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Perché il centrodestra ora accarezza l’idea di elezioni anticipate
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Perché il centrodestra ora accarezza l’idea di elezioni anticipate

di Marco Rogari
18 giugno 2026, 02:00

Il centrodestra spinge per l'approvazione rapida dello Stabilicum, affrontando divisioni interne e opposizioni, per evitare conflitti con la manovra economica e prepararsi a un possibile voto anticipato

Evitare di essere risucchiata dal vortice del cosiddetto effetto Vannacci; trovarsi in posizione di forza in Parlamento quando nel 2029 dovrà essere individuato il successore di Sergio Mattarella al Quirinale; scongiurare il rischio di pagare un prezzo politicamente troppo alto al perdurare di una difficile congiuntura dovuta alla crisi energetica e alle ricadute dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, magari cogliendo anche nel prossimo quinquennio l’eventuale occasione di gestire una possibile fase di ripartenza economica.


La maggioranza è convinta di avere tanti buoni motivi per valutare con molta attenzione un anticipo del voto ad aprile o a giugno 2027. E questo spiega anche la corsa contro il tempo scattata alla Camera per garantire a inizio agosto o al più tardi a settembre il via libera del Parlamento alla nuova legge elettorale, che garantisce un sostanzioso premio di governabilità.

Il percorso verso la nuova legge elettorale e le sue criticità

L’attuale tabella di marcia prevede l’approdo in Aula a Montecitorio entro fine giugno del cosiddetto testo base dello Stabilicum (o Melonellum che dir si voglia) per ottenere il disco verde prima del 10 luglio e trasmettere il provvedimento al Senato con l’ambizioso obiettivo di giungere all’approvazione già a ridosso della pausa estiva o, più probabilmente, alla ripresa autunnale dei lavori parlamentari.

Un iter molto rapido su cui grava però qualche incognita, a cominciare da quella sul tema del ritorno alle preferenze, gradito nel centrodestra a Fratelli d’Italia e Noi Moderati, ma che vede contrario il resto della coalizione, a partire dalla Lega.

Questo percorso a tappe forzate, contro il quale fanno muro quasi tutte le opposizioni, consentirebbe anzitutto di evitare di sovrapporre l’ok alla legge elettorale all’esame parlamentare della delicata manovra economica in arrivo in autunno, ma anche di fissare le nuove regole elettorali non troppo a ridosso del voto, soprattutto nell’eventualità di un anticipo a primavera o a giugno 2027, su cui la parola decisiva spetta comunque al capo dello Stato.

In entrambi i casi non ci sarebbe alcuna resistenza da parte del partito più forte in Parlamento: quello dell’ex vitalizio, che verrebbe maturato (dopo 4 anni, sei mesi e un giorno dalla proclamazione avvenuta l’8 ottobre 2022) anche dai deputati e senatori alla loro prima esperienza parlamentare.

Resterebbe da sciogliere il nodo dell’incrocio del voto anticipato con la tornata elettorale amministrativa prevista tra primavera ed estate 2027 che coinvolge alcune importanti città come Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino. Palazzo Chigi non sembra entusiasta di un Election Day, visto che i sondaggi al momento indicano parecchie chances di conferma del centrosinistra alla guida di questi Comuni.

Ma non sono da escludere perplessità del Quirinale sull’ipotesi di scissione ravvicinata tra amministrative e politiche. L’idea di non attendere la scadenza naturale della legislatura nell’autunno del prossimo anno sta in ogni caso prendendo sempre più forza nella maggioranza. Anche perché lo strappo del generale Vannacci, che ha già di fatto messo in crisi la Lega, rischia di complicare molto i piani e gli equilibri del centrodestra.

Di qui la decisione di spingere sull’acceleratore per garantire un approdo rapido alla nuova legge elettorale, eventualmente anche con il soccorso del monocameralismo di fatto (ritocchi al teso di un solo ramo del Parlamento): sarebbe l’ottava legge elettorale in appena 80 anni di storia repubblicana. (riproduzione riservata)



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