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Ursula Von der Leyen Commissione Europea
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Perché l’Europa ha una potente arma contro gli Usa: 12,6 trilioni di asset e 2,8 trilioni di Treasury

20 gennaio 2026, 09:45 Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2026, 07:55

Come può difendersi l’Europa dalla minaccia di nuovi dazi al 25% da parte degli Usa che vogliono annettere la Groenlandia? Con un bazooka finanziario, che però va maneggiato con grande cautela

Quali sono le armi che l’Europa ha in mano per difendersi dai nuovi dazi di Trump del 25% che vuole annettersi la Groenlandia? Da un lato contro-dazi per 93 miliardi, come ha già avvertito l’Ue. Dall’altro, molto più potente, è l’arma finanziaria in mano a Bruxelles e a Londra. Perché anche il Regno Unito è stato minacciato con il 25% sempre a causa della Groenlandia.

La potenzia finanziaria dell’Europa

Il ministro della Difesa francese, Jean Noel Barrot, ha sottolineato che «se oggi alcuni sembrano averlo dimenticato, ricordiamoci che gli Stati Uniti hanno un bisogno vitale dell'Europa». La forza dell'Europa è nella sua potenza finanziaria, ha ricordato Barrot: «Le grandi aziende digitali generano un quarto del fatturato e probabilmente la metà dei profitti in Europa. I Paesi dell'Eurozona detengono 3.000 miliardi di euro in più di asset rispetto a quelli che gli americani detengono in Europa». Fatto che ha portato gli analisti e i columnist dell’FT a riflettere su quanto sia potente questa arma finanziaria che detiene l’Europa. 

Secondo un’analisi del quotidiano britannico, si tratta di 12,6 trilioni di dollari di asset complessivi in portafoglio ai Paesi Nato europei (Uk inclusa), di cui 2,84 trilioni di Treasury Usa.  Solo nella giornata di martedì 20 gennaio, il rendimento del T bond è passato dal 4,22% di inizio contrattazione asiatica al 4,286% alle ore 9:20 italiane, con il rendimento che sale in velocità mentre il prezzo scende. Segnale che i mercati stanno vendendo i bond Usa.

Come scrive George Saravelos, chief Forex strategist di Deutsche Bank, «l’Europa possiede la Groenlandia, ma possiede anche una grande quantità di Treasury statunitensi... Nonostante la sua forza militare ed economica, gli Stati Uniti hanno una debolezza strutturale: dipendono dagli altri per finanziare i conti attraverso un profondo disavanzo in mano a investitori esteri». L’Europa, in tal senso è il principale creditore degli Usa: i Paesi europei «detengono 8.000 miliardi di dollari di obbligazioni e azioni statunitensi, quasi il doppio rispetto al resto del mondo messo insieme». 

Secondo i calcoli dell’FT, che cita i dati della Federal Reserve, in realtà il valore complessivo di tutti gli asset finanziari statunitensi detenuti dai Paesi Nato europei è di 12,6 trilioni di dollari invece degli 8 trilioni indicati da Deutsche Bank. 

Già i fondi pensione danesi hanno venduto

I fondi pensione danesi sono stati tra i primi, già all’inizio dell’anno scorso, a rimpatriare capitali e ridurre l’esposizione al dollaro. Non più tardi di qualche giorno fa, il colosso Usa Pimco (controllato dalla tedesca Allianz) ha avvertito che è giunto il momento di diversificare gli asset dagli Usa e rivolgersi più a quelli europei.

Oggi la «posizione patrimoniale netta degli Stati Uniti si trova a livelli negativi record, l’interdipendenza reciproca tra i mercati finanziari europei e statunitensi non è mai stata così elevata. Sarebbe la strumentalizzazione dei capitali, più che dei flussi commerciali, a risultare di gran lunga la più dirompente per i mercati», notano i commentatori dell’FT.

Come si è visto, i Paesi europei della Nato detengono da soli 2.800 miliardi di dollari di Treasury statunitensi, che salgono a 3.300 miliardi includendo il Canada: una cifra persino superiore alle riserve ufficiali della Cina, il cui stock di Treasury è da tempo considerato una potente potenziale arma geopolitica.

Come si potrebbe forzare una vendita?

Bisogna però ricordare che la maggior parte di questi asset non è in mano ai governi europei (con l’eccezione del fondo sovrano norvegese), si tratta di risparmio gestito. Però molti investitori istituzionali potrebbero già stare riducendo gradualmente l’esposizione agli Usa, lo abbiamo visto con Pimco e potrebbero essere sensibili a una sorta di moral suasion da parte dei rispettivi governi.

Da notare poi che banche e investitori europei, carichi di Treasury, rischiano un contraccolpo se vendono i T bond in maniera massiccia, innescando un calo dei prezzi. Quindi un possibile rimpatrio su larga scala dei capitali dovrebbe essere lento, metodico, a lungo termine per impedire di far scendere troppo il dollaro e schizzare l’euro. Un movimento che da solo potrebbe essere spingere molte economie europee verso un calo importante del pil.

Però Deutsche Bank ritiene che non sarebbe necessaria un’azione «ufficiale» da parte dell’Europa per esercitare pressione sugli Stati Uniti: la combinazione tra la crescente prudenza degli investitori e il bisogno costante dell’America di nuovi capitali per finanziare il deficit potrebbe bastare a forzare un cambiamento. Basta che gli investitori istituzionali non affollino le aste di T bond Usa.  (riproduzione riservata)



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