Perché investire nei bond delle banche italiane e nei Clo: l’analisi di Eoin Walsh (TwentyFour AM)
L’inflazione in Eurozona è ormai sostanzialmente in linea con l’obiettivo della Bce. A meno di eventi imprevisti, come un forte rallentamento della crescita o shock geopolitici, la Bce dovrebbe restare alla finestra per il resto dell’anno. Eoin Walsh, partner e portfolio manager di TwentyFour Asset Management – boutique specializzata nel reddito fisso del gruppo Vontobel – descrive così lo scenario europeo.
Secondo il gestore, la Banca Centrale Europea si trova oggi in una posizione di relativa tranquillità: «Naturalmente, se l’inflazione (1,9% a febbraio, ndr) dovesse scendere ancora o l’economia indebolirsi, non è da escludere un ulteriore taglio dei tassi. Ma allo stato attuale lo scenario più probabile è una fase di attesa, con un atteggiamento comunque pronto a intervenire se necessario». La dinamica dei prezzi, unita a fondamentali creditizi solidi, contribuisce a spiegare perché gli spread restino su livelli contenuti.
Diverso il quadro per la Bank of England. «La banca centrale britannica vorrebbe tagliare i tassi», osserva Walsh, «ma continua a essere frenata da un’inflazione ancora troppo elevata». I segnali di moderazione, soprattutto sul fronte salariale, sono incoraggianti, ma l’economia resta debole: crescita piatta, disoccupazione in lieve aumento e una situazione fiscale fragile. «Se l’inflazione dovesse calare con maggior decisione, potrebbero arrivare più di due tagli dei tassi, forse tre. Ma tutto dipenderà dall’evoluzione dei prezzi».
Negli Usa lo scenario si fa più articolato. «La Federal Reserve sembra orientata verso due tagli dei tassi, almeno stando ai messaggi del board», spiega Walsh. Ma l’attenzione dei mercati è puntata anche sulla possibile successione alla guida della banca centrale, con Kevin Warsh successore di Jerome Powell. «Molti ritengono che la sua nomina implichi un allineamento automatico con le posizioni del presidente Trump, ma sarebbe riduttivo pensarlo», chiarisce Walsh. «Anche Powell era stato nominato da Trump, e la Fed ha comunque mantenuto la propria indipendenza».
Warsh non è un volto nuovo: già membro della Fed durante la crisi finanziaria globale, ha criticato in passato l’eccessiva espansione del bilancio e una politica monetaria giudicata troppo accomodante, sia dopo il 2008 sia nel periodo post-Covid. Il quantitative easing, ricorda Walsh, era ancora in corso quando iniziarono i rialzi dei tassi che portarono il costo del denaro a salire di quasi 500 punti base in un anno.
Sul fronte macro, il mercato del lavoro americano resta solido e l’inflazione ha sorpreso al ribasso. «Questo lascia spazio a due tagli, difficilmente di più, a meno di un deterioramento significativo dell’occupazione».
Per Walsh, la compressione degli spread non è frutto di euforia irrazionale ma di fondamentali robusti. Negli Stati Uniti la crescita ha smentito i timori di stagnazione. Nell’Eurozona, se i Paesi core hanno faticato, la periferia – Irlanda, Spagna, Portogallo e Italia – ha mostrato dinamiche più vivaci. A ciò si aggiunge una politica fiscale più espansiva, inclusa la rimozione del freno al debito in Germania e l’aumento della spesa per difesa e infrastrutture.
Le aziende presentano bilanci solidi: leva sotto controllo, buona liquidità e scadenze ben distribuite. Le banche europee, in particolare, mostrano livelli di capitale ai massimi storici e redditività elevata. Tra i nomi citati da Walsh figurano Unicredit e Intesa Sanpaolo (si veda la tabella sotto con una selzione di bond), considerate ben capitalizzate e molto redditizie.
Un eventuale sell-off dei mercati azionari potrebbe contagiare anche il credito, determinando un allargamento degli spread. Tuttavia, finora gli spread stretti appaiono giustificati e le nuove emissioni sono fortemente richieste, spesso con livelli di domanda cinque o sei volte superiori all’offerta. I rendimenti, inoltre, restano interessanti: l’investment grade europeo offre oggi il 3-3,5%, ben lontano dai livelli prossimi allo zero di pochi anni fa.
Tra i settori preferiti, Walsh indica le Clo (collateralised loan obligation), obbligazioni emesse per finanziare uno specifico pool di prestiti, in genere crediti garantiti senior o prestiti a leva, concessi a società. Le clo, pur essendo strumenti complessi, offrono rendimenti interessanti e presentano meccanismi di protezione che le rendono resilienti. A queste l’esperto aggiunge le banche europee, citando ad esempio Unicredit e Intesa Sanpaolo, considerate ben capitalizzate e molto redditizie.
Sul fronte valutario, nei fondi gestiti da Walsh il rischio cambio è sempre coperto. Tuttavia, nel medio termine non esclude un indebolimento del dollaro, anche per via delle dinamiche fiscali americane e di una possibile rotazione verso altri mercati obbligazionari, come quello giapponese. In termini di valore relativo, vede più opportunità in Europa dove, a parità di rating, si ottiene un rendimento superiore rispetto agli Stati Uniti.
Quanto al posizionamento, in questa fase del ciclo la preferenza va ai titoli investment grade, in particolare con rating BBB, mantenendo solo una quota selettiva di high yield. Anche sul fronte delle scadenze prevale la prudenza: no a quelle molto lunghe, meglio un intervallo ideale compreso tra 3 e 6 anni e una duration media intorno ai 4 anni.
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