno, ma l’indice delle pmi, l’Egm, perso nello stesso tempo l’1,8%. (riproduzione riservata)