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Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue
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Oro a 5.400 dollari? Metalli preziosi verso nuovi record nel 2026: l’analisi di Cracco (ceo di Gold Avenue)

19 dicembre 2025, 10:13 Ultimo aggiornamento: 14:13

L'argento (+118% nel 2025) continuerà a brillare grazie alla forte domanda industriale. Anche il platino si distinguerà, sostenuto dall’innovazione nel settore auto. I target 2026

Oro e argento sono destinati a raggiungere nuovi record nel 2026?
Il 2025 è stato un anno eccezionale per i metalli preziosi. L’oro ha guadagnato oltre il 60%, segnando più di cinquanta nuovi massimi e superando i 4.300 dollari l’oncia a ottobre, dopo non aver mai superato i 3.000 prima di marzo. «Si tratta di movimenti dettati da forze strutturali potenti, che restano in campo anche nel 2026», sottolinea a milanofinanza.it, Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue, piattaforma europea per l’intermediazione di metalli preziosi da investimento parte del gruppo svizzero leader globale nell’industria dei metalli preziosi Mks Pamp.

In Italia gli acquisti di oro fisico sono aumentati del 58%

Più che puntare su un singolo target, è utile ragionare per scenari. Se la domanda si stabilizzerà, l’oro potrebbe mantenersi sui livelli attuali. Ma le allocazioni globali in oro sono quasi raddoppiate rispetto al 2022, passando dall’1,5% al 2,8% del totale degli asset. «Dopo un anno così forte, il ritmo del rally potrebbe rallentare, ma non si può escludere uno scenario di lungo periodo con l’oro intorno a 5.000 dollari l’oncia», prevede Cracco. «I nostri dati riflettono una domanda sottostante sostenuta. In Italia gli acquisti di oro fisico sono aumentati del 58% nell’ultimo anno e nel 2025 abbiamo registrato un incremento del 70% nei nuovi investitori. In questo contesto, è plausibile che l’oro possa tornare a sfidare nuovi massimi nel 2026».

Le tre forze che guideranno il rally nel 2026

Nel 2026 emergono tre forze principali che guidano il mercato. La prima, spiega l’esperto, è il contesto finanziario globale: l’indebitamento resta elevato, le pressioni fiscali aumentano e le traiettorie di crescita sono disomogenee. In questo scenario, gli investitori si orientano naturalmente verso asset capaci di garantire stabilità nel lungo periodo. Il secondo motore è la politica monetaria.

«Anche se il ciclo dei rialzi sembra alle spalle, nessuno si aspetta un forte aumento dei rendimenti reali. E se l’economia dovesse rallentare, le banche centrali avrebbero ancora margini per tagliare i tassi», precisa Cracco. Terzo, le tensioni geopolitiche: i conflitti che coinvolgono Russia, Ucraina e i Paesi Nato restano irrisolti, così come le frizioni nel commercio globale.

Nessun ritardatario

Ma c’è qualche ritardatario tra i metalli preziosi? Dopo il 2025, prosegue il ceo di Gold Avenue, «è difficile parlare di ritardatari. L’argento ha superato i 60 dollari l’oncia e ha sovraperformato l’oro in termini percentuali; il platino ha raggiunto i massimi da oltre 17 anni. La forza è stata ampia in tutto il comparto». Nel 2026 sia l’argento sia il platino potrebbero distinguersi, per motivi diversi.

L’argento continuerà a beneficiare della forte domanda industriale, mentre il platino è sostenuto dallo sviluppo dell’idrogeno, delle celle a combustibile e delle applicazioni catalitiche in evoluzione nell’automotive. Inoltre, il mercato fisico del platino si è ristretto, con un’offerta che fatica a tenere il passo con la domanda emergente sia industriale sia di investimento.

Oro a 5.400 dollari l’oncia

Più in dettaglio, secondo le stime di Nicky Shiels, Head of Research & Metals Strategy di Mks Pamp, nel 2026 l’oro (+63% nel 2025) raggiungerà un prezzo medio a 4.500 dollari l’oncia (massimo a 5.400 e minimo a 3.750 dollari), l’argento (+118% nel 2025) raggiungerà un prezzo medio a 58 dollari l’oncia (massimo a 78 e minimo a 50 dollari), il platino (+99% nel 2025) raggiungerà un prezzo medio a 1.700 dollari l’oncia (massimo a 2.000 e minimo a 1.400 dollari) e il palladio (+73% nel 2025) raggiungerà un prezzo medio a 1.600 dollari l’oncia (massimo a 1.800 e minimo a 1.350 dollari).

La domanda di oro delle banche centrali balzerà a 900 tonnellate nel 2026

Anche perché nel frattempo le banche centrali hanno acquistato 634 tonnellate d’oro tra gennaio e settembre del 2025 e le previsioni per il 2026 indicano una domanda di 900 tonnellate. Questa progressiva diversificazione delle riserve rafforza il ruolo dell’oro come ancoraggio di lungo termine e sostiene la fiducia degli investitori nei mercati.

Anche l’incertezza sulla sostenibilità dei conti pubblici e sulla solidità futura delle valute principali, avverte Cracco, sta influenzando le scelte di portafoglio. Molti investitori stanno diversificando di più, evitando di dipendere da una singola valuta o da un solo asset. Nel complesso, il 2025 ha dimostrato che l’oro non è solo un bene rifugio difensivo, ma una scelta strategica di lungo periodo. La profondità e la resilienza della domanda globale, conclude il ceo di Gold Avenue, confermano il ruolo dell’oro come pilastro nei portafogli moderni, una posizione che potrà mantenere anche nel 2026». (riproduzione riservata)



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