Come caratterizzare un Paese innovatore? Non è facile darne una visione sintetica e strutturata. Si corre sempre il rischio di dimenticare qualche elemento o di introdurre eccessive semplificazioni. Ho cercato di indicare tutti i temi che ritengo maggiormente significativi in un decalogo che costituisce l’indice e la struttura del resto di questo lavoro.
1. Un Paese moderno deve mettere al centro dell’azione di governo la creazione sostenibile di valore e di ricchezza, e non affidarsi prevalentemente a politiche ridistributive.
2. Il valore è creato primariamente dalle imprese e dalla società civile, non dallo Stato. Lo Stato deve innovare il proprio modo di essere e operare, investire in infrastrutture critiche materiali e immateriali o in presenza di fallimenti del mercato, ma non è imprenditore o innovatore in quanto soggetto economico che opera nel mercato. Lo Stato e gli enti locali non devono sostituirsi alle imprese, quanto favorirne la nascita e la crescita, attivare politiche per l’attrazione degli investimenti e promuovere lo sviluppo delle imprese già presenti sul territorio.
3. Il lavoro di qualità, la formazione e l’istruzione sono la leva essenziale per garantire i diritti delle persone e promuoverne e difenderne la dignità. Il Paese deve investire in modo prioritario nello sviluppo e nell’aggiornamento continuo e sistematico delle conoscenze, competenze e professionalità dei cittadini. In particolare, è vitale innalzare il livello medio di formazione dei nostri giovani.
4. L’innovazione nel settore privato deve essere promossa e sostenuta a) con interventi di carattere normativo e giuridico (semplificazione e de-legificazione); b) promuovendo l’interazione tra imprese e mondo della ricerca, dell’istruzione, delle istituzioni; c) abilitando e accelerando i processi innovativi delle imprese con strumenti normativi e finanziari agili e veloci.
5. Le attività di ricerca sono essenziali per creare conoscenze e competenze vitali per la crescita complessiva del Paese. Sono attività che hanno alti tassi di incertezza e rischio e, quindi, devono essere sostenute e finanziate dal pubblico con strumenti strutturali e di mediolungo periodo in accordo con i programmi europei.
6. La missione principale del settore pubblico non è erogare «nuovi servizi digitali». Troppe volte i «servizi» sono solo pagamenti o adempimenti richiesti ai cittadini e alle imprese a causa dei limiti e delle incapacità della Pubblica Amministrazione. La PA deve diventare invisibile, cancellando adempimenti e obblighi di natura meramente burocratica e rendendosi al contrario vicina e visibile a cittadini e imprese per rispondere ai loro reali bisogni, offrendo o promuovendo servizi di qualità (in particolare: sanità, scuola, lavoro).
7. Lo Stato, in prima persona e all’interno degli organismi internazionali a partire dall’Unione Europea, deve promuovere una regolazione moderna in grado da un lato di cogliere le sfide poste dalle nuove tecnologie (per esempio per ciò che concerne il rapporto tecnologia-lavoro e la gestione dei dati personali) e dall’altro di abilitare processi innovativi agili e diffusi.
8. Le reti e le infrastrutture digitali sono uno strumento indispensabile per la crescita. È necessario che il Paese faccia un salto di qualità nella diffusione e nell’utilizzo della banda ultra-larga fissa e mobile.
9. Lo Stato deve garantire che ogni cittadino non sia lasciato in condizioni di indigenza e che abbia le stesse opportunità sia dal punto di vista dell’accesso a processi formativi sia per quanto riguarda il proprio sviluppo professionale e imprenditoriale.
10. Il pubblico deve stimolare il mercato rinnovando e qualificando la propria domanda, ripensando nel contempo radicalmente i propri processi e modelli di acquisto così da superare l’attuale irrisolta contrapposizione tra bisogno di flessibilità e velocità da un lato e volontà di controllo dall’altro.
Estratto dal libro: “Il Paese innovatore” (Egea Editore, 2020) di Alfonso Fuggetta