Via libera del Parlamento Europeo alle nuove norme sulle cartolarizzazioni. La Commissione Econ ha trovato la quadra sulla posizione negoziale da tenere nel trilogo con il Consiglio (i governi). Popolari, socialisti, liberali e verdi si sono in gran parte allineati alle proposte della Commissione, che punta ad ammorbidire le regole sulle cartolarizzazioni per liberare spazio nei bilanci delle banche e permettergli di concedere più credito alle imprese.
È così che Bruxelles spera di rilanciare un mercato che nell’Ue vale 1.200 miliardi di euro e ha un notevole potenziale di crescita essendo presente solo in nove Stati su 27. Molto dipenderà dal trilogo perché il Consiglio ha una visione più rigida delle altre due istituzioni europee. Posizione che a sua volta è un compromesso tra l’atteggiamento più permissivo della Commissione e la maggiore cautela della Bce.
Il rischio, insomma, è che le nuove norme sulle cartolarizzazioni non bastino per colmare il gap con gli Usa, dove le regole per le banche sono ancora più favorevoli, soprattutto sui requisiti di capitale. È proprio per questa ragione che partiti come Fratelli d’Italia hanno votato no. «Stiamo perdendo l’opportunità di rilanciare questo mercato», commenta l’eurodeputato Giovanni Crosetto, membro dei conservatori (il gruppo di Giorgia Meloni) nella Commissione Econ.
«Servono scelte coraggiose, soprattutto sui requisiti di capitale, che vanno ammorbiditi ancora. Capisco le preoccupazioni sulla stabilità finanziaria dopo la crisi del 2008. Ma in questo momento storico, visto anche lo stato di salute delle banche europee, andrebbe privilegiata la competitività. Non chiediamo una deregulation, ma vogliamo mandare un messaggio per rilanciare crescita e investimenti anche grazie alle cartolarizzazioni».
Anche le associazioni di categoria dei principali Paesi europei domandano meno rigidità per quella che è una delle prime proposte della Savings and Investments Union, con cui Bruxelles cerca di convogliare verso le imprese gli oltre 10 mila miliardi di depositi bancari inattivi.
«Se vogliamo davvero puntare alla competitività, non possiamo continuare a difendere la frammentazione a livello nazionale mentre a Bruxelles invochiamo l’integrazione», osserva la commissaria ai Servizi Finanziari, Maria Luís Albuquerque, all’Ie University di Madrid. «Non possiamo chiedere mercati dei capitali più profondi e allo stesso tempo opporci alle attività transfrontaliere, al consolidamento o alla nascita di attori europei. L’integrazione non è uno slogan: è un insieme di decisioni condivise». (riproduzione riservata)