L’attesa è per venerdì 26 giugno. Sarà la vigilia del ponte di San Pietro e Paolo, con la festa dei patroni di Roma del 29 giugno che quest’anno cadrà di lunedì, data clou per la consegna della documentazione della maxi opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo su Mps.
Il termine ultimo sarebbe domenica 28 giugno (calcolando i 20 giorni previsti dopo l’emissione del comunicato ex articolo 102 del Tuf avvenuta lo scorso 8 giugno), ma considerando appunto la festività l’intenzione, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarebbe quella di anticipare di due giorni la consegna. La più grande operazione bancaria degli ultimi anni si prepara quindi a entrare nel vivo. L’istituto bancario guidato da Carlo Messina dovrà presentare le istanze di autorizzazione a numerose autorità, sia italiane sia internazionali.
In cima alla lista ci sono ovviamente Consob, cui dovrà essere consegnato il documento d’offerta, destinato a diventare prospetto entro l’anno, Bce, Banca d’Italia e Ivass. Come anche l’Antitrust che dovrà fornire il consenso all’operazione che, proprio con l’obiettivo di rispettare i vincoli alla concorrenza, ha già previsto che 635 sportelli ex Mps siano rilevati dal gruppo assicurativo Unipol, insieme al marchio della banca più antica del mondo.
Filiali che dovranno poi essere fuse in Bper per dare vita al secondo gruppo bancario italiano con Unipol che, in conseguenza del conferimento, salirà a oltre il 40% della banca, destinata a cambiare nome in Banca Monte dei Paschi.
Nei giorni scorsi il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, chiamato in audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, ha confermato che è sostanzialmente definito il perimetro degli sportelli che il gruppo acquisirebbe da Intesa in caso di successo dell’operazione, pari appunto a 635 filiali. «Al limite ne prenderemo qualcuna in più o in meno», ha spiegato Cimbri, precisando che la ripartizione è «frutto di un accordo tra le parti» ed è stata costruita per rispondere alle esigenze poste dalla normativa Antitrust. Ma ora dovrà essere l’autorità alla concorrenza a dire la sua, e non sarà certo la sola.
Secondo quanto anticipato da MF-Milano Finanza le autorizzazioni che il deal dovrà incassare sarebbero circa 40 per la diffusa presenza geografica di Intesa, Mediobanca, Mps ma soprattutto per quella Generali, di cui il Monte (tramite Piazzetta Cuccia) è primo azionista con il 13,3%.
In occasione della relazione annuale dell’Ivass il presidente e direttore generale della Banca d’Italia, Paolo Angelini, parlando genericamente delle importanti operazioni di aggregazione annunciate, ha fatto sapere che l’istituto di vigilanza delle assicurazioni e pronto ad analizzarle per verificare l’esistenza «dei necessari presupposti prudenziali» e ha già avviato «la collaborazione con Bce, Banca d’Italia, Consob e Antitrust».
L’esame più delicato sarà quello della Bce, chiamata a esprimersi sulla qualifying holding procedure cioè sull’acquisto da parte di Intesa di una partecipazione qualificata nel capitale del Monte a seguito dell’offerta. Oltre che sulla conferma del Danish Compromise per il trattamento contabile della partecipazione di Mediobanca in Mps. Le istruttorie dovrebbero chiudersi al massimo entro novembre. Mentre riguardo a un possibile utilizzo del golden power il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha chiarito che il Comitato valuterà se ci saranno prescrizioni da fare, che appaiono però improbabili. (riproduzione riservata)