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Il rally dell’oro punta a quota 5.000 dollari: come investire tra lingotti, conti, app, monete, Etf e azioni
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Il rally dell’oro punta a quota 5.000 dollari: come investire tra lingotti, conti, app, monete, Etf e azioni

09 maggio 2025, 18:00 Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2025, 11:13

Con un galoppo da primato, il metallo giallo è salito a 3.500 dollari l’oncia. E ora potrebbe sfondare quota 5.000 sotto l’effetto Trump. Dalle monete, ai lingotti, alle azioni, ai conti correnti, ecco come investire   | Il caffè al bar si può pagare con l’oro. Ecco come funziona | L’oro non paga l’Iva, ma la plusvalenza sì. Guida fiscale agli investimenti in lingotti e monete

Il brivido corre sulla pelle quando si osserva il grafico della cavalcata dell’oro negli ultimi venticinque anni. Il valore è passato da 289 a 3.300 dollari per oncia (con un picco di 3.500) moltiplicandosi per quasi dodici volte. E salendo ad ogni crisi sistemica globale, come il fallimento di Lehman Brothers nel 2008, le tensioni sul debito sovrano nel 2011, quindi lo scoppio del Covid nel 2020. Quando ha cominciato la campagna elettorale Donald Trump, nel 2024, il metallo giallo ha ripreso a correre con una volata da inizio anno che lascia a bocca aperta e infatti le performance dei fondi passivi sono arrivate al 65%, quelle delle azioni minerarie al 95%. Intanto, le banche d’affari ora pare facciano la gara a prevedere rialzi sempre più stellari a breve, nel giro di quale mese. Per quale ragione gli analisti sono così positivi sul metallo giallo? E come si può oggi investire nell’oro?

Il rally dell’oro punta a quota 5.000 dollari: come investire tra lingotti, conti, app, monete, Etf e azioni

Dazi & tagli fiscali

Il programma del presidente Usa, Donald Trump, si può suddividere a grandi linee in due capitoli: da un lato dazi per tutti, dall’altro un forte incremento della spesa fiscale. Le maggiori entrate grazie alle tariffe dovrebbero agire da copertura del progetto che Trump chiama «One big beautiful bill», sostanzialmente tagli alle tasse. Il punto è che la barriera doganale che ha alzato il presidente ha già iniziato a rallentare la crescita degli Stati Uniti favorendo il rialzo dell’inflazione. E come sta reagendo la Fed? Per non ora ha tagliato i tassi, lo farà, pare, in estate. Nel frattempo, il dollaro ha perso forza (-8,7% sull’euro) a causa di una crescita economica in frenata e per attese di un debito in crescita a causa di una politica fiscale espansiva. Questa situazione sta facendo correre il prezzo dell’oro, trainato dagli acquisti dei privati, dei fondi e delle banche centrali. Ma vediamo che cosa prevedono gli analisti.

Oro a quota 5.000?

Uno degli ultimi report a favore del metallo giallo è stato scritto da JP Morgan. Grace Peters, global head of investment strategy della banca d'affari, nota che se anche le borse tornassero a viaggiare positive in maniera strutturale, il prezzo dell’oro potrebbe andare «oltre i 4.000 dollari nei prossimi dodici mesi, grazie ai principali fattori trainanti che continuano a essere le banche centrali dei mercati emergenti. Se osserviamo le posizioni dei mercati emergenti rispetto alle banche centrali dei mercati sviluppati, c'è ancora ampio margine di manovra e anche per gli acquisti di oro via Etf da parte del pubblico retail» Una visione positiva sull’oro confermata anche se il pil Usa riprendesse a crescere con un ritmo più sostenuto.

La combinazione di dollaro debole, rischio di inflazione a causa dei dazi, turbolenze geopolitiche (compresi gli scontri tra India e Pakistan) potrebbero spingere l’oro a superare i 4.000 dollari nel primo trimestre del prossimo anno, secondo le attese di Wisdomtree, che ipotizza per il lingotto una corsa fino ai 4.210 dollari.

L’aumento della domanda d’investimento in oro, che ha spinto i prezzi a livelli record, è stato in parte compensato di recente da un calo degli acquisti di gioielli. Infatti il World Gold Council ha registrato un aumento del 20% della domanda di investimenti nel primo trimestre 2025, guidato dagli Etf, i cui asset sono aumentati del 170% su base annua, pari a 550 tonnellate. Il Nord America è stato fondamentale per il mercato dell'oro, registrando i maggiori afflussi negli Etf, seguito dall'Asia. Secondo BofA, «gli investimenti dovrebbero aumentare del 18% su base annua perché l'oro raggiunga i 4 mila dollari l'oncia. Può sembrare molto, ma gli acquisti hanno superato quel dato nel 2016 e nel 2020, quindi due volte nell'ultimo decennio, evidenziando che è possibile».

La posizione più bullish (rialzista) sull’oro per ora è rappresentata dal miliardario John Paulson. Il fondatore dell'hedge fund Paulson & Co ha spiegato che «gli acquisti di oro da parte delle banche centrali, che cercano modalità di investimento più stabili, e le tensioni commerciali probabilmente spingeranno i prezzi dei lingotti a 5.000 dollari l'oncia entro il 2028».

Paulson ha sottolineato che la confisca da parte dell'Occidente delle riserve valutarie russe dopo l'invasione dell'Ucraina è ancor oggi un elemento catalizzatore per le banche centrali mondiali, in particolare quella cinese.

Dalle monete ai pac sui lingotti

Come si può comprare oro da investimento? Sempre più negli ultimi anni hanno preso il sopravvento i fondi passivi, gli Etf o anche gli Etc, perché replicano il prezzo dell’oro e hanno un costo annuale contenuto. Tuttavia pare essere tornato l’interesse per l’acquisto diretto di oro fisico, sotto forma di lingottini o anche lingotti da un chilo, così come di monete. Oggi è possibile investire in oro aprendo un conto corrente dedicato, mentre negli ultimi tempi si stanno moltiplicando le app che permettono di investire nell’oro fisico attraverso pac, piani di accumulo che di solito si fanno con le azioni. Non tutte le società possono erogare questo servizio di vendita e acquisto di materia prima, solo quelle che hanno l’autorizzazione di Banca d’Italia. E non sono poche, se si scorre la lunga lista (27 pagine fitte fitte) che Via Nazionale ha pubblicato sul proprio sito. La maggior parte commercia l’oro da investimento sotto forma di lingotti (qualcuna anche di barre) e di monete d’oro coniate dal 1800 in poi.

«In base alla legge, l'oro da investimento è quello che parte da un grammo, che oggi vale 95-97 euro», spiega a Milano Finanza Simone Manenti, amministratore delegato di Confinvest, pmi quotata sul segmento Egm di Piazza Affari, specializzata nell’investimento nel metallo giallo e partecipata al 21% dal gruppo Bolaffi. La società vende più monete di lingotti, il prezzo parte da 550-600 euro per arrivare a oltre 3.500 euro, in caso di disinvestimento per necessità di liquidità, pare siano più facili da gestire rispetto ai lingotti.

Il mercato delle monete d’oro di solito «applica sul valore spot dell’oro un premium di acquisto che va dal 3% al 4,5%, mentre quello di vendita si colloca fra il 2% e il 3%, nel caso dei lingotti si paga qualcosa di più», riprende Manenti.

C’è chi offre anche un servizio di custodia dell’oro con un costo attorno ai 120 euro l’anno per coprire le spese assicurative. Anche Confinvest lo fa, per esempio nel caso di acquisti diretti di lingotti e monete («in questo caso anche per cifre importanti, 100-200.000 euro»), così come da Conto Lingotto, l’app creata nel 2020 «dove è possibile costruire una posizione in oro fisico, un grammo alla volta», riprende Manenti. Storicamente l’acquisto di oro da investimento è esente da Iva (si veda il box fiscale in pagina), ma al momento della vendita bisogna calcolare un’imposta del 26% sulle eventuali plusvalenze. «I nostri clienti non vengono da noi per fare trading sull’oro, cercano soprattutto un modo per difendere il proprio capitale», nota Manenti.

I migliori fondi passivi

Andando a guardare la performance dei titoli finanziari legati all’oro, emergono performance in doppia cifra nei primi mesi del 2025. Se guardiamo ai fondi passivi, i migliori dieci hanno registrato incrementi dal 44% (L&L Gold Mining) al 26% (Wisdom Tree Physical Gold) da inizio anno se espressi in euro, mentre quelli quotati in dollari (tutte le materie prime lo sono) hanno messo a segno rialzi fra il 65% (Ubs Etf Gold) e il 47% (Global X Gold).

Una distinzione importante da fare è quella fra Etf fisici, che detengono effettivamente l'oro, ed Etf sintetici che replicano la performance dell'oro attraverso derivati. I primi possono avere costi leggermente più elevati a causa dei costi di custodia dell'oro, mentre quelli sintetici replicano un indice sottostante senza possedere effettivamente la materia prima. Ma possono essere soggetti a ribassi significativi in caso di volatilità dei mercati.

Un’altra distinzione da effettuare è quella fra Etf ed Etc all'interno del mondo dei fondi passivi che investono nelle materie prime. Nel concreto, è una differenza di struttura legale e di tipo di garanzia sottostante. Gli Etf (Exchange Traded Funds) sono fondi di investimento che possono replicare l'andamento di un indice sottostante e nel caso dell'oro possono essere fondi che investono in azioni di società minerarie aurifere o in altri strumenti finanziari correlati all'oro. Gli Etc (Exchange Traded Commodities), invece, sono titoli di credito che replicano direttamente il prezzo dell'oro fisico o di altre materie prime. Le due tabelle in pagina riportano entrambi di strumenti, elencati in base alle performance.

Quanto ai costi, un Etf che investe in oro può variare a seconda del prodotto e della società che lo ha costruito. Generalmente, i costi annui (Ter) di questi fondi passivi sono compresi tra lo 0,1% circa e lo 0,6%. Alcuni prodotti potrebbero avere costi leggermente più elevati se offrono la copertura del rischio cambio euro-dollaro.

Sono però le azioni a correre di più

Questa volta, però, i fondi passivi sono stati battuti dalle azioni minerarie. Infatti i primi dieci gruppi hanno messo a segno rialzi fra il 95% (Lundin Gold) e il 42% (Agnico Eagle Mines) a partire da gennaio. I titoli sono quasi tutti quotati a Wall Street in dollari Usa, altrimenti in dollari canadesi, australiani o in rand (valuta del Sud Africa). Rispetto ad un Etf quotato a Piazza Affari che ha come sottostante l’oro, azioni come queste sono più difficili da reperire. Bisogna avere una piattaforma di trading bancario che preveda almeno di poter entrare a Wall Street, dove le commissioni di compravendita sono più alte rispetto all’Italia. Da segnalare che il titolo che ha registrato il rialzo maggiore nel lungo termine, a dieci anni, è Lundin Gold, con una perfomance del 1.530%. Come spesso accade nel settore minerario, si tratta di una realtà nata da fusioni e acquisizioni. Sede a Toronto, il gruppo è stato fondato da Adolf Lundin per acquisire una partecipazione in una miniera di diamanti in Brasile. Poi la società si è ristrutturata e ha raccolto fondi per sviluppare la miniera di Storliden in Svezia, ma possiede anche siti negli Stati Uniti, in Cile, Portogallo e Brasile, dove, a parte l’oro, vengono estratti diversi metalli di base come rame, zinco e nichel.

Unico titolo in forte perdita da inizio a anno è la russa Polyus, quotata a Mosca, in calo di quasi il 90%, sotto stress dopo l’invasione dell’Ucraina. (riproduzione riservata)



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