Il Piano Casa ha incassato il primo sì dal Parlamento: l’Aula della Camera ha approvato la questione di fiducia al ddl con 168 sì (Futuro Nazionale di Vannacci ha votato contro). Il testo passa così all’esame del Senato dove dovrà essere convertito in legge entro il 6 luglio.
Dopo anni di bonus e misure frammentate, il governo Meloni ha messo in piedi un piano per contrastare l’emergenza abitativa in Italia, che conta su circa 10 miliardi di investimenti pubblici nei prossimi dieci anni e si basa su tre principali pilastri: il recupero dell'edilizia residenziale pubblica esistente, lo sviluppo dell'housing sociale e l'attivazione dei capitali privati con l'edilizia integrata.
Entrando nel dettaglio dei contenuti del provvedimento, il Piano prevede la nomina di un commissario straordinario incaricato di coordinare, monitorare l'attuazione delle opere previste, superare eventuali ostacoli burocratici, accelerare le procedure e assicurare che le risorse stanziate vengano utilizzate in modo efficace. Il dpcm (decreto del presidente del Consiglio) sul tavolo del consiglio dei ministri di lunedì 22 giugno indica l'architetto – nonché consulente tecnico per la Pa e commissario Via e Vas del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica – Felice Squitieri come Commissario straordinario per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale. L’incarico finirà il 31 dicembre 2027.
Torno al dl Piano Casa, c’è anche il rifinanziamento con 8,5 milioni nel 2026 il fondo per gli affitti degli studenti fuori sede mentre sul fronte del terzo pilastro.
Nel corso dell’esame a Montecitorio, come anticipato da MF-Milano Finanza, è stata eliminata la «corsia preferenziale» per i fondi stranieri. Nella versione originaria del testo (comma 7 dell’articolo 9) si prevedeva che le agevolazioni urbanistiche e volumetriche per investimenti privati inserite all’interno del decreto fossero riservate alla fetta di edilizia convenzionata (almeno il 70%) solo di progetti superiori a un miliardo di euro nonché provenienti dall’estero.
Invece la versione approvata in prima lettura prevede che le agevolazioni e le semplificazioni burocratiche varranno per tutti i costruttori che presenteranno progetti dal valore di un miliardo di euro. L’intento della maggioranza era quello di non scontentare troppo i piccoli e medi costruttori italiani, che vedevano il rischio di essere superati dai grandi player esteri, a partire dai fondi immobiliari. Alcuni paletti, però, sono rimasti: il tetto di investimento è rimasto di un miliardo, e gli interventi dovranno essere «fisicamente continui e funzionalmente unitari». Niente progetti spezzettati tra le regioni per arrivare alla somma complessiva di un miliardo.
Inoltre nella prima fase dell’iter parlamentare è stata allargata la platea dei potenziali beneficiari degli alloggi a prezzi calmierati. Sono stati, infatti, stati inclusi nella lista anche ai dipendenti pubblici: insegnanti, vigili del fuoco, membri delle forze armate e dell’ordine.
Allo stesso tempo un emendamento al decreto legge ha ampliato «le categorie prioritarie ammesse al fondo di garanzia per la prima casa: le persone con disabilità permanente e i nuclei familiari che convivono con familiari disabili potranno accedere a maggiori tutele (garanzia fino all’80% della quota capitale) e a condizioni più favorevoli per l'acquisto della prima abitazione», ha commentato il presidente di Consap, Sestino Giacomoni. Il che «rappresenta un importante passo avanti nel rafforzamento della funzione sociale dello strumento»
Allo stesso tempo, gli alloggi a prezzo concordato dovrebbero rappresentare il 70% degli interventi ma arrivano delle deroghe per la parte non residenziale. Con le modifiche apportate dai deputati della commissione Ambiente le operazioni edilizie potranno prevedere «l’insediamento di una pluralità di destinazioni d’uso, residenziali e non residenziali». In questi casi, la quota percentuale minima del 70% di edilizia convenzionata, da rispettare per ottenere le semplificazioni del decreto, sarà calcolata esclusivamente sulla componente residenziale: cioè, mettendo in relazione gli immobili a prezzo libero e quelli a prezzo calmierato.
E ancora, è stata introdotta la possibilità che «una quota compresa tra il 5 e il 15% della superficie utile complessiva» dei nuovi insediamenti possa essere «destinata a start up, microimprese, attività lavorative svolte in postazioni condivise (coworking), commercio di prossimità, artigianato urbano e a servizi di quartiere mediante convenzioni a canone calmierato».
Da Montecitorio è arrivato invece il rinvio del meccanismo che avrebbe dovuto convogliare 1,2 miliardi di euro di risorse Pnrr nel Fondo nazionale per l'abitare gestito da Cdp Real Asset. Il provvedimento sarà riproposto a breve in un altro decreto, sempre facendo attingendo dal portafoglio Pnrr del ministero dei Trasporti originariamente destinati alla creazione di una Rolling Stock Company (Rosco) pubblica in Italia nel 2026, volta a gestire e noleggiare treni separatamente da Fs. (riproduzione riservata)