La Chiesa Cattolica resta saldamente in cima alle preferenze dell’otto per mille. Su 16,77 milioni di contribuenti che nel 2020 hanno espresso la propria scelta (il 40,74% della platea complessiva composta da 41,8 milioni di cittadini), ben 11,8 milioni hanno optato per la Chiesa romana. Scelte che valgono alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) un conguaglio di 409,46 milioni di euro, cui si aggiungono per l’anno in corso 581,5 milioni di euro per le scelte non espresse: il totale fa 990,9 milioni di euro, il 68,5% dell’ammontare complessivo delle risorse. Un record negativo per la Chiesa, che per la prima volta scende sotto il miliardo di donazioni: nel 2019 la raccolta aveva toccato un miliardo e 39 milioni, in calo rispetto al miliardo e 91 milioni dell’anno precedente.
Allo Stato italiano, seconda scelta dei contribuenti con 4,02 milioni di preferenze, andranno invece 193,6 milioni di euro per le scelte espresse e 200,69 milioni di euro per quelle non espresse: nel 2024 la somma complessiva ammonterà dunque a 340,32 milioni di euro pari al 25,62% del totale delle assegnazioni.
Guardando alle altre confessioni religiose beneficiarie dell’otto per mille, nel 2020 sono stati 480,8 mila a donare alla Chiesa Evangelica Valdese – terza assegnataria con 40,36 milioni di euro (il 3,04% del totale) – e 166,8 mila i donatori all’Unione Buddhista Italiana, che riceverà l’1,05% delle risorse, poco più di 14 milioni di euro. Seguono l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakka con 6,5 milioni di euro (lo 0,49%) e l’Unione delle Comunità Ebraiche italiane con 4,3 milioni di euro (lo 0,33%).
Per quanto riguarda invece la suddivisione su base annua, nel 2021 a esprimersi validamente è stato il 40,18% dei 41,5 milioni di contribuenti (con somme da erogarsi nel 2025), mentre nel 2022 si è espresso il 40,13% (con erogazione nel 2026).
Le quote 2024 in capo allo Stato verranno ripartite tra le cinque tipologie di intervento attualmente previste dal decreto del presidente della Repubblica 76/1998: contrasto alla fame nel mondo, interventi per calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali e ristrutturazione degli immobili scolastici.
A queste, uno schema di decreto approvato in via preliminare dal cdm dello scorso 24 maggio su proposta della premier Giorgia Meloni aggiunge il «recupero dalle tossicodipendenze e dalle altre dipendenze patologiche». Tra le altre previsioni del nuovo Dpr – che andrà ad aggiornare le regole di utilizzo dei fondi a gestione statale – l’obbligo in capo al presidente del Consiglio di deliberare entro il 30 novembre di ogni anno la destinazione delle «risorse relative alle scelte non espresse» tra le sei tipologie. (riproduzione riservata)