Con il 34, 4% delle azioni ricevute con l’adesione all’ops e con il 16,4% di strumenti in derivati e swap, Unicredit può superare il 50% di Commerzbank e proporsi pure l’obiettivo del 66%. Tutto bene? Presto per dirlo, ricordando qualche negativa esperienza italiana di tentativi di acquisizione societaria all'estero del tipo «la ricreazione è finita!», il monito pronunciato ai tempi da Carlo De Benedetti in occasione di un progetto che poi finì miseramente.
Tempi naturalmente molto diversi, ma resta fermo che occorre prudenza per evitare che, vinta una battaglia, si metta a rischio il risultato della guerra. Incombe sempre la vittoria di Pirro (il quale disse che un'altra vittoria come quella conseguita lo avrebbe portato alla rovina). In effetti non conosciamo quale sarà la reazione del governo Merz all'accelerazione della scalata che ora si materializza, ma che non molto tempio fa appariva in forse.
L'amministratrice delegata di Commerz Bettina Orlopp ha mostrato nei giorni scorsi qualche apertura ma ha mantenuto ferma la posizione sull’inadeguatezza delle condizioni dell’offerta. A questo punto si tratta di capire se Unicredit procederà comunque per l’aggregazione o in ogni caso per l’acquisizione della maggioranza assoluta oppure si impegnerà in un nuovo più efficace tentativo di accordo con il governo tedesco, che detiene il 12% della banca in questione, e con quest’ultima nella sua interezza, compresi amministratrice delegata, presidente del comitato di sorveglianza Jens Weidmann (che nei giorni scorsi ha dichiarato l’estrema contrarietà all’operazione Unicredit), sindacato e personale tutto.
Poi vi è da attendere le necessarie autorizzazioni di Vigilanza e in materia di concorrenza. A proposito della valutazione delle diverse forme di aggregazione il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta nelle recenti Considerazioni Finali ha detto che il valore di queste operazioni dipenderà dalla capacità di creare intermediari solidi ed efficienti in grado di sostenere più efficacemente l'economia reale e offrire alla clientela servizi di migliore qualità a costi contenuti. Le puntualizzazioni di Panetta hanno un valore generale, per l'Italia e per l'Unione Europea, data la loro sicura oggettività, così come per le aggregazioni transfrontaliere e per quelle nazionali. Ma è essenziale che non venga indebolita la concorrenza.
È ovvio che presupposto debba essere l'assicurazione della stabilità e della sana e prudente gestione. Dunque le concentrazioni non debbono di certo rispondere a un disegno di gigantismo finanziario. Ma, ammesso che lo scrutinio delle condizioni per concedere le prescritte autorizzazioni sia favorevole, restano gli altri rilevanti problemi da affrontare con il governo tedesco e con Commerzbank stessa. Si potrebbe dire che se Unicredit raggiunge una maggioranza qualificata può fare a meno di considerare queste problematiche. Ma sarebbe una risposta di assai corto respiro.
Il governo tedesco non ha (almeno per ora) pensato a una normativa come quella sul golden power, ma nell'ordinamento potrebbero sussistere altri punti ai quali richiamarsi per frenare l'avanzata di Andrea Orcel. Di qui la necessità che si compia uno sforzo straordinario sotto il profilo della diplomazia finanziaria, badando bene a non offrire l'immagine del vincitore che subito, per relazione, alimenta la predisposizioni di ostacoli. Bisogna individuare gli ambiti in cui sarebbe possibile una mediazione, non dando nulla per scontato e definitivo. «Qui si parrà la tua nobilitate», bisognerà dire a Orcel. (riproduzione riservata)