«Il Papa ha trascorso una notte tranquilla, si è svegliato e ha fatto colazione». Lo riferisce la sala stampa vaticana. Poche parole, classiche della comunicazione vaticana, che hanno però voluto placare le preoccupazioni che si sono andate accavallando dopo che l’ultimo bollettino della Sala stampa della Santa Sede, quello del 18 febbraio, ha parlato apertamente di «polmonite bilaterale» per Papa Francesco. Una diagnosi sicuramente allarmante per una persona di 88 anni e già gravata da una salute complicata.
Si conferma quanto meno che la degenza del Papa al Gemelli di Roma non sarà breve. Un policlinico che si è trasformato in un vero e proprio fortino per tenere Papa Francesco al riparo da ogni rischio, clinico e mediatico. Nulla trapela dallo staff medico sulle condizioni del pontefice e anche la visita lampo della premier Giorgia Meloni è avvenuta lontano dalle tv e dai microfoni.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni «si è recata al Policlinico Gemelli per fare visita al Santo Padre. Meloni ha espresso a Papa Francesco gli auguri di pronta guarigione, a nome del governo e dell'intera nazione», ha fatto sapere una nota di Palazzo Chigi. «Sono molto contenta di averlo trovato vigile e reattivo - ha detto Meloni - abbiamo scherzato come sempre. Non ha perso il suo proverbiale senso dell’umorismo». La visita è durata una ventina di minuti.
«Le condizioni cliniche del Santo Padre si presentano stazionarie. Gli esami del sangue, valutati dallo staff medico, dimostrano un lieve miglioramento, in particolare degli indici infiammatori», ha riferito la Sala Stampa della Santa Sede in una nota diffusa nella serata del 19 febbraio.
Atteso anche l’arrivo del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che dovrebbe fare visita al Papa di ritorno da un viaggio in Africa.
Per Bergoglio quella appena trascorsa è stata la quinta notte di ricovero. Gli esami hanno certificato la presenza di una infezione polimicrobica, ovvero la presenza di batteri e microrganismi di specie differenze.
Dunque, per la prima volta la Santa Sede ha confermato una voce che ormai circolava già da giorni. Nei fatti era da almeno un mese che Francesco respirava male, obbligandolo a far leggere omelie e discorsi a propri collaboratori, la voce evidentemente affaticata. Adesso bisogna capire se altri organi sono o saranno interessati, come il cuore o i reni. Il corpo del Papa non ha ancora reagito a dovere alle cure con cortisone e antibiotici. E si impone una terza, ulteriore modifica della terapia farmacologica.
Il Papa è, inoltre, affetto anche da una gonartrosi al ginocchio che lo costringe a muoversi con il bastone o in sedia a rotelle.
In Vaticano già si rincorrono voci di veglie, di riunioni pre conclave, conciliabili tra cardinali e vescovi di Curia per cercare come gestire la situazione. E già a chi pensa a un possibile successore. Tutte ipotesi premature e che non trovano ufficialmente nessuna conferma, finora. Certo, la Segreteria di Stato e la Curia rimangono allertate 24 ore su 24. Una cosa è certa: anche il Papa dovesse superare questa crisi vedrebbe le sue condizioni di salute fortemente minate per il futuro, e il Giubileo è solo all’inizio.
Da ricordare, inoltre, che il pontefice ha firmato una lettera nel 2013 dopo la rinuncia di Joseph Ratzinger. L’ha consegnata all’allora segretario di Stato Tarcisio Bertone. Si tratta di una lettera di dimissioni nel caso venga paralizzato in modo permanente da una malattia. Lui stesso ne ha parlato in un’intervista al quotidiano spagnolo Abc: «Io ho già firmato la mia rinuncia. Era quando Tarcisio Bertone era segretario di Stato. Ho firmato la rinuncia e gli ho detto: «In caso di impedimento medico o che so io, ecco la mia rinuncia. Ce l’hai. Non so a chi l’abbia data Bertone, ma io l’ho data a lui quando era segretario di Stato». (riproduzione riservata)