Con il nuovo Codice dei Contratti Pubblici la rivoluzione digitale si chiama Building Information Modeling (Bim): era già previsto nel codice precedente ma che adesso vive una nuova stagione perché dal 1° gennaio 2025 sarà obbligatorio per tutte le nuove opere pubbliche di valore superiore a un milione di euro.
Il Bim è un metodo digitale per progettare, realizzare e gestire le costruzioni, lungo tutto l’arco della loro vita. Mediante la creazione di «gemelli digitali», gli edifici e tutte le loro componenti interne diventano oggetti «parlanti», forniscono informazioni e dati dinamici sui contenuti progettuali, sui materiali utilizzati, sulle esigenze di manutenzione, così consentendo ai professionisti coinvolti e ai committenti di assumere e condividere decisioni data-driven.
Il Bim promette anche un netto miglioramento delle performance energetiche degli edifici, contribuisce a garantire gli obiettivi di sostenibilità ambientale del settore ed eleva la sicurezza dei cantieri. Profili di assoluta rilevanza se si considera che, solo in Italia, il comparto produce il 47,7% del totale dei rifiuti speciali prodotti ed è, ogni anno, ai primi posti della classifica per numero di morti sul lavoro. I benefici del Bim, tra cui la riduzione di costi e tempi di costruzione stimata al 30%, sono già stati dimostrati nei Paesi che sono partiti anni fa (Norvegia, Finlandia, Olanda, Gran Bretagna). Con le sue 7D (le tre dimensioni geometriche più i tempi, i costi, la manutenzione e la sostenibilità), il Bim si candida a essere la ricetta perfetta per il rilancio del settore delle costruzioni che, insieme a quello petrolifero, è ancora ai margini della rivoluzione digitale.
In quasi tutti i Paesi europei, come in Italia, il comparto delle costruzioni è in gran parte costituito da piccole e medie imprese, con un impiego per la maggior parte maschile, una bassa propensione alla formazione e alla ricerca e sviluppo, una limitata attrattività per i talenti. La riflessione sul ruolo chiave delle pmi per ottenere il massimo beneficio possibile dalla trasformazione digitale è fondamentale.
Occorre realizzare piani di formazione specifici, che coinvolgano anche le Università; diffondere le migliori pratiche, sia a livello internazionale che nazionale mettere in campo misure di hunting for talent, proporre dei modelli Bim basati sul cloud computing e prevedere incentivi per agevolare l’accesso da parte delle pmi alle infrastrutture tecnologiche necessarie per implementarlo nelle proprie organizzazioni. Ingredienti diversi che possono amalgamarsi solo con un unico condimento: la leadership pubblica, elemento imprescindibile per il rilancio del settore, come l'Unione Europea sottolinea da tempo, anche mediante la costituzione di gruppi di lavoro transnazionali.
La digitalizzazione della 4ª Rivoluzione Industriale ha il potenziale di rivitalizzare il settore delle costruzioni, cruciale per l’economia italiana. Ma le regole da sole non sono sufficienti. Per vincere la sfida digitale incombente e creare reale valore, è essenziale che esse siano integrate da misure concrete ispirate alle best practice, che tengano conto della dinamica di mercato e delle strutture organizzative attuali e che siano guidate da una visione strategica chiara. (riproduzione riservata)
*consigliere Tar
**ordinario di Finanza all’ University College London