«Il raggiungimento dell'obiettivo dei 50 miliardi di export agroalimentare entro la fine del 2021 rappresenta un momento simbolico a cui voglio pensare come un nuovo punto di partenza anziché come un punto di arrivo: i cambiamenti e la ripresa che stiamo vivendo, infatti, sono tutti segnali che è in atto una fase di transizione che ci porterà verso un nuovo paradigma economico e sociale e il food&beverage ha tutte le carte in regola per essere tra i protagonisti di questa nuova era». Così Ivano Vacondio ha esordito all'assemblea di Federalimentare, «Made in Italy alimentare: la ripartenza comincia da qui», che si è tenuta nella giornata inaugurale di Cibus.
Le esportazioni rappresentano senza dubbio il fiore all'occhiello del settore con tassi espansivi a due cifre, tali da poter far registrare a consuntivo 2021 un passo di crescita leggermente superiore al 10% e raggiungere la quota di 40 miliardi che, sommati all'export primario, porteranno quasi sicuramente l'export complessivo sulla soglia dei 50 miliardi. Ma anche la produzione alimentare non sarà da meno e potrebbe chiudere l'anno con un tasso espansivo attorno al 6,5%. Il fatturato, spinto anche dai prezzi alla produzione, potrebbe arrivare attorno a quota 154 miliardi di euro, con un incremento dell'8%. Una menzione anche alle produzioni a indicazione geografica garantita, il cui valore si può stimare ormai attorno ai 17 miliardi di euro.
La loro crescita negli ultimi anni è stata costantemente superiore a quella del settore alimentare aggregato e oggi esse incidono per oltre l'11% sul fatturato dell'industria alimentare. (riproduzione riservata)