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Patrick Collison, ceo di Stripe
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Paypal, l’opa di Stripe è solo la prima mossa. Occhio ai rilanci e alle nuove offerte (tra cui SpaceX)

di Andrea Fiano
18 luglio 2026, 08:00 Ultimo aggiornamento: 09:13

Stripe, insieme ad Advent International, ha presentato un'offerta da 53 miliardi di dollari per acquisire l’azienda di pagamenti elettronici. L'operazione potrebbe innescare una battaglia tra colossi del settore

Raramente un’offerta da 53 miliardi viene anticipata dai media americani, non smentita, senza che si sappia chi sono gli advisor delle due parti e i loro consulenti legali. Quella lanciata da Stripe, guidata dalco-fondatore Patrick Collison, e dal fondo di private equity Advent International nei confronti di PayPal, sul fronte dei pagamenti elettronici, è un’offerta rafforzata da linee di credito per 50 miliardi di dollari offerti da diverse istituzioni finanziarie comprese – si dice - Morgan Stanley e JPMorgan.

Ma sono in molti a credere che la battaglia sia appena cominciata e sono probabili rialzi, perché quella iniziale offre multipli bassi rispetto alle medie di settore. Addirittura, secondo The Information, PayPal potrebbe interessare alla SpaceX di Elon Musk, che è stato fra i fondatori della prima e vuole rafforzare la sua presenza sul fronte dei pagamenti elettronici. Senza escludere lo scenario di uno spezzatino che veda PayPal restare indipendente dopo aver ceduto una o più delle sue divisioni.

Per motivi di antitrust, invece, si ritiene poco probabile un coinvolgimento di colossi come Apple e Google nella corsa a PayPal. Viceversa gruppi leader del private equity come Blackstone o Kkr potrebbero far lievitare l’offerta e scendere in campo, mentre la rivale Block potrebbe unirsi a Stripe e Advent mettendo sul piatto azioni proprie per aumentare l’offerta complessiva.

Il tutto per un gruppo che vanta 439 milioni di clienti ed è il sesto operatore di carte di credito negli Usa, mentre Stripe è quarta nello stesso settore ed è stata valutata di recente oltre 150 miliardi di dollari rispetto ai 42 miliardi della rivale (secondo la quotazione di inizio luglio).

L’obiettivo di Stripe

Stripe punta a rafforzarsi sul lato dei servizi per i consumatori, vista la sua forza nei servizi per la clientela commerciale, ma anche a diventare più competitiva sul fronte degli asset digitali – come stablecoin e criptovalute – offerte alla clientela. Al tempo stesso un’acquisizione permetterebbe a Stripe di avere sempre meno bisogno nelle sue transazioni del tramite di Visa e Mastercard e di rafforzare il controllo sui dati relativi alle transazioni e su quelli delle credenziali per i pagamenti stessi.

E le linee di credito come parte dell’offerta? Stripe, come società non quotata, non può offrire azioni proprie agli azionisti della rivale e quindi la liquidità va messa sul tavolo fin dall’inizio. Fra i consumatori PayPal soffre la concorrenza di Google e ApplePay e la sua Venmo (pagamento elettronico fra privati, offerto per ora solo negli Usa a 90 milioni di persone) non è molto profittevole, nonostante la sua popolarità.

L’offerta stessa, riportata inizialmente dalla Reuters ma non annunciata dai diretti interessati, è di 60,5 dollari per azione con un premio del 28% sull’ultima quotazione di Paypal, che pure scambiava quasi ai minimi degli ultimi dieci anni. Lo scorso anno PayPal ha gestito pagamenti su scala mondiale per un totale di 1.900 miliardi di dollari, +7% rispetto al +34% della rivale Stripe che ha gestito pagamenti per 1.790 miliardi, e non è quotata in borsa e che già a febbraio era stata al centro di voci su una possibile offerta PayPal.

Stripe è leader mondiale nei pagamenti elettronici commerciali, mentre PayPal lo è per quelli dei consumatori, anche se le due società sono presenti e concorrenti dirette su entrambi i fronti. Advent, invece, gestisce asset per 90 miliardi di dollari e vanta diverse acquisizioni in questo settore, come quella da 6,3 miliardi di dollari della canadese Nuvei o l’investimento da 430 milioni di dollari nella brasiliana Ebanx.

La partita è ancora aperta

Il cda di PayPal esaminerà nei prossimi giorni l’offerta, ma sono in molti a credere che le cifre iniziali sono destinate a crescere. Per tre motivi: 1) l’offerta è lontana dai massimi storici con cui sono state scambiate le azioni di Paypal negli ultimi anni. 2) Non mancano altri potenziali pretendenti che potrebbero spingere verso una corsa al rialzo, 3) Paypal stessa ha nominato a febbraio un nuovo ceo, Enrique Lores proveniente da HP, e lanciato una significativa ristrutturazione in aprile con la creazione di tre unità, che potrebbe intensificare la difesa della propria indipendenza.

L’obiettivo è un risparmio di 1, 5 miliardi di dollari sui costi grazie anche a un taglio del 20% dei dipendenti. La stessa PayPal sta studiando da tempo le sue alternative strategiche, con due banche d’affari come Goldman Sachs e Evercore, e tutto fa pensare che saranno loro gli advisor.

Nel frattempo gli analisti notano che PayPal genera 5,6 miliardi all’anno di liquidità e potrebbe far salire il suo indebitamento oggi pari a 2 miliardi di dollari. Con l’aggiunta che Stripe vorrebbe gestire la stessa PayPal come una divisione indipendente, mentre il consorzio con Advent vedrebbe le due parti a pari quota azionaria del 50%.

Di fondo, come spiega il ceo di Usio Louis Hoch, «mentre i pagamenti sono sempre più legati ai software e i margini sulle transazioni si restringono, le dimensioni aziendali stanno diventando uno dei principali vantaggi competitivi nel settore». (riproduzione riservata)



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