La salute di Papa Francesco, ricoverato da una settimana al Policlinico Gemelli di Roma per una polmonite bilaterale, prosegue a migliorare. Questa mattina, 21 febbraio, ha fatto sapere la Sala stampa Vaticana, «si è alzato, ha fatto colazione», dopo aver passato una «notte serena». Secondo il bollettino del 20 febbraio si assiste a un lieve miglioramento delle condizioni cliniche con la polmonite che sarebbe, ora, in uno stadio di focolai non estesi. Tra oggi e domani si potrà, comunque, capire meglio la reazione alla terapia farmacologica seguita da Papa Francesco. Dalla risposta si potrebbe fare una previsione sulla durata del ricovero del Pontefice che, nel frattempo, continua a ricevere i collaboratori più stretti e a svolgere un po’ di lavoro, passando il tempo tra il letto e la poltrona (respira autonomamente ed è senza febbre).
Non è ancora stata presa, invece, una decisione per la recita dell’Angelus, domenica 23 febbraio. Nessuna ipotesi dunque è esclusa, neanche quella che si possa svolgere nella modalità della scorsa domenica, ossia con un semplice testo inviato da Papa Francesco.
Da quando il Santo Padre è stato ricoverato si sono rincorse indiscrezioni circa un’ipotetica scelta di Bergoglio di fare un passo indietro dalla sua carica. Voci e, a quanto pare, nulla più, visto che sono state smentite da diverse persone.
«Siamo tutti preoccupati per il Papa, ma le cose che si dicono sono esattamente quelle che avvengono», ha detto da Bologna il cardinale Matteo Zuppi. «Il fatto che il Papa abbia fatto colazione, abbia letto i giornali, abbia ricevuto delle persone vuol dire che siamo nella direzione giusta di un pieno recupero, che speriamo avvenga presto», ha aggiunto il presidente della Cei.
A margine di un evento in Vaticano sull’ipotesi di dimissioni sono intervenuti, senza smentirla e con una certa naturalezza, altri due big del collegio cardinalizio, Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, e Juan José Omella Omella, arcivescovo di Barcellona. Il Papa «è un combattente», ha detto Aveline, astro nascente della Chiesa d’Oltralpe, «sono fiducioso nella sua lucidità, è libero: è una cosa che non si faceva troppo ma ora c’è un esempio con il suo predecessore immediato e dunque se ritiene che sia la migliore cosa per il bene della Chiesa lo farà». Dimissioni del Papa? «Cosa ne so io? Non gliel’ho chiesto, sarebbe indiscreto», ha detto da parte sua Omella, membro del C9, il consesso di nove cardinali che coadiuvano il Papa: «Immagino che Francesco sappia cosa deve fare. E poiché sta bene di testa, grazie a Dio, deciderà».
Tra chi ha contribuito a diffondere l’indiscrezione inerente alle possibili dimissioni c’è anche il cardinale Gianfranco Ravasi.
Papa Francesco potrebbe decidere di dimettersi se avrà difficoltà gravi di salute. «Io credo di sì - spiega il cardinale Gianfranco Ravasi oggi, 21 febbraio, al Corriere della Sera -. Se dovesse avere delle difficoltà gravi a svolgere il suo servizio, farà la sua scelta. Sarà lui a decidere, com’è ovvio, magari chiederà consiglio ma l’ultima parola la valuterà da sé, in coscienza». «Fermo restando - sottolinea - che il suo grande desiderio è quello di compiere almeno il Giubileo, l’anno santo dedicato alla speranza che sente come il suo grande momento». Papa Francesco «anche nelle difficoltà legate all’età e al fisico ha continuato ad avere una presenza unica nel pianeta, come forse solo Giovanni Paolo II - rimarca Ravasi -. In questo senso è esemplare il viaggio così lungo e impegnativo che ha compiuto a settembre in Asia e Oceania, nonostante la carrozzina, nonostante tutto. È stata una grande lezione, come quella degli atleti delle Paralimpiadi. Ha mostrato che si può fare tutto anche nella fragilità». Ora «si tratta di capire cosa accadrà in futuro. Del resto, lo stesso Francesco ha spiegato di aver già firmato una lettera di dimissioni all'inizio del pontificato, come già Paolo VI», ricorda. In questi giorni abbondano le voci false sulla salute del Pontefice. «Soprattutto in rete e nei siti americani c’è una forte corrente anti Bergoglio: anche se non è mai esplicita, si mostra evidente un’attesa di mutamento che si esprime anche attraverso le fake news. C'è una polarizzazione forte», conclude. (riproduzione riservata)