La Cina mette nel mirino il Buy European. Pechino considera discriminatoria la scelta dell’Ue di imporre una quota minima di prodotti comunitari alle imprese che vogliono partecipare agli appalti pubblici (o ricevere incentivi) in settori strategici come come l’auto, l’industria pesante e le tecnologie pulite. Decisione presa nell’Industrial Accelerator Act (Iaa), il piano con cui Bruxelles punta a rilanciare la manifattura europea e a velocizzarne la de-carbonizzazione.
Il governo cinese non l’ha presa bene e ha minacciato di agire contro l’Ue. Anche perché il Buy European, nonostante la Commissione non lo abbia mai dichiarato apertamente, nasce proprio per contrastare la concorrenza sleale di Pechino, che con gli aiuti di Stato permette alle sue aziende di esportare a prezzi stracciati.
Una tesi respinta dal ministero del Commercio cinese, che il 24 aprile ha presentato delle osservazioni all’istituzione guidata da Ursula von der Leyen, dicendosi «gravemente preoccupato». L’Iaa «impone numerose restrizioni in settori strategici emergenti (batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche)» e per questo motivo «discrimina gli investitori cinesi», è la tesi del ministero.
«Seguiremo da vicino il processo legislativo e siamo pronti al dialogo», ma «se l’Europa ignorerà i suggerimenti della Cina e insisterà, danneggiando così gli interessi delle nostre aziende, non avremo altra scelta che adottare delle contromisure». Parole che sembrano preludere a una nuova ondata di dazi.
La risposta dell’Ue non si è fatta attendere. «Quando elaboriamo le nostre politiche, siamo lieti di ascoltare le opinioni dei nostri partner globali. Ma per l’Iaa, oltre a ridurre la nostra dipendenza dai Paesi terzi e a promuovere l’adozione del Made in Eu in una serie di settori chiave, c’è un tema di reciprocità», spiega un portavoce della Commissione.
«Siamo uno dei mercati più aperti al mondo e abbiamo la più ampia rete di accordi di libero scambio a livello mondiale. Quindi ci aspettiamo che questa apertura sia duplice». Un chiaro messaggio non solo a Pechino ma anche ad altri storici alleati come Stati Uniti e Canada, che potrebbero essere esclusi dall’Iaa proprio per mancanza di reciprocità con l’Ue. (riproduzione riservata)