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Fabio Panetta, governatore Banca d'Italia
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Perché il governo sbaglia a criticare Banca d’Italia

di Angelo De Mattia
10 novembre 2025, 20:43 Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2025, 07:06

Le analisi di Bankitalia sono relazioni tecniche con possibili deduzioni propositive, redatte da funzionari di alto livello professionale e gelosi della propria autonomia intellettuale, che è coerente con l'autonomia dell'Istituzione

È singolare l'accusa che da alcune posizioni nell'ambito della maggioranza di governo si muove alla Banca d'Italia a seguito dell'audizione nelle Camere sulla manovra di bilancio.

L'audizione nei punti oggetto delle rimostranze, ingigantite fino a parlare di «massacro» subìto, non ha fatto altro che fotografare tecnicamente gli effetti della riduzione dell'aliquota di imposte dal 35 al 33%, le conseguenze della rottamazione delle cartelle e la periodicità degli impegni richiesti alle banche che, comunque, a fronte del nuovo «contributo» introdotto, presentano una solida posizione patrimoniale e un'adeguata redditività.

La Banca d’Italia ha illustrato dati tecnici

Se si dice che della riduzione della predetta aliquota beneficeranno i contribuenti con redditi superiori a 28 mila euro in misura crescente fino a un massimo di 440 euro per redditi pari o superiori a 50 mila euro, non si fa altro che fotografare quanto previsto dal disegno di legge del bilancio, senza che la Banca d’Italia faccia un’inesistente distinzione dei redditi tra ricchi e poveri. Se si afferma che la «rottamazione» delle cartelle provocherà una diminuzione del gettito nei prossimi tre anni e si osserva che in passato non ha accresciuto l'efficacia del recupero di entrate non si fa che dire una cosa lapalissiana.

Se a proposito del ricordato «contributo» si aggiunge che in linea generale sarebbe opportuno evitare il ripetersi frequente di inattese modifiche della tassazione, si fa un'osservazione ovvia. Se si precisa che il recupero dei redditi familiari in conseguenza dell'inflazione non può essere perseguito solo con la leva fiscale, ma occorre anche un efficace sistema di contrattazione e un aumento della produttività, non si fa altro che sostenere sia quanto è corretto dal punto di vista istituzionale sia quanto è condiviso in maniera generalizzata.

Possono mai diventare queste piane osservazioni un casus belli? Il fatto è che non è abbastanza chiaro il ruolo che, nel campo dell'alta consulenza agli organi dello Stato, la Banca d'Italia da sempre svolge con analisi predisposte secondo il suo status di autonomia e indipendenza che ora deriva pure dal Trattato Ue, che per l'Italia ha il rango di legge costituzionale, in quanto l'istituto è parte dell'Eurosistema.

Le sue sono analisi tecniche con possibili deduzioni propositive, redatte da funzionari di alto livello professionale e gelosi della propria autonomia intellettuale, che è coerente con l'autonomia dell'Istituzione. Il governo, pur valutando magari l'insuperabilità delle analisi dell'Istituto in questione, può ben dire che quelle di un governo sono scelte politiche, avendo esso, per sua natura, altre finalità istituzionali. Non può, insomma, esistere un dominio della tecnica sulla politica, ma nemmeno di quest'ultima sulla tecnica.

Come funziona una «democrazie economica»

Chi, come lo scrivente, è stato quarant’anni in Banca d'Italia, ricorda che dal governatore Guido Carli in poi vi sono sempre stati contrasti, accentuatisi a partire da Carlo Azeglio Ciampi, nell'analisi di politica economica e finanza pubblica tra la stessa banca e i governi, spesso i ministri del Tesoro, che poi si sono ricomposti molto spesso in una sintesi più avanzata. Tra l'istituto di via Nazionale e i governi esiste o può esistere, nel rispetto di un quadro istituzionale composto da pesi e contrappesi, una distinzione nei mezzi e nei percorsi da compiere, ma non può non esservi una convergenza sui fini, ferme rimanendo le nettamente diverse attribuzioni. Si tratta di una discordia concors.

È, questo, il funzionamento del pluralismo istituzionale; più in generale, è il funzionamento della democrazia economica e della democrazia tout court. È proprio la differenza di compiti esercitati nella reciproca autonomia e indipendenza che esalta i poteri del governo il quale può dire «certo avete ragione con le vostre analisi, ma il governo intende agire diversamente» per valutazioni di policy.

Ciò che non si può fare, invece, è scagliarsi contro l'Istituto come se avesse dovuto nascondere le valutazioni tecniche e formulare considerazioni di opportunità politica che non gli competono, in questo caso, sì, invadendo il campo governativo. Se si agita una tempesta in un bicchiere d'acqua, ricorrendo anche a parole eccessive, si rischia di esporsi a boomerang. (riproduzione riservata)



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