Royal Philips cede circa l'11% alla Borsa di Amsterdam. La società medtech, partecipata per circa il 19% da Exor, ha riportato conti leggermente migliori delle stime grazie ai rimborsi sui dazi, ma sul futuro (anche prossimo) si affollano nubi che limitano la visibilità e aumentano il rischio di esecuzione. Due, in particolare, sono le criticità che hanno portato a un deterioramento del sentiment sul titolo: l'andamento delle vendite in Cina e il rallentamento dell'acquisizione di ordini. dell'acquisizione di ordini. Il valore della partecipazione di Exor in Philips nel confronto con il prezzo di chiusura di ieri scende di circa 460 milioni di euro.
Philips ha chiuso il secondo trimestre con vendite consolidate comparabili di 4,36 miliardi di euro (+4% a/a), risultato operativo di 609 milioni (includendo 186 milioni di rimborsi di dazi) e margine ebita di 16,4%, con utile netto di 386 milioni che si confronta con i 240 milioni del pari periodo del 2025. La crescita organica delle vendite del 4% si colloca solo frazionalmente sotto le stime degli analisti di Jefferies a +4,1% e batte il consenso fermo a +3,8%. «Il miglioramento delle dinamiche della domanda non è sufficiente a compensare la normalizzazione delle vendite comparabili: gli ordini acquisiti tornano in territorio negativo (-1%)», segnalano gli esperti.
I rimborsi portano il gruppo a rivedere al rialzo la guidance sul margine ebita, tra il 13,5% e il 14% rispetto alle precedenti indicazioni tra 12,5% e 13%. La crescita delle vendite è ancora stimata tra il 3% e il 4,5% e il free cash flow tra 1,5 e 1,7 miliardi di euro, con le stime precedenti che vedevano il dato tra 1,3 e 1,5 miliardi. Secondo Jefferies resta comunque il rischio di esecuzione «dato il rallentamento degli ordini e una base di comparazione molto più ardua nel secondo semestre».
Dopo sei trimestri consecutivi di andamento positivo, le vendite a parità di perimetro hanno determinato un calo dell'1% degli ordini acquisiti, «poiché la crescita delle vendite a lungo termine (bassa singola cifra) nel settore d&t non è riuscita a compensare il calo delle vendite a medio termine (media singola cifra) nel settore cc (gli ordini più consistenti sono stati spostati al terzo trimestre), nonostante il miglioramento delle tendenze relative agli investimenti in conto capitale degli ospedali (forte negli Stati Uniti e forte nell'Ue rispetto alla stabilità del primo trimestre)», spiegano sempre da Jefferies. Gli analisti rimangono «cauti poiché la crescita media degli ordini (+4,7% su 18 mesi) potrebbe continuare a limitare la crescita delle vendite nel settore d&t/cc (esposizione al portafoglio ordini pari a circa il 40%)».
Il ceo Roy Jakobs in call con gli analisti ha sottolineato che i ritardi negli ordini negli Stati Uniti e le pressioni del mercato in Cina hanno pesato sui risultati del secondo trimestre. Il margine ha infatti beneficiato dei rimborsi di dazi ma il volume di ordini comparabili è diminuito dell'1%, perché alcuni ordini di grandi dimensioni sono stati spostati al terzo trimestre. «Non si tratta di un obiettivo mancato, ma piuttosto di una questione di tempistiche», ha affermato il ceo durante la call. «Alcuni di questi accordi sono complessi. Sono di entità molto grande, si tratta di contratti pluriennali da centinaia di milioni o da diversi milioni di dollari, e quindi non è possibile stabilire con precisione quando si concluderanno».
Per quanto concerne la Cina, a luglio è entrata in vigore una nuova politica che impone a tutte le istituzioni mediche pubbliche di acquistare attrezzature mediche attraverso programmi di approvvigionamento centralizzati. Jakobs durante la call ha dichiarato di aver potuto osservare «una certa turbolenza di mercato e un rallentamento» delle vendite, fatto che porta Philips a prevedere «una situazione strutturalmente più difficile in Cina», come da attese. (riproduzione riservata)