Ancora sanzioni per la Russia da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito, questa volta nei confronti delle forniture di alluminio, rame e nichel. La decisione ha scosso i mercati globali delle materie prime, che hanno iniziato a porsi una serie di interrogativi sulle implicazioni a breve e lungo termine di questa mossa, che mira a colpire ancora una volta l’economia di Mosca. Secondo quanto riportato da Bloomberg, le restrizioni si concentrano sul London metal exchange (Lme) e il Chicago mercantile exchange (Cme), con potenziali ripercussioni sui prezzi dei metalli russi.
«L'annuncio di oggi impedirà al Cremlino di incanalare altro denaro nella sua macchina da guerra», ha dichiarato il Segretario del tesoro statunitense Janet Yellen in una dichiarazione congiunta con il suo omologo britannico, Jeremy Hunt. Yellen ha sottolineato l'obiettivo di ridurre i guadagni della Russia e proteggere i partner e gli alleati da eventuali effetti indesiderati delle sanzioni.
Le sanzioni, entrate in vigore il 13 aprile, riguardano le nuove forniture di rame, nichel e alluminio dalla Russia sia al Lme, il cui ruolo nella stabilità dei prezzi globali è cruciale, che al Cme. Ma queste restrizioni, in realtà, non impediscono a Mosca di vendere i propri metalli, poiché non vietano agli acquirenti non statunitensi di comprarli.
L'analisi di Bloomberg suggerisce che i prezzi dell'Lme, utilizzati come riferimento in numerosi contratti a livello globale, potrebbero essere influenzati dalle nuove restrizioni. Sin dall'inizio del 2022, le vendite di metalli russi alla Cina sono aumentate, visto che gli acquirenti occidentali hanno cercato altrove per scongiurare i rischi legati alle tensioni geopolitiche. Le implicazioni sul mercato sono complesse e non prive di conseguenze indesiderate. Le restrizioni potrebbero non solo influenzare i prezzi dei metalli, ma anche diminuire la disponibilità dei commercianti a trattare il metallo russo, visto che molte transazioni dipendono dall'Lme. Addirittura si teme che molti contratti potrebbero saltare.
Un aspetto critico da considerare è l'impatto sulle entrate della Russia. Nonostante le sanzioni, i metalli russi continueranno a essere presenti sul mercato globale, con sconti sempre più consistenti rispetto ad altre fonti.
Questo potrebbe comportare una significativa riduzione delle entrate russe, ma non quanto ci si aspetterebbe. A beneficiarne sarebbero i grandi trader mondiali come Glencore, Vitol e Trafigura, perchè riuscirebbero ad offrire assistenza agli acquirenti desiderosi di aggirare le restrizioni.
Le reazioni immediate dei mercati alle sanzioni sono state evidenti, con futures sul rame al Comex in aumento e le azioni di produttori statunitensi di metalli che hanno registrato guadagni. Ma bisogna capire le implicazioni a breve e lungo termine di queste restrizioni, considerando le contromosse che potrebbero essere adottate dagli attori coinvolti e le potenziali turbolenze nei mercati globali delle materie prime. (riproduzione riservata)