Il governo italiano ha usato il golden power per costringere una società quotata, e per di più sotto opa, a scindere le attività legate alla Difesa e a segregarle in un trust, pronte per la vendita a un acquirente che però dovrà essere gradito al Mef. La società è Tinexta, si occupa di servizi digitali per imprese, banche e pubblica amministrazione, vale 720 milioni sul mercato, dove il socio di maggioranza relativa (39% circa del capitale), Tecno Holding, che raccoglie le Camere di commercio italiane, si è accordata con il fondo Advent International (Usa) e Nextalia (italiano, fondato da Francesco Canzonieri) per cedere la propria partecipazione. Il passaggio di mano è avvenuto a fine 2025 al prezzo di 15 euro ad azione e ora i due fondi devono lanciare l’opa sul resto dei titoli scambiati a Piazza Affari allo stesso prezzo.
A questo punto il colpo di scena: la presidenza del Consiglio, nel dare il via libera all’operazione, ha specificato che la partecipazione in Tinexta Defence Holding, ovvero l’ex Defence Tech Holding, società quotata sull’Egm di Borsa Italiana (opera nel settore della cyber security, big data, intelligence, dello spazio e della Difesa nazionale), rilevata sempre via opa dalla stessa Tinexta nel 2024 per 15,3 milioni di euro, va scorporata e inserita in un trust. Ed è ciò che Tinexta ha fatto, chiamandolo T-Defence e affidandolo a Spafid, la storica fiduciaria di Mediobanca.
Nel frattempo il titolo Tinexta è balzato fino a 5,28 euro sul mercato, probabilmente perché una delle condizioni imposte dal governo è che la cessione della Difesa avvenga a un prezzo almeno uguale a quello di carico-acquisto della pmi.
Ma in un periodo in cui i titoli del settore sono tornati a correre dopo l’intervento degli Usa in Venezuela e nel timore di altri blitz, il mercato si sta chiedendo se Defense Tech Holding non possa valere di più. E se quindi i 15 euro non debbano essere rivisti al rialzo. Il documento di offerta sull’opa deve essere ancora pubblicato e forse lì si saprà qualcosa di più su un possibile premio per gli azionisti in caso di cessione della pmi.
Resta il fatto che con questa mossa il governo è andato a studiare in maniera profonda il dossier Tinexta e ha voluto sfilare le attività strategiche a due fondi, uno italiano e uno statunitense, che non hanno collegamenti con la Cina o la Russia e che quindi avrebbero le carte in regola per rilevare tutto il gruppo. Ma i tempi sono cambiati proprio a causa delle tensioni geopolitiche e forse il governo ora cerca un acquirente di nazionalità tutta italiana e magari di tipo industriale, per un investimento a lungo periodo. Questa è anche la ragione per cui il mercato si aspetta a gennaio la quotazione di Praexidia, la piattaforma di aggregazione delle pmi della Difesa italiane che si muove in linea con i principi del golden power. (riproduzione riservata)