Prosegue il rally vertiginoso di oro e argento. Il metallo giallo ha aggiornato il massimo storico sopra 4.300 dollari l’oncia ed è destinato alla sua miglior settimana da oltre 17 anni. Ai soliti fattori alla base del rally del metallo prezioso (debolezza del dollaro, acquisti da parte delle banche centrali, maggiori afflussi degli Etf sull’oro e le aspettative di tagli rilevanti dei tassi d’interesse da parte della Fed, la cui indipendenza è in bilico) si sono aggiunti le tensioni commerciali tra Stati uniti e Cina e dulcis in fundo la crisi della banche regionali statunitensi.
Una situazione che richiama alla memoria i guai di marzo 2023 quando i fallimenti di alcune piccole banche negli Stati Uniti hanno avuto ripercussioni sui mercati mondiali. Zions ha perso il 16 ottobre il 13% dopo aver reso noto una perdita di 50 milioni di dollari nel terzo trimestre su due prestiti concessi dalla sua divisione californiana. Western Alliance ha registrato un calo dell'11% dopo aver avviato un'azione legale per frode contro Cantor Group V.
Così il prezzo dell’oro spot ha registrato un record assoluto il 17 ottobre a 4.379,93 dollari l’oncia e ora resta intorno a questo livello a 4.333,64 dollari l’oncia (+1,18%). Di pari passo i futures sull’oro, in crescita dello 0,97% a 4.352,69 dollari l’oncia. Il bene rifugio per eccellenza ha guadagnato l’8,6% questa settimana e si avvia verso la miglior performance settimanale dal settembre del 2008, registrando un nuovo record in ogni sessione.
Anche il prezzo spot dell’argento storna dello 0,17% a 53,81 dollari l’oncia, dopo aver aggiornato nell’intraday il massimo storico a 54,47 dollari, superando il picco del 1980, con un guadagno settimanale previsto dell’8% (quasi +87% nel 2025). A spingere i prezzi verso l’alto anche la scarsità del metallo. Nell’ultima settimana, oltre 15 milioni di once di argento sono state ritirate dai magazzini collegati al Comex di New York. Gran parte di questo metallo è probabilmente destinata a Londra, dove dovrebbe contribuire ad alleviare la scarsità.
«Per l’oro i 4.500 dollari potrebbero arrivare prima del previsto, ma molto dipenderà da quanto dureranno le preoccupazioni riguardo alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e al rischio di shutdown del governo americano», prevede Tim Waterer, analista di Kcm Trade. La Cina ha mosso nuove accuse contro gli Stati Uniti, accusandoli di generare panico riguardo ai controlli sulle terre rare, respingendo al contempo le richieste di revocare le restrizioni alle esportazioni.
Nel frattempo, Christopher Waller, membro della Federal Reserve, si è espresso a favore di un nuovo taglio dei tassi a causa delle preoccupazioni sul mercato del lavoro. Il collega, Stephen Miran ha ribadito la sua richiesta di una sforbiciata al costo del denaro più consistente, cioè di mezzo punto percentuale nella prossima riunione del 28-29 ottobre. «Penso che siamo probabilmente pronti per tre tagli di 25 punti base quest'anno», ha detto Miran, convinto che il riacutizzarsi delle tensioni tra Washington e Pechino crei un rischio maggiore di ribasso per l'economia americana e richieda un rapido allentamento della politica monetaria. Per ora gli investitori si aspettano una riduzione di 25 punti base alla riunione di ottobre e un altro taglio a dicembre.
«Ma anche l’acuirsi delle preoccupazioni sul credito delle banche regionali statunitensi dà un motivo in più per comprare oro», aggiunge Waterer. Il lingotto, che tende a performare bene in un contesto di tassi bassi, è aumentato di oltre 65% da inizio anno, sostenuto dalle tensioni geopolitiche (Trump incontrerà Putin a Budapest tra due settimane per discutere di una pace in Ucraina) hanno concordato giovedì di organizzare un nuovo vertice sulla guerra in Ucraina, dalle aspettative di tagli aggressivi dei tassi Usa, dagli acquisti da parte delle banche centrali, dalla de-dollarizzazione e dai forti afflussi negli Etf sull’oro.
Insomma, come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, l’oro è diventato un «bond alternativo» in un mondo dove la politica monetaria non basta più a difendere il valore della moneta. E la nuova corsa all’intelligenza artificiale, con la prospettiva di una «AI war» tra Stati Uniti e Cina, agisce da acceleratore. «Per finanziare la supremazia tecnologica, gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a stampare di nuovo, aumentando deficit e liquidità», avverte Debach. A completare il quadro ci sono gli speculatori di breve periodo, che amplificano le tendenze di fondo. «Non si muovono per fede, ma per momentum. Oggi», conclude l’esperto di eToro, «viviamo un quasi paradosso: mercati azionari in euforia, obbligazionari in rally e oro ai massimi. Tutti e tre non possono aver ragione allo stesso tempo».
In effetti l’oro tende di solito a muoversi in modo indipendente dalle azioni, più rischiose per natura. Invece, ultimamente si sono mossi nella stessa direzione, per lo più al rialzo. Mentre i mercati azionari sono saliti, il prezzo dell’oro è aumentato di 2,5 volte dall’ottobre 2022 e di oltre il 60% dall’inizio dell’anno, nota Lisa Shalett, Chair of the Global Investment Committee and Chief Investment Officer di Morgan Stanley Wealth Management.
Questo ha lasciato molti investitori perplessi. Diverse le spiegazioni plausibili, «ma nessuna sembra sufficiente da sola», secondo Lisa Shalett.
«Sebbene queste ipotesi siano interessanti, non spiegano completamente il recente aumento dell’oro, poiché le banche centrali di tutto il mondo stanno diversificando le loro riserve lontano dal dollaro già da quasi un decennio. Inoltre, la domanda di asset denominati in dollari, come i Treasury statunitensi, è rimasta elevata, anche da parte degli acquirenti stranieri», spiega Lisa Shalett.
Ma se nessuna di queste teorie spiega del tutto l’ascesa dell’oro, cos’altro potrebbe alimentare il metallo giallo? Il Global Investment Committee ritiene sempre più che il rally possa essere collegato a un cambiamento strutturale nei mercati finanziari globali, mentre le banche centrali riducono la loro dipendenza dal dollaro e anticipano trasformazioni nei mercati valutari legate alle stablecoin e ad altri asset digitali. «Queste valute digitali hanno il potenziale per sconvolgere i mercati delle valute fiat tradizionali. Utilizzando l’oro come garanzia per sostenere valute fiat o criptovalute, diversi soggetti, inclusi i governi, potrebbero mettere in discussione la supremazia del dollaro Usa nelle transazioni globali. Questa tendenza potrebbe sostenere il proseguimento del mercato rialzista dell’oro», afferma l’esperta di Morgan Stanley Wealth Management.
Come recita il detto? I mercati rialzisti vanno cavalcati, non «azzeccati» nel tempismo. «Il nostro consiglio di base è di mantenere un’esposizione completa, in linea con le proprie allocazioni strategiche. Tuttavia, diversificazione e selezione dei titoli restano fondamentali. Gli asset reali, quindi immobili, terreni e materie prime, i Treasury statunitensi con scadenze di medio termine, i bond emessi da enti locali, il real estate offrono opportunità interessanti. Si possono, inoltre, considerare i settori azionari che potrebbero beneficiare dell’aumento della produttività legato all’intelligenza artificiale generativa, come finanza, sanità ed energia», conclude Lisa Shalett. (riproduzione riservata)