Nuovo vertice e nuovo piano concordatario in arrivo per il gruppo armatoriale Moby. «L’assemblea ha nominato Gualtiero Brugger presidente del consiglio di amministrazione della società», ha reso noto Moby, precisando che «il Cda, costituito oltre che da Brugger, da Lanfranco Senn, Roberta Casali, Achille Onorato e Beniamino Carnevale, continuerà nel progetto già avviato, di rilancio della compagnia, anche alla luce degli ottimi risultati della stagione estiva e del contingency plan messo in atto dal management».
Per il salvataggio di Moby sembra in arrivo, com’era prevedibile alla luce degli ultimi avvenimenti, una nuova proposta di ristrutturazione finanziaria rivolta ai creditori. Secondo quanto riportato da Reorg Research, nell’ambito del memorandum di intesa siglato lo scorso settembre dallo stesso gruppo armatoriale insieme a un’ampia fetta di obbligazionisti (tra cui i fondi Cheyne Capital, Aptior Capital e BlueBay), l’azienda si appresta a mettere sul piatto una proposta migliorativa rispetto a quella prospettata dal piano concordatario depositato al tribunale di Milano la scorsa primavera. La
percentuale di rimborso per la parte di debito unsecured sarebbe stata infatti incrementata al 30%.
La presentazione di una nuova proposta concordataria, in vista delle due diverse adunanze dei creditori (una per Moby e l’altra per Compagnia Italiana di Navigazione) fissate per dicembre, è possibile da parte di un gruppo di creditori che controlli almeno il 10% del debito e a patto che venga proposto appunto come minimo un 30% (in questo caso corrisponderebbe al 33%) del rimborso della somma oggetto di ristrutturazione (nel caso dei bond si parla di 300 milioni di euro in scadenza nel 2023). A ciò si aggiungono i 180 milioni di euro che Moby deve a Tirrenia in Amministrazione Straordinaria per le rate differite e non saldate relative all’acquisto dell’ex compagnia di navigazione pubblica (Tirrenia) avvenuto nel 2012. Il piano in questione, così come quello presentato in precedenza dal gruppo controllato da Vincenzo Onorato, prevede la dismissione del business relativo al rimorchio portuale e in più prefigura la disponibilità a immettere liquidità per almeno 60 milioni di euro per favorire il rilancio aziendale.
Uno degli aspetti più delicati da cui dipendono le probabilità di successo o insuccesso del piano di salvataggio alternativo pare fosse legato al cambio di management al vertice della Balena blu finora timonata da Achille Onorato, a.d, e dal padre Vincenzo, presidente. Le recenti dimissioni di quest’ultimo erano parse un chiaro segnale di avvicinamento alle richieste di quel gruppo di bond holder disponibile a supportare un piano di salvataggio alternativo. Sempre secondo quanto rivelato da Reorg Research le parti avrebbero infatti trovato un punto di compromesso che si tradurrebbe nell’applicazione di un nuovo modello di governance condiviso, senza necessariamente nominare un nuovo amministratore delegato ma di fatto ponendo dei paletti entro cui potrà muoversi nella gestione aziendale. A decidere sulla nuova proposta di salvataggio che sta prendendo forma saranno i creditori: il piano di ristrutturazione alla base del concordato preventivo per passare dev’essere votato positivamente dalla maggioranza degli aventi diritto di voto.
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