Almeno finora il salvataggio di Credit Suisse si è rivelato un affare per Ubs, che ha potuto mettere da parte un consistente tesoretto. L’acquisto della banca rivale investita a marzo da una violentissima crisi di liquidità è valso al primo gruppo svizzero un guadagno contabile di 34,8 miliardi di dollari (oltre 32 miliardi di euro).
Questo è il valore dell’avviamento negativo emerso dall’operazione: in sostanza per Ubs il deal è costato sinora una cifra (14,1 miliardi) nettamente inferiore rispetto al capitale di Credit Suisse, pari a 48,8 miliardi. La differenza, destinata a diventare immediatamente utile e dunque patrimonio, aiuterà ad assorbire le perdite future e darà una forte spinta all'utile del secondo trimestre per il compratore. Il dato emerge da una presentazione pubblicata ieri per fare chiarezza sull’impatto pro forma del salvataggio annunciato due mesi fa.
Nel documento il gruppo guidato da Sergio Ermotti dichiara per Credit Suisse un prezzo di acquisto di 3,5 miliardi di dollari (comprensivo del valore dei titoli e delle compensazioni in azioni per i dipendenti) e aggiustamenti contabili legati alla transazione per 10,6 miliardi. In questa seconda categoria rientrano la svalutazione di crediti (soprattutto mutui in Svizzera) e rettifiche di valore di attività finanziarie «data la natura illiquida di alcune posizioni, le complessità strutturali e le considerazioni di mercato», spiega il prospetto. Ubs sottolinea comunque che la stima dell’avviamento negativo è «preliminare» e che «il conto finale potrebbe differire materialmente dalla cifra presentata» nel documento, sia per problematiche di natura contabile che per l’emergere di ulteriori svalutazioni.
La banca di Ermotti rivela anche un’altra informazione al mercato: un accantonamento da quattro miliardi di dollari per coprire i potenziali costi legali e normativi derivanti dall'acquisizione di Credit Suisse. Subito dopo il salvataggio infatti sia il gruppo che le istituzioni svizzere sono finite al centro di una formidabile battaglia legale. A fine aprile un gruppo di investitori che detengono obbligazioni del gruppo svizzero, per un controvalore di 4,5 miliardi di dollari, hanno fatto causa alla Finma (la Consob elvetica) presso il Tribunale di San Gallo.
Altre iniziative sono arrivate a stretto giro. Nel mirino c’è la decisione della Finma e della banca centrale di azzerare parte del debito subordinato senza intaccare l’equity della banca, invertendo in questo modo la gerarchia del passivo pur in assenza di una liquidazione. Per parte sua la Finma si è limitata a chiarire che l’accesso di Credit Suisse alla liquidità straordinaria messa a disposizione dalla banca centrale mercoledì 15 inficiava la continuità aziendale, configurandosi come un non viability point.
La legge di emergenza ha insomma avuto effetto retroattivo in barba ai principi fondamentali del diritto, portando all’azzeramento di tutti gli At1 a fronte di nessuna perdita riportata. Nel frattempo al Dipartimento federale svizzero delle finanze sono state notificate due azioni legali intentate da obbligazionisti di Credit Suisse. (riproduzione riservata)