Il bitcoin è ormai diventato un investimento da cassettisti, considerato da molti investitori come vera e propria riserva di valore. Un’analisi realizzata dalla società di investimento in asset digitali Coinshares, firmata dal capo della ricerca James Butterfill, rivela infatti come il numero di investitori che mantengono i bitcoin in portafoglio per almeno 155 giorni è oggi ai livelli più alti dal 2015: attualmente il 74% dei detentori della criptovaluta adotta questo approccio.
«Dieci anni le ragioni che spingevano a mantenere bitcoin a lungo termine erano differenti, spesso legate alla novità tecnologica e alla speranza di rivalutazioni improvvise», sottolinea l’esperto. Mentre oggi «indicano come sempre più investitori scelgano di adottare un approccio di lungo periodo, trattando il bitcoin come una vera e propria riserva di valore, non solo come un asset speculativo».
Oggi, giovedì 9 ottobre, la regina delle divise digitali si muoveva intorno ai 122 mila dollari, dopo aver sfondato in settimana anche il tetto record dei 126 mila. Oltre alle dinamiche legate alle contingenze macroeconomiche (il bitcoin è visto sempre più come un asset rifugio) e alla stagionalità (il mese di ottobre è stato ribattezzato dalla community cripto Uptober per via del trend rialzista degli ultimi anni, sempre confermato), a favorire la corsa della valuta digitale c’è anche il cambio di direzione dei flussi: sempre più diretti verso i prodotti di risparmio gestito, come gli Etf, e sempre meno verso gli exchange, apposite borse per la compravendita di cripto.
Secondo quanto osservato da Coinshares, «nel giugno 2022 la quota di bitcoin detenuta sulle piattaforme aveva raggiunto il picco del 18% dell’offerta totale, pari a 3,45 milioni di unità per un valore complessivo di circa 383 miliardi di dollari», sottolinea Butterfill. Da allora, aggiunge, «la percentuale è scesa fino a 14%, segnando una riduzione del 16,6% e portando a un deflusso di circa 65 miliardi di dollari dagli exchange».
Ma i capitali non stano uscendo dal mercato: si stanno dirigendo verso canali più istituzionali. «Gli afflussi complessivi negli Etf sul bitcoin Usa corrispondono quasi perfettamente ai deflussi dai depositi sugli exchange: circa 68 miliardi», precisa l’esperto.
Poi ci sono i nuovi metodi d’esposizione al mercato, come le società quotate che detengono bitcoin nei loro bilanci: «Oggi se ne contano circa 40, identificate come Bitcoin Treasury Firms, realtà che possiedono più del 20% delle attività nette in bitcoin», analizza Butterfill. «Nel complesso, queste imprese hanno generato nei mesi estivi volumi medi giornalieri pari a 6,5 miliardi di dollari, superando persino l’intero volume quotidiano del Ftse 100», principale indice della borsa di Londra. (riproduzione riservata)