Sono cinque i giorni di lutto nazionale indetti per la morte di Papa Francesco a partire da oggi, martedì 22 aprile. Lo prevede lo schema di decreto legge approvato nel cdm che è stato convocato il giorno dopo la scomparsa del Pontefice e durato meno di un’ora.
In questi cinque giorni tutte «le cerimonie sono consentite naturalmente, tenuto conto del contesto e quindi con la sobrietà che la circostanza impone a ciascuno» ha precisato il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci. Il riferimento è chiaro: il 25 aprile, che celebra quest'anno gli 80 anni della Liberazione dal nazifascismo, cade nei cinque giorni di lutto nazionale proclamati.
A differenza di quanto avvenuto per Giovanni Paolo II nel 2005, per il Pontefice argentino le bandiere resteranno a mezz’asta per due giornate in più. Scontato il rinvio del question time della premier, che era in programma mercoledì 23 aprile pomeriggio in Senato, ma salta anche il viaggio in Uzbekistan e Kazakistan, previsto dal 25 al 27 aprile e che quindi avrebbe impedito a Meloni di partecipare ai funerali di sabato mattina.
Il provvedimento consente inoltre al capo Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano «di occuparsi di mobilità, di assistenza e accoglienza in questi giorni fino alla elezione del nuovo Pontefice». Per quanto riguarda le misure di ordine pubblico, rimangono in capo al prefetto di Roma che comunque si raccorderà con il capo Dipartimento, il quale opererà anche in regime di deroga. E Ciciliano, d’intesa con il Ministero degli Esteri e il capo Dipartimento, si occuperà anche dell'accoglienza delle delegazioni straniere che sono tante. La figura di Ciciliano in questo caso «corrisponde a quella di un commissario, nulla di nuovo: anche nelle altre analoghe esperienze ci si è comportati così».
Non sono state quantificate ancora le risorse necessarie nel complesso intanto «sono stati previsti i primi 5 milioni di euro».
Nella stessa riunione i ministri hanno approvato un provvedimento per chiarire le regole sulla determinazione degli acconti Irpef 2025.
L'intervento si è reso necessario per correggere un difetto di coordinamento tra il decreto legislativo del 2023, attuativo della delega fiscale, che prevedeva per il solo 2024 la riduzione delle aliquote Irpef da 4 a 3 e la legge di bilancio 2025, che ha reso strutturale la predetta riduzione di aliquote. E «abbiamo approvato il nuovo provvedimento in tempo utile per assicurare che non vi siano errori nei prossimi versamenti o nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi», ha sottolineato «con soddisfazione» il vice ministro dell'Economia Maurizio Leo.
La nuova disposizione conferma inoltre, ha aggiunto, «che i lavoratori dipendenti e i pensionati senza redditi aggiuntivi non dovranno versare alcun acconto Irpef per il 2025, evitando così qualsiasi aumento del carico fiscale». Lo schema di decreto appena approvato dal Consiglio dei ministri prevede un incremento di risorse pari a 245,5 milioni per l’anno 2026. Per l'anno in corso, gli oneri valutati sempre in 245,5 milioni sono coperti mediante corrispondente riduzione del Fondo previsto dalla Manovra 2024 e, in termini di fabbisogno e indebitamento, mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente, anche conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali. (riproduzione riservata)